Fiat: Della Vedova, Misure di sostegno del Governo paradossali e insensate

Ovunque nel mondo la ristrutturazione costituisce un costo per le aziende, che si trovano a dover gestire complicate relazioni industriali e rischi di scioperi e spesso a trovare accordi per incentivare la fuoriuscita dei lavoratori più anziani in modo da accelerare, ove necessario, il turn over.
Questi costi non devono e non possono essere scaricati sulla collettività, tanto meno, come invece fa l’esecutivo, ricorrendo al prepensionamento.
Oggi la Fiat è un’azienda tornata in utile, cosa della quale siamo tutti felici: allora a maggior ragione non si comprende la scelta assistenzialista compiuta dal Governo Prodi, che contrasta con quella liberale del governo Berlusconi che ha spinto l’azienda torinese sulla via di un risanamento virtuoso.

Perché, allora, non consentire mobilità lunga e prepensionamento per i giornalisti o per i bancari? Come si potrà decentemente dire No ad imprese o settori in crisi, quando si sono previste misure di favore per un’impresa che in crisi non è più? Basta guardare le cifre per scoprire il paradosso.
Stando ai dati di copertura inseriti nella Finanziaria 2007, il costo per lo Stato dell’accordo Fiat dovrebbe ammontare a circa un terzo della somma stanziata, pari a 140 milioni di euro. Con 46 milioni di euro all’anno(poco meno di 90 miliardi delle vecchie lire) si premierebbe il “cambio di marcia” del Lingotto, senza badare al fatto che oggi quella cifra corrisponde a meno del 2% dell’ultimo utile di esercizio di Fiat Auto (che è a sua volta superiore al doppio di quello del 2005).
Quale è la logica allora di addossare sulle spalle dei contribuenti una misura che non favorisce una azienda in crisi, ma una azienda pienamente in salute?
Prodi sulla Fiat è abituato a fare il contrario di ciò che è utile e necessario. Il primo Governo Prodi si inventò la rottamazione delle auto, contribuendo a coprire (e quindi ad aggravare) la crisi produttiva di Fiat Auto. Il secondo Governo Prodi si è inventato la “rottamazione dei lavoratori” in esubero, incentivati a divenire a 50 anni ex lavoratori e a uscire dal circuito produttivo (ma non da quello del lavoro nero).


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

Comments are closed.