Tokyo Blues

Di Marianna Mascioletti

Qualcuno ha scritto (all’incirca) che "Haruki Murakami riuscirebbe a tenere il lettore avvinto alla pagina anche se scrivesse solo la lista della spesa". Beh, è perfettamente vero. Solo che…bisogna entrare nel suo "mondo", prima di lasciarsi affascinare. E, prima di lasciarsi rapire dalla musica lenta e irresistibile delle sue minuziosissime descrizioni, bisogna prendere confidenza con la sua abitudine di registrare e raccontare i minimi particolari di una storia che sembra vera e tangibile, mentre esiste solo nella sua mente di romanziere. Perciò, quando avrete in mano questo libro, che promette romanticismo e rivoluzioni politiche nella Tokyo del 1969, rimarrete un po’ interdetti nello scoprire che la vicenda raccontata è tutto un flashback, vissuto dal protagonista quasi vent’anni dopo, perché la sua memoria è stata risvegliata dall’aver sentito la canzone "Norwegian wood" dei Beatles trasmessa dalla radio dell’aereo su cui viaggia. E subito inizia il ricordo di una passeggiata in montagna con Naoko, una ragazza fragile e instabile, ma bellissima e intelligente, che parla di un pozzo, chissà se vero o creato dalla sua mente che in quel momento non sa "scegliere le parole" per comunicare le sue sensazioni. "Vorrei che ti ricordassi di me", implora lei. Lui, il protagonista, tra commozione, amore e tenerezza, promette, ma, tornando per un attimo al presente, si rende conto che la vita non gli ha permesso di mantenere. Da questo momento comincia il racconto vero e proprio, con la descrizione dettagliatissima della vita nel collegio universitario di Tokyo dove Toru Watanabe, il protagonista e io narrante, uno studente diciannovenne originario di Kobe, alloggia. Qui viene voglia di smettere di leggere, soprattutto nel momento in cui viene raccontato con dovizia di particolari l’alzabandiera del mattino, ma presto ci si rende conto che, se la scrittura sembra noiosa, è perché vuole esserlo, nel descrivere avvenimenti noiosi e ripetitivi. Dopo aver raccontato, non senza un tocco sarcastico, di queste inutili cerimonie e degli assurdi personaggi che le orchestravano, Toru passa a parlarci del suo assurdo coinquilino, soprannominato "Sturmtruppen", poi della dolcissima Naoko, ex-fidanzata del suo miglior amico morto suicida a diciassette anni, reincontrata per caso a Tokyo sulla metropolitana. Le vicende del libro si snodano tra lezioni universitarie, riflessioni forse oziose ma sicuramente profonde, passeggiate con Naoko, cucina giapponese e conoscenze un po’ casuali un po’ destinate a diventare importanti, come Nagasawa, ragazzo singolare, straordinariamente intelligente e altrettanto straordinariamente ottuso nel non voler capire i sentimenti delle persone, che sceglie il protagonista come unico vero amico. Come Hatsumi, fidanzata di Nagasawa, gentile ed elegante, che per l’incapacità del suo compagno di mettere i sentimenti prima della gelida razionalità finirà purtroppo male. Come la giovane e vitale Midori, che, senza arrendersi di fronte alla freddezza dei primi incontri, cerca, con la sua amicizia e la sua eccellente cucina, di distrarre un po’ Toru dalle vicende che lo angosciano. E per il nostro eroe c’è ben ragione di angosciarsi, perché, durante la cena a due per il compleanno di Naoko, la ragazza, dopo aver dato evidenti segni di squilibrio, cade in preda ad una terribile crisi di pianto, che Toru riesce a calmare solo accarezzandola, baciandola e poi facendo l’amore con lei. Da questo ha inizio tutta una serie di problemi sempre più gravi, per lei e per il giovane che, amandola, se ne sente coinvolto in prima persona. Questo lo porta da un lato a trascurare la vivace Midori (che ha pure lei i suoi problemi, leggi padre malato e soldi che non bastano mai), dall’altro a conoscere la straordinaria Reiko, musicista eccellente, amica e "tutrice" di Naoko nell’istituto di igiene mentale in cui quest’ultima nel frattempo è stata ricoverata. I sentimenti di Toru cambiano ed evolvono, le sue riflessioni di ragazzo che cresce sono sempre condivise col lettore, ogni volta stupito dalla freschezza che Murakami-deus-ex-machina sa sempre imprimere ai monologhi interiori del suo protagonista. Le musiche che accompagnano la vicenda, strimpellate penosamente da Midori o suonate egregiamente da Reiko, sentite di sfuggita in radio o ascoltate e riascoltate col giradischi, sono quelle degli anni ’60, Beatles a profusione, ma anche Doors, Rolling Stones, Simon and Garfunkel, e poi jazz e classica. Forse quello che ho recensito ora non è il miglior libro che Murakami abbia mai scritto, ma credo sia sicuramente un ottimo punto di partenza per arrivare a conoscere la sua opera e un romanzo che non dovrebbe mancare nella formazione culturale di un ragazzo o di una ragazza di qualsiasi parte del mondo, perché, se è vero che il "contorno" è molto Jap-style, è indubbiamente vero anche che nella sostanza dei sentimenti e degli avvenimenti descritti qualsiasi giovane può scoprire se stesso e le sue paure, le sue speranze, i suoi amori, le sue follie. Compralo su bol.it!


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