Cronache Imperiali. L’amaro (per Hillary) Giuliani.

Di Maria Luisa Rossi Hawkins, da New York
E’ una battaglia alla quale avremmo dovuto  assistere già anni fa e che  purtroppo ci venne negata all’ultimo momento. Hillary contro Rudy. Il match per la conquista del seggio senatoriale di New York svanì infatti sul più bello quando l’ex sindaco di New York si ritirò improvvisamente dalla corsa, impegnato in una causa di divorzio all’ultimo sangue e in un lungo ciclo di chemioterapia. Per Hillary Clinton fu una vittoria senza gara e una prova generale delle sue doti di candidata e di fund-raiser che passò a gonfie vele. Rudolph Giuliani non andò a Washington quell’anno ma rimase  a New York, nel suo ufficio di consulenza di Manhattan, politicamente nell’ombra fino alla convention repubblicana del 2004, dove le ambizioni presidenziali del sindaco diventarono visibili a tutti, soprattutto a Mrs Clinton e al suo gigantesco apparato elettorale, già allora in movimento.
Oggi il match è alle porte. Le circostanze della partita sono cambiate, e la posta in gioco è la più alta, la presidenza degli Stati Uniti. I due candidati, esponenti di due partiti in cerca di una identità, si fronteggerenno  nel tentativo di dimostrare soprattutto le proprie doti di  leadership, nel tentativo di tirare fuori il paese dal pantano iracheno. Per Giuliani non sarà difficile ricordare all’America le decisioni prese dopo l’undici settembre, quando diventò il punto di riferimento di questa città in ginocchio. Giuliani organizzò i soccorsi, fece chiudere e aprire interi quartieri, seppellì molti amici e presenziò ad ogni singolo servizio funebre di ogni cittadino della città. Giuliani ha vegliato per mesi su una città allo stremo, convocando personalmente Bush a Ground Zero.
Dopo cinque anni Giuliani riempie i giornali lo stesso. Presente senza mai proporsi, appare a sorpresa nei luoghi più impensati, ieri nel New Hampshire, oggi in California, lasciando  che siano i media ad andare da lui  e a regalargli  lo spazio per interrogarlo sulla sua candidatura presidenziale. Hillary Clinton, si trova così ad affrontare un avversario che non c’è ed è costretta a scoprirsi.  Deve pensare ad  argomenti  che non ha, imbastire conversazioni in mezza America con una serie di conferenze e aprire il suo sito internet a lunghe sessioni di chat per lo più dirette a futili domande personali.  Così Hillary mostra il fianco e stanca il pubblico, senza rassicurarlo. Non a caso i sondaggi la danno perdente rispetto ad una  candidatura non proprio ancora ufficiale di Giuliani.
E Hillary ai sondaggi ci crede. Li ha sempre interpellati come un oracolo prima di pronunciarsi su qualsiasi cosa, beneficiando politicamente di questa strategia di rimbalzo che è vincente nel breve termine, ma alla lunga non premia mai. Non conosce il rischio politico Hillary Clinton, che rimane intrappolata dal suo voto favorevole all’Iraq, dato sull’onda lunga del patriottismo americano, quando tutta l’opinone pubblica sosteneva  il Presidente Bush. Hillary è l’anti-Giuliani, perchè reagisce, non agisce.
Giuliani la conosce bene, lui che ha fatto della sua personalità un marchio di fabbrica e del suo decisionismo un manifesto politico e personale, prendendosi in giro e facendo sorridere tutto il paese con le sue esilaranti apparizioni  nel programma satirico di  Saturday Night Live. Come sindaco di New York, costrinse i tassisti a lavarsi, i pedoni ad attraversare sulle strisce, ripulì interi quartieri e catapultò questa città verso un rinascimento economico che sembra non finire mai.
Sta giocando bene la sua partita Giuliani, raccoglie fondi e consensi, si mantiene sulle prime pagine senza invecchiare la sua imagine e il suo messaggio. Rappresenta una certezza politica  che per il momento rimane inafferrabile per una antagonista che invece  non sa  emergere senza abbattere tutto ciò che si trova davanti, ma che non può sferrare alcun colpo contro chi,  ufficialmente, ma per poco, ancora non c’è.


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