Esegesi del disegno di legge del Governo sui DI.CO.

Di Ugo Leiro (ndr: Il testo che segue è stato inserito a firma Ugo Leiro nei commenti a un post precedente. Ci pare utile segnalarlo ai lettori, anche se non conosciamo l’autore)

Il disegno di legge del Governo presentato dai Ministri Pollastrini, Amato, Bindi (PAB), partente il Premier Prodi per la missione indiana, si presta ad una interessante prima lettura tecnica, da cui scaturiscono numerosi interrogativi necessariamente semiseri. Innanzitutto, tralasciando di estendere l’art. 570 del codice penale (violazione degli obblighi di assistenza familiare anche tra coniugi) al convivente DICO, non sanziona in alcun modo l’omissione di assistenza nei confronti dell’altro convivente, di tal che non si comprende la ratio stessa del disegno di legge: a quale titolo si beneficiano di provvidenze situazioni di convivenza di coppia a cui non corrispondano veri doveri di assistenza, quali quelli intercorrenti all’interno della famiglia comune, la cui violazione è persino assistita da sanzione penale?
Sempre in tema di doveri dei conviventi la legge non prevede alcuna dichiarazione di assunzione di responsabilità nei confronti dell’altro convivente, a differenza di quanto accade quando ci si sposa. Così per svignarsela è sufficiente una raccomandata con ricevuta di ritorno, quando non una semplice prova testimoniale (si evince dall’art. 1). Né è previsto un termine di riflessione o di ‘elaborazione del lutto’ quando si interrompe una convivenza DICO prima di intraprendere un nuovo legame efficace ai fini delle provvidenze DICO.
Quanto all’inquadramento del rapporto DICO va detto che il ddl non contempla l’obbligo di una dichiarazione congiunta dei conviventi, prevedendo espressamente l’ipotesi che la comunicazione sia fatta addirittura da uno solo dei conviventi, purché mandi all’altro una raccomandata con ricevuta di ritorno. Posto che la convivenza e la natura affettiva del rapporto possono essere provate con qualsiasi mezzo, ecco che se io convivo con altra persona perché siamo comproprietari o co-locatari di un appartamento e mando all’altro la raccomandata, lo costringo – poichè non può buttarmi fuori di casa, né andarsene ragionevolmente via da casa sua – ad una probatio diabolica in ordine al fatto che non si vive assieme (e come fai a dimostrarlo?) o che la relazione non è affettiva (per esempio che c’è solo una relazione sessuale) – il contrario di quanto richiesto per l’annullamento della Sacra Rota sul matrimonio ratus et non consumatus – oppure che si vive insieme per puro interesse, o che non ci si aiuta nemmeno passandosi le telefonate o facendosi reciprocamente il caffè!). Per non parlare dell’ingolfamento amministrativo-giudiziario che deriverà dalle incertezze probatorie in ordine all’inizio o alla cessazione della convivenza, o in ordine al contenuto effettivo-affettivo di essa. Hanno ragione allora i maniaci del sexy-filmato fatto in casa: vuoi vedere che un giorno ti torna utile per cuccarti la pensione o l’eredità?
Circa le coppie beneficiate, omo o eterosessuali, spicca quella piccante zio/a-nipote di antonelliana memoria, che scampato il pericolo di essere perseguiti per il reato di incesto se non danno pubblico scandalo, possono finalmente convivere vedendo riconosciuti i loro sacrosanti diritti (art. 1.1). Per fortuna l’art. 2 esclude dai DICO gli assassini o aspiranti tali di ex-coniugi o ex-conviventi del proprio compagno-convivente. Se però il convivente DICO ha tentato di uccidere il compagno-convivente medesimo o ha ucciso o tentato di uccidere il figlio/a dell’ex coniuge o dell’ex convivente dell’altro convivente, tutto OK!
All’art. 3 gli ipergarantisti e prodi legislatori governativi incappano nello scivolone politically no correct: e se uno vuole iniziare una convivenza DICO con un extracomunitario, come fa – senza rischiare la sanzione da tremila a diecimila Euro di cui all’art. 3 – a dichiarare che già convive stabilmente con lui/lei se quello magari non ha il permesso di soggiorno di lunga durata e dunque non ha diritto alla residenza anagrafica, ma ha un visto di ingresso per pochi giorni (turismo, salute, ricongiungimento)? Infatti il diritto del convivente extracomunitario al permesso di soggiorno per convivenza ex art. 6 scatta solo dopo la registrazione della convivenza, e non prima. Inoltre il ddl non estende al convivente DICO il divieto (salvo gravi responsabilità penali) di espellere dal territorio nazionale il coniuge extracomunitario di cittadino italiano previsto dalla legge Bossi-Fini. Chissà che succede quando se ne accorgono Verdi-rossi e Comunisti italo/rifondaroli !?
Omettendo commenti alla manna per i conviventi DICO in tema di pensioni e case popolari, pur privi di reciproche responsabilità (salvo un limitato obbligo di versare gli alimenti al convivente ‘mollato’ ex art. 12 solo dopo un triennio di convivenza), ed economicamente a scapito dell’altra forma di convivenza sociale, la famiglia, oltre che soprattutto dei singles e concentrandoci sull’art. 11 (Diritti successori), ci chiediamo se il testo è stato scritto da qualche studente bocciato all’esame di diritto privato. Infatti nei commi 1, 2 e 3 si prevede un diritto del convivente DICO nel solo caso di successione legittima (cioè quando non c’è testamento). Nel comma 4 si prevede il diritto di abitazione nella casa ‘coniugale’ scorporandone il valore dalla quota (ndr: di riserva), ma non è chiaro se si fa riferimento alla sola successione testamentaria o anche a quella legittima. Nel comma 5 si prevede la possibilità di nominare erede testamentario un convivente DICO, ma non si specifica mai la sua quota di riserva. Si tratta di un vero e proprio pastrocchio giuridico. Possibile che il Ministro Prof. Amato non abbia chiesto consiglio alla sua coniuge, Prof.ssa Diana Vincenti Amato, già docente di Ordinamento della Famiglia all’Università La Sapienza di Roma e oggi membro della ‘Commissione per l’analisi normativa in materia di relazioni giuridiche familiari e per un più giusto diritto di famiglia’ istituita dai Ministri Bindi e Mastella?


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