“E’ molto difficile risolvere con un colpo di bacchetta magica o a colpi di retorica i guasti di un sistema, come quello del calcio italiano, che è insieme il più ricco del mondo e il più incapace di governare se stesso. Non è più possibile che il massimo della qualità calcistica continui a viaggiare di pari passo con il minimo o lo zero della responsabilità da parte delle società di calcio.
Da troppo tempo lo Stato e il sistema pubblico nel suo complesso hanno abituato le società di calcio a rappresentare una singolare eccezione; con norme contabili e fiscali di favore; con deroghe e aiuti diretti e indiretti di ogni tipo; con mediazioni “istituzionali” e salvataggi volti a garantire le indiscutibili “esigenze” dei tifosi.

Proprio il cordoglio suscitato dalla morte dell’ispettore Raciti ci deve spingere ad ammettere che fino ad oggi è sembrato normale che le società sovvenzionassero e difendessero le bande criminali di tifosi dediti alla violenza, e nello stesso tempo chiedessero allo Stato uno sforzo immenso, in termini umani e finanziari, per arginare quella “violenza organizzata”.
Non si sa se il calcio “guarirà” in fretta, e francamente lo dubito. Ma di certo non guarirà se non saranno le società di calcio a iniziare direttamente a rispondere, non solo in termini sportivi, di quanto avviene fuori e dentro gli stadi, e a pagare direttamente il costo-sicurezza, che la dimensione e la confusione del sistema-calcio rende sempre più oneroso.”