Non faremo il soccorso azzurro, ma non regaliamo il tema a Prodi

di Benedetto Della Vedova su Il Riformista del 14-02-07 pag. 2

Caro direttore, nel suo editoriale di ieri lei chiedeva ai liberali della CdL di battere un colpo sulla questione dei “Dico”. Provo a risponderle, con qualche chiarezza.
1. E’ del tutto illusorio e patetico sperare nel “soccorso azzurro” (anzi di alcuni coraggiosi principi azzurri) per l’approvazione di un disegno di legge che il governo ha voluto per l’appunto “governativo” e non parlamentare. Se un governo sceglie la linea dello scontro, va allo scontro. E se non ha i numeri, va sotto. Anzi, mi è sembrato che l’obiettivo del DDL fosse assai più interno e legato all’effetto annuncio (mediazione tra laici e cattolici del costituendo Partito Democratico) che non quello di arrivare davvero al varo di una normativa.
2. La semplificazione dello scontro in corso (di cui non sottovaluto la portata e gli effetti) vorrebbe che da una parte si schierassero i favorevoli al riconoscimento delle unioni civili e dall’altra i contrari.

E che così si schierassero a prescindere dal contenuto concreto del provvedimento legislativo, in cui lo scontro si sostanzia e si riassume. Ma è, appunto, una semplificazione. Sulla questione delle unioni civili ci si può esercitare partendo da un’impostazione statalista-assistenzialista o da un approccio antistatalista e libertario. Si può considerare assolutamente prioritario, come io penso, il principio del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali oppure l’idea di estendere garanzie pubbliche e welfaristiche a tutte le coppie eterosessuali che scelgono di non sposarsi. Si poteva partire da un testo più impegnativo e cercare, non dentro il Governo ma nel Parlamento, mediazioni che in cui si potesse riconoscere una maggioranza di deputati e senatori comunque collocati. Invece, in nome del programma feticisticamente sbandierato, l’Unione ha scelto un’altra via. Rutelli ha già messo le mani avanti: “solo ritocchi formali”. La logica, dunque, è quella del “prendere o lasciare”. Io “lascerò” e gradirei non essere confuso con una guardia svizzera.
3. Per il futuro, che su questo tema ci sarà ben oltre il testo Bindi- Pollastrini, visto che non penso che la Casa delle Libertà possa fare favori al governo, ritengo che non debba farne neppure di involontari. E io penso che il più grande favore (e il più grave errore) sarebbe quello di attestarsi su di una posizione di tetragona e pregiudiziale opposizione non tanto alla legge sui Dico, quanto al principio del riconoscimento giuridico delle unioni civili e prioritariamente di quelle omosessuali. Non penso che la difesa dalla famiglia passi, anziché dal quoziente familiare, dall’imposizione di un “quoziente morale” richiesto alle convivenze per ottenere una riconoscimento giuridico.
Non c’è niente di male ad avere riferimenti politico-culturali oltre Tevere. Ma occorrerebbe anche tenere presenti le posizioni che nei vari “centro-destra” di tutto il mondo libero e avanzato sono state progressivamente elaborate ed affinate su questi temi e che non hanno praticamente riscontro nel centro-destra italiano. Il vero regalo a Prodi sarebbe quello di regalare all’Unione anche la rappresentanza delle posizioni di Aznar, Merkel, Cameron, Sarkozy e del – mi auguro- futuro candidato repubblicano alla Casa Bianca, Rudolph Giuliani.


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