Cronache Imperiali. La politica estera di Prodi vista dagli Usa.

di Maria Luisa Rossi Hawkins da New York
(ndr: l’articolo è stato scritto prima del voto al Senato che ha visto il Governo sconfitto sulla politica estera. La lettura diventa ancora più utile)
Ci sono voluti diversi mesi per capirlo ma il messaggio è finalmente arrivato, forte e chiaro: le relazioni fra gli Stati Unti e l’Italia sono formalmente incrinate e, a dispetto di chi afferma il contrario, l’anima litigiosa del bicefalo governo Prodi si è palesemente manifestata anche davanti agli occhi degli americani. Che finalmente lo possono leggere sui  loro quotidiani.
La notizia dell’indictment degli agenti della CIA da parte del tribunale milanese nel processo sul rapimento di Abu Omar ha fatto scattare una reazione comune nei principali media americani, che riflettono il pensiero peraltro già noto degli esponenti del dipartimento di Stato: le relazioni fra il governo italiano e quello americano non sono quelle di prima, si sono incrinate, sono via via diventate più difficili e ora sono poco chiare. L’Italia, con l’arrivo di questo governo è tornata alle solite cioè affidabile con riserva, quindi per niente.
Il caso Abu Omar, insieme al processo in absentia al  soldato americano  Mario Lozano, accusato dell’omicidio di di Nicola Calipari, alla manifestazione anti-americana a Vicenza e alle difficoltà irrisolte di rifinanziamento della missione di pace in Afganistan,  manifestano  un pericoloso  ritorno al passato per la politica internazionale del nostro paese  che riprende così la sua tradizione di sempre. Vaga, confusa, ideologicamente sciatta, antiamericana per principio ma peraltro incapace  di trovare altre sponde di alleanza su cui appoggiarsi.
Una tradizione che continua a  renderci  politicamente  insignificanti, ci mortifica davanti ai partner internazionali e ci umilia  agli occhi della più grande potenza mondiale.  Un paese, il nostro, non sufficientemente  amico sul quale gli americani non possono contare incondizionatamente, un paese  che non è però neanche tanto  forte da diventare un nemico temibile, capace di avvalersi del proprio sprezzo.  Una tradizione di politica estera ambigua  la nostra che riflette un paese in purgatorio e rende l’Italia   un compagno debole e fastidioso nonchè un  attore spesso risibile nel contesto della storia delle relazioni internazionali,
Se il  governo italiano  dovesse chiedere l’estradizione dei venticinque agenti della CIA (e non lo farà) l’amministrazione Bush non gliela concederebbe mai. Lo stesso vale per il soldato accusato dell’omicidio di Nicola Calipari che non lascerà mai gli Stati Uniti per venire giudicato in Italia. L’ unico risultato di tutta l’operazione quindi è quella di  esporre il  fianco alle critiche che verranno sollevate prontamente  ai tavoli di lavoro del Dipartimento di Stato, nelle Think Tanks di Washington per venire poi  registrate  nelle università di questo paese.
Non avevo mai sentito il termine “to badogliate


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