“Per giustificare la mancanza di copertura all’articolo 1 del Decreto Legge che abolisce i costi di ricarica per le schede prepagate per i cellulari, il Ministero dell’Economia ha presentato una relazione alla Commissione Bilancio della Camera in cui si legge che ”la norma non comporta un minor gettito per il concomitante effetto, da un lato della ristrutturazione delle tariffe e, dall’altro, dell’aumento degli acquisti”.
Sull’aumento degli acquisti siamo all’imponderabile (chi telefonerà di più o più a lungo avendo risparmiato due euro per ricaricare le schede?), mentre sull’aumento delle tariffe, pudicamente indicata dal Mef come “ristrutturazione”, siamo alla certezza. Anche perché nel suo furore interventista Bersani ha azzerato d’imperio tutti i costi delle ricariche, perfino quindi quello della stampa e della distribuzione delle schede prepagate.
Il Mef, comunque, ha ragione: la misura populista di Bersani non potrà che tramutarsi in un aumento delle tariffe. E intanto lo Stato continuerà ad incamerare l’iniquo balzello della tassa di concessione governativa sugli abbonamenti, l’alternativa alle ricariche.”