“Saturno contro” di Ferzan Ozpetek

Di Gianfranco Cercone de Lucia

Per cominciare, una considerazione personale: era da tempo, andando la domenica al cinema, che non trovavo la sala così piena da non poter entrare, da dover comprare il biglietto per lo spettacolo successivo (ed era la sala 1 del Barberini, una delle più capienti e centrali di Roma). Non ho idea, al momento in cui scrivo, se in tutte le piazze di Italia, l’ultimo film di Ozpetek abbia riscosso un analogo successo. Comunque, a parte il contrattempo, è stata una piacevole sorpresa, specie se si considera che il film preso d’assalto era un film italiano (ma non un film comico deteriore). Certo, in sede di riflessione critica, bisognerà poi chiedersi le ragioni di questo successo. E nel caso di “Saturno contro” credo che la risposta sia contraddittoria. Raccontando la storia di un gruppo di giovani professionisti, soliti ritrovarsi a cena a casa di uno di loro – uno scrittore omosessuale che convive con un ragazzo – il pubblico (un certo pubblico) può rispecchiarsi in un’immagine un po’ più spregiudicata, un po’ più veritiera, di quella che potrebbe offrire una fiction televisiva italiana sullo stesso argomento. Allo stesso tempo, però, è un’immagine che proprio schietta non si può dire; essendo, piuttosto, alquanto lusinghiera e idealizzata. E la qualità dei personaggi in cui rifulge l’idealizzazione, è la bontà. L’idea portante del film (che fu già di un dramma e di un film di Giuseppe Patroni Griffi, “Metti, una sera a cena”) è che, mentre la famiglia è in crisi, mentre gli amori sono resi precari dalla mutevolezza dei sentimenti e dalle avversità del destino, il gruppo di amici, il clan, è solido e affidabile. Ozpetek ci racconta, così di amici solidali fra loro; che se si intromettono nelle rispettive vicende sentimentali con apparente indiscrezione e brutalità, lo fanno per apportare un aiuto, come un suggerimento pieno di buon senso per recuperare un rapporto d’amore deteriorato. E la prova in cui si avvalora la coesione del gruppo, è l’improvvisa malattia e poi la morte di uno di loro, il ragazzo che conviveva con lo scrittore. Tutto giusto, fin qui. Come negare veridicità al sentimento della solidarietà? Ma sappiamo tutti, che nei rapporti tra gli uomini il bene si mescola con il male, ci si ama e ci si odia, ci si abbraccia e ci si prende a pugni, non si può fare a meno l’uno dell’altro e poi non ci si sopporta. E l’amicizia più solida è un equilibrio che si può sempre rompere e che si impara a difendere. Fra gli amici di Ozpetek, il peggio che capita è qualche alterco. E quasi non ci crediamo, tanto dura lo spazio di un istante, e i contendenti ci sembrano pronti subito ad abbracciarsi e a scoppiare in lacrime. Ozpetek è un regista molto bravo, sa far parlare con sensibilità le immagini (un solo esempio: l’inquadratura silenziosa della panca vuota nella sala d’aspetto dell’ospedale, quando il ragazzo è già morto, e i suoi amici non vi si siedono più: la freddezza dei colori, le linee taglienti, suggeriscono a chiunque il senso della tragedia); orchestra inquadrature complesse, che danno tensione al racconto (ancora un esempio: nella parte destra dello schermo, si incontrano la moglie e l’amante; in quella sinistra, in primo piano, l’uomo conteso, confuso dall’imbarazzo); accompagna le immagini con scelte musicali creative. E se possiamo non accorgerci di un uso così abile del linguaggio cinematografico, è perché quel linguaggio aderisce con sensibilità ai diversi momenti del racconto, come una guaina invisibile. Tuttavia, l’alterazione sentimentalistica dei sentimenti ci impedisce di sentire, al fondo di “Saturno contro”, il suono della verità.


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

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