Il disegno autoritario della magistratura. Il potere giudiziario condiziona gli altri.

Nel convegno dei Riformatori Liberali il grido di dolore di giuristi e avvocati.
L’Opinione, articolo di Dimitri Buffa, 9 marzo 2007

Il convegno Il disegno autoritario della magistratura italiana il potere giudiziario ormai condiziona gli altri due Nel convegno dei Riformatori liberali il grido di dolore di giuristi e avvocati Il potere giudiziario ormai vuole condizionare gli altri due, quello legislativo e quello esecutivo. E il problema non è più solo separare le carriere ma diminuire e di parecchio la presenza dei magistrati in tutti i gangli della pubblica amministrazione dove vengono collocati come fuori ruolo grazie alla sinergia di Csm e Anm per fare le sentinelle del partito dei giudici. Ridotto all’osso il convegno promosso dai Riformatori liberali di Marco Taradash e Benedetto Della Vedova ieri alla sana del Cenacolo di vicolo Valdina ha messo a fuoco questo problema. Tutti i relatori, dall’ex membro laico del Csm Giorgio Spangher all’attuale presidente della nuova giunta dell’Unione delle camere penali italiane, all’ex sottosegretario alla giustizia del governo Berlusconi Michele Vietti all’ex presidente della commissione giustizia dello scorso Parlamento Gaetano Pecorella hanno convenuto su questo minimo comune denominatore. E se tutti gli strali sono ora appuntati sul disegno di legge di Mastella che in pratica cancella quel pochissimo di buono che aveva fatto la Cdl, dalla separazione delle funzioni alla progressione non automatica in carriera dei magistrati, riportando l’orologio indietro alla legge Breganza, gli strali dei relatori, compresa la moderatrice, l’avvocato Emilia Rossi, si sono appuntati anche sulla pavidità delle riforme della Cdl stessa. Il più polemico è stato senz’altro l’ex membro laico in quota Polo delle libertà al vecchio Csm, cioè il giurista Giorgio Spangher. Che ha lamentato di essere stato lasciato da solo a combattere contro i mulini a vento mentre “l’altra parte in seno al Csm” disponeva di sinergie politiche ed editoriali enormi. Spangher ha fatto del sarcasmo sull’attuale guardasigilli rilevando come anche nella relazione di accompagno a questo disegno di legge che rischia di vanificare anche il giusto processo in Costituzione ci sia una frase in cui è contenuta la parola “discontinuità” riferita al precedente andazzo. Sia Spangher sia Dominioni su una cosa comunque sono d’accordo: il potere giudiziario ormai è diventato politico e come tale si comporta. Ed è un potere politico che persegue un disegno autoritario. E ce ne accorgeremo nella futura riforma del codice di procedura penale che sarà come al solito dettata dalle esigenze dell’Anm. Tutte rigorosamente all’insegna dell’anti garantismo. Fra l’altro si vorrebbe fare formare la prova non più davanti al giudice naturale dell’imputato ma davanti a un qualunque giudice, così come già accade al civile con gli effetti che sono già sotto gli occhi di tutti, e poi si vogliono limitare i ricorsi drasticamente sia in appello sia in Cassazione. In pratica i problemi si risolveranno nascondendo la mondezza sotto il tappeto. Intanto, si utilizza il potere di gerarchia introdotto dalla riforma Castelli non tanto per controllare il protagonismo dei sostituti sottoposti quanto, magari, per emanare delle circolari che, visto che c’era stato l’indulto, ordinano ai propri sottoposti di non perseguire, più precisamente di “accantonare”, una serie di reati. E’ il caso del procuratore Maddalena che ha cambiato la Costituzione in materia di obbligatorietà dell’azione penale senza nemmeno dovere fare votare il Parlamento in doppia lettura. L’Unione delle camere penali italiane ha anche presentato un esposto al Csm su questa circostanza, ma come al solito fino a che saranno i magistrati a dovere giudicare sé stessi, come prevede la loro meravigliosa giurisdizione domestica, il procuratore Maddalena potrà continuare a dormire sonni tranquilli. Ma tutti noi molto meno. Come nella parabola del lupo e dell’agnello rivisitata da Woody Allen. Dimitri Buffa


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