Diritti Ora: nel backstage della manifestazione gay

Da Babilonia Magazine.
Il backstage della grande manifestazione di Piazza Farnese assomiglia a un salotto incasinato dove politici, esponenti del movimento glbt e giornalisti, in parte ritrovano la confidenza consueta delle occasioni pubbliche in cui ci si conta e ci si parla addosso, in parte scrutano con occhio attento l’affollatissima piazza (80 mila persone secondo gli organizzatori) per tenere il polso della situazione. Mentre dalle casse audio disposte intorno al palco si alternano pezzi dance, come nella migliore tradizione dei party gay, segretari di partito, ministri e parlamentari cominciano ad arrivare nel retro del palco in attesa di parlare alla folla, che intanto sta riempiendo ogni centimetro della splendida Piazza Farnese, arrivando fino a Campo dei Fiori dove sono stati disposti alcuni altoparlanti per seguire l’avvenimento anche da lì. I leader del movimento sono già qui, e per una volta, almeno all’inizio, le polemiche tra le associazioni sembrano sedate. Assediata dai giornalisti prima di salire sul palco della manifestazione, la Ministra per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini difende il disegno di legge che porta il suo nome insieme a quello della Bindi. «Sarebbe stato un errore, come qualcuno voleva, se il Governo non avesse presentato alcuna proposta, lasciando fare solo al Parlamento. La discussione sui diritti civili non avrebbe ottenuto l’attenzione politica che oggi ha se non avessimo depositato i Dico». Rimasta faccia a faccia con Babilonia, esorta poi le persone glbt ad «aprirsi al dialogo, perché solo così potremo ottenere un allargamento dei diritti civili». Tra i primi ad arrivare e a concedersi alle nostre domande, è Marco Rizzo, leader dei Comunisti Italiani. «Essere qui – afferma Rizzo – è un segnale forte contro le ingerenze del Vaticano. E anche, ovviamente, una iniziativa per sostenere la legge sui Dico, che sono però soltanto un punto di partenza». E’ fiducioso in un loro miglioramento, Rizzo? Macchè. «Onestamente – prosegue l’esponente comunista – sono molto preoccupato: far approvare la legge non sarà facile». Nient’affatto sereno pure l’ex segretario del Pds Achille Occhetto, secondo il quale «il percorso dei Dico è molto accidentato. Il problema – spiega il vecchio leader di sinistra – è che sono finiti in mezzo alle beghe interne tra le correnti dei partiti e i partiti stessi e non so proprio come potranno uscirne». Fa autocritica Franco Giordano, segretario di Rifondazione Comunista. «La sinistra in passato ha troppo spesso ignorato il tema dei diritti civili. E’ stato un errore. Questa piazza è un’occasione per riprendere il dialogo con una parte della società civile che forse avevamo dimenticato. Per farlo dobbiamo eliminare l’influenza che certe corti cattoliche e laiche hanno, purtroppo, sui corpi e le anime dei cittadini. Potremo farlo solo creando maggioranza trasversali tra le forse politiche». A proposito di Dico, parla di compromesso Enrico Boselli, della Rosa nel Pugno. «Io credo che il disegno di legge Bindi-Pollastrini abbia aspetti positivi e negativi, come ogni compromesso. Tuttavia credo che la legge in vigore in Francia, quella sui Pacs, sia migliore e più indicata. Ad ogni modo – conclude l’esponente socialista – spero che in Parlamento si trovino delle convergenze anche con i laici del centrodestra». E i laici del centrodestra, pochi in verità, in piazza ci sono. Marco Taradash e Benedetto della Vedova, fondatori dei Riformatori Liberali, ammoniscono la propria parte politica, ricordando ai leader dell’opposizione che «nel resto d’Europa, ma anche negli Stati Uniti con Rudolph Giuliani, la destra è al fianco del movimento gay e ne sostiene i diritti. Sarebbe un errore gravissimo da parte del centrodestra italiano perseverare in questo pregiudizio omofobo che si porta dietro». Appoggiato ad una transenna Marco Pannella, leader storico dei radicali, non smette un attimo di fumare il sigaro, salutando i tanti che dalla piazza, qualche metro più in là, scandiscono il suo nome. I leader politici, intanto, fanno il pieno di applausi dal palco, parlando di diritti, corpi e amore, tutti argomenti che da trent’anni su cui i radicali insistono, il più delle volte inascoltati. «Scuola Pannella», gli sussurriamo all’orecchio riferendoci ai discorsi che ascoltiamo orami da due ore. Marco si volta e accenna un mezzo sorriso. «Asilo Pannella, vorrai dire».


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