La doppiezza della maggioranza è moralmente e politicamente irresponsabile

In uno stesso Governo non possono convivere linee diverse e alternative di politica estera. Non si può stare in Afghanistan per creare le condizioni (o i pretesti) per un rapido ritorno a casa (ovviamente unilaterale). Né si può partecipare ad una missione militare avendo come solo obiettivo quello di impedire un impiego propriamente militare delle nostre truppe. Non si può avere insieme la “botte piena” della credibilità internazionale e del rispetto degli alleati occidentali e la “moglie ubriaca” del consenso di quei settori di opinione pubblica e dei “movimenti” che ritengono che non i talebani, ma la Nato e gli Usa siano i veri nemici da “disarmare”.

Eppure, il Governo dell’Unione tenta quotidianamente questa impossibile quadratura del cerchio. La nostra politica estera somiglia a quella praticata per parecchi decenni da Arafat, che parlava in modo diverso a seconda degli interlocutori, dicendo a ciascuno ciò che riteneva conveniente. D’Alema, con la sua solita iattanza, irride all’opposizione sbandierando il consenso ottenuto a Washington dalla proposta italiana sulla conferenza di pace e di stabilità per l’Afghanistan. Però, con la sua solita doppiezza, evita di precisare che agli americani ha presentato una posizione ben diversa da quella tendenzialmente neutralista e “equivicina” tra Karzai e i talebani, che costituisce in Italia il punto di accordo irrinunciabile con la sinistra radicale.
Rimanere in Afghanistan in questo modo, con queste riserve e queste doppiezze, è ormai politicamente e moralmente irresponsabile.