Res derelictae. I motivi di un’assenza

di Valeria Manieri

 Giovanni Falcone diceva: “La mafia si fa stato dove lo stato è tragicamente assente”. Questa frase è un mantra che dovrebbe permeare le coscienze delle istituzioni poiché spesso il non ricordarsene risulta essere base e terreno fertile per i problemi del nostro paese. “Assenza” non significa solo la mancanza fisica o d’intervento. Per comprendere il significato della parola “assenza” è utile sfogliare il vocabolario. Tra gli esempi meno gravi, assenza significa lontananza, mancanza, un qualcosa di temporaneo; nei casi irreversibili indica la scomparsa di qualcosa o qualcuno. Si cita anche l’assenza patologica, quella "epilettica", l’assenza malata che genera perdita di coscienza temporanea, ma anche amnesia totale. Quante sono le assenze e quanti i motivi! Come si giunge però alla solitudine? E alla mancanza di alternative? I motivi di una assenza occorrono per analizzare i cancri che indeboliscono la legalità, il diritto, la libertà, la giustizia, la meritocrazia. C’è l’abitudine di ricondurre alla parola mafia solo signori con la coppola o appunto tragici episodi come le uccisioni del giudice Borsellino o di Falcone. In realtà io per mafia intendo tutto ciò che si esprime attraverso un indebolimento dello società nel suo complesso, una espropriazione di diritti, tutto ciò che comporta privilegi a favore di pochi. E se questo ragionamento può essere valido, il conto è presto fatto, e potremmo allungare l’elenco degli iscritti al partito antagonista alla libertà, anti giustizia sociale, il partito della mistificazione del senso di responsabilità degli individui. E capiremmo forse che nel frattempo l’uomo con la coppola, o dell’uomo dei pizzini, è diventato altro. La mafia si è fatta "Stato" paradossalmente lì dove la proibizione la fa da padrona, come nel caso della droga. La proibizione ha giustificato lo Stato a lavarsene le mani, sapendo che il metodo è del tutto inefficace. Quando il gioco si fa duro, si proibisce e non si affrontano i problemi. Come un padre che torna da un lungo viaggio: aveva lasciato il proprio bambino a 5 anni e ritorna che questo è già adolescente. Ma a questo figlio non sa spiegare i motivi di un’ assenza e non riesce più a gestire il rapporto. L’assenza provoca due reazioni, nello stato come negli individui: o un eccesso di durezza e proibizionismo, o un lasciar perdere, un finto buonismo, nel tentativo che le cose si appianino da sole, lasciando al caso e al “chediocelamandibuona” la crescita e lo sviluppo di un soggetto. Lo stato è tragicamente assente nei rapporti Stato e Chiesa, sul fronte laicità, e noi nuove generazioni che ci confrontiamo con i diritti dei coetanei nostri di tutta Europa, ci chiediamo chi ci restituirà libertà e opportunità. E’ un’assenza che dura da tempo. Difficile far capire ora a politici e ai clericali che questa non è “cosa” loro. Ce ne siamo accorti solo con i boss, con le bombe e i morti ammazzati, che le assenze generano appropriazioni indebite, impoveriscono le persone. Le ricchezze e le potenzialità diventano res nullius, o meglio res derelictae con scarse probabilità di restituzione ai cittadini, alla legalità dello Stato, al libero mercato. Nessuno ha spiegato al Professor Ichino perché Stato e istituzioni siano così assenti sulle questioni del mercato del lavoro, perché tutto sia stato abbandonato ai sindacati, perché non si possa discutere senza mistificazioni di contratto nazionale, di contrattazione, di pubblica amministrazione, di merito, ma solo di “tutto dovuto” e a chi diciamo noi. Anche questa è diventata “cosa” loro. Purtroppo però accade raramente che il “loro” , le “loro cose” e le res derelictae siano quelle più convenienti per l’interesse generale, per la maggioranza dei cittadini.


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