Penso che la Cdl dovrebbe affrontare la discussione sulla questione del riconoscimento giuridico delle unioni di fatto distinguendo due piani.
Il primo è quello del voto sul disegno di legge governativo, che, per ragioni di metodo e di merito, non merita il sostegno di alcun parlamentare del centrodestra, neppure di quanti, come me, non sono per nulla ostili al riconoscimento delle coppie di fatto e in particolare di quelle omosessuali. Il Governo ha cercato una quadratura all’interno della maggioranza e ha presentato un provvedimento scadente e di fatto blindato: ora sarebbe sbagliato offrire, e, da parte della maggioranza, auspicare un qualche “soccorso esterno”.

Il secondo piano- altrettanto importante- è quello della posizione da tenere su di un tema che negli ordinamenti di quasi tutti i paesi avanzati ha trovato una disciplina normativa, più o meno prudente o “estrema”, e che le coalizioni moderate e conservatrici si sono rifiutate di “stigmatizzare” in termini di principio o di combattere con toni da guerra di religione.
Quando, come è quasi certo, il governo si arenerà sul disegno di legge e la “palla” tornerà al Parlamento, la Cdl farebbe un errore ad opporre anche in quel caso un atteggiamento di sufficienza e di ostilità preconcetta. Se su questa materia (come su molti altri temi eticamente sensibili) la Cdl vorrà essere solo e compattamente il “partito di Ruini”, rinunciando ad essere il partito di Aznar, Merkel, Cameron e Sarkozy, farà a Prodi un regalo non richiesto, ma molto gradito.