Della Vedova: la Cdl cambi strategia, l’Unione va spronata

Intervista a Benedetto Della Vedova di Roberto Bagnoli
Corriere della Sera del 17-03-07 pag. 12
«Sulle liberalizzazioni il centrodestra si deve dare una sveglia e tenere l’asticella alta: perché, per esempio, non adottiamo una specie di “Agenda-Ichino” sul pubblico impiego?». Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformisti liberali, deputato di Forza Italia e nella commissione Bilancio della Camera, riflette su quanto accaduto in questi giorni in Parlamento. E consiglia l’opposizione che «sarebbe più credibile se uscisse dalla zona di rimessa e giocasse d’ attacco spronando la maggioranza».

I prossimi appuntamenti, come la riforma delle professioni e il disegno di legge Lanzillotta sui servizi pubblici locali, saranno il banco di prova della nuova strategia del centrodestra consigliata dal liberista azzurro.

«Dobbiamo essere noi a tenere alta l’asticella delle liberalizzazioni e accettare la sfida di Bersani e di Prodi rilanciando su tutto».

Il deputato «riformatore», che in questi giorni si è «sgolato» per spiegare che la politica deve restare fuori da vicende come l’Opa svizzera su Fastweb o la cessione di Telecom Italia, è convinto che ci sia tutto il tempo di recuperare.

«Sulla liberalizzazione dei servizi dovremo marcare a uomo la maggioranza e costringerla a inserire nell’elenco anche la gestione dell’acqua».

Non condivide la valutazione di Marco Follini – «trovo paradossale che sulle liberalizzazioni il centrodestra oscilli tra opposizione e ostruzionismo» – e difende comunque l’atteggiamento scelto in Aula.

«Io non credo che quello contro il decreto Bersani possa essere etichettato come ostruzionismo ma c’è un problema di comunicazione e di immagine».

E, d’ accordo con quanto sostenuto da altri colleghi azzurri come Maurizio Lupi nel respingere con orgoglio l’accusa di filibustering lanciata dalla maggioranza su temi che dovrebbero essere difesi dai «liberisti», spiega che il caos si è scatenato quando il confronto è entrato nel vivo di norme molto specifiche come i requisiti delle scuole guida «dove il centrosinistra ha rifiutato il dialogo». O come le ricariche, dove una lettura senza pregiudiziali del provvedimento, ne avrebbe consentito un miglioramento del testo finale.

«Perché è chiaro – afferma Della Vedova che non accetta di essere superato dal ministro Pierluigi Bersani sul terreno del liberismo – che le aziende di telecomunicazioni quei soldi li recupereranno da qualche altra parte, forse era meglio agire sulle concessioni, non con dirigismo ma muovendo le leve di mercato».

Ma il centrodestra, comportandosi con un ostruzionismo che è nei fatti, non rischia di apparire come il difensore delle categorie e delle posizioni di rendita?

«È un crinale difficile però questa vicenda è andata così e ora dobbiamo guardare in prospettiva». Il peso in Parlamento delle lobby di interessi, Della Vedova «per ora non lo ha visto». «Contro le ricariche le compagnie di telecomunicazioni si sono mosse sui giornali in assoluta trasparenza».

Ma in futuro ci sarà eccome. Con la riforma delle professioni toccherà al centrodestra respingere l’offensiva di avvocati e commercialisti e altri «autonomi» tradizionalmente elettori della Casa delle libertà.

«Sulla liberalizzazione dei servizi locali – avverte subito dopo il deputato – sarà invece la maggioranza a dover reggere l’offensiva dell’ esercito di amministratori locali, visto che i due terzi di Comuni ed Enti locali sono controllati dal centrosinistra».

Se il primo round delle liberalizzazioni è andato a vantaggio del governo con la regia di Bersani, le prossime tappe dovranno essere l’obiettivo del centrodestra liberista.

«Non ci saranno solo le professioni e gli enti locali – avverte Della Vedova in una specie di messaggio ai suoi colleghi di coalizione – ma anche la scuola, la sanità, il pubblico impiego».


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