Piange il telefono. E noi con lui.

di Alessio Di Carlo, da www.giustiziagiusta.info

Quando venne diffusa la notizia dell’arresto della Dottoressa Patrizia Pasquin, commentammo la vicenda rilevando – tra le altre cose – come fosse a dir poco incredibile il particolare, riportato dalla stampa, che l’indagata fosse stata oggetto di circa 100.000 intercettazioni telefoniche.
Si sarà trattato di un errore, è evidente, ancorché mai nessuna rettifica sia stata fornita dagli inquirenti sul punto.
Ad ogni modo, quella vicenda fornì lo spunto per occuparsi del problema dell’uso indiscriminato e scellerato che da qualche anno la magistratura  è solita fare delle intercettazioni telefoniche. Meglio: certe procure e per certe indagini.
Proprio ieri, inaugurando l’anno giudiziario a Potenza, il procuratore generale Vincenzo Tufano ha illustrato i dati relativi alle intercettazioni telefoniche della locale Procura: aumento del 46 per cento nell’ultimo anno, con una spesa pari a 2,8 milioni di euro.
La Procura di Potenza, per intenderci, è quella specificamente competente per i casi di gossip giudiziario, grazie alla spiccata attitudine del PM Henry John Woodcock ad occuparsi di inchieste clamorose che hanno coinvolto vip e personaggi dello spettacolo.
Per avere un dato di raffronto si consideri che – a fronte dei 6 milioni e 388 mila euro (5.830 euro al giorno) spesi a Potenza per intercettazioni – a Matera la spesa annua ammonta a 175 mila euro.
Che senso ha, viene da chiedersi, denunciare la cronica carenza di risorse della giustizia, la mancanza di carta e penne, sedi inadeguate, se da qualche parte v’è qualcuno che impiega oltre 5.000 euro al giorno in intercettazioni?
E ancora: quali sono i risultati ottenuti con un impiego tanto poderoso di risorse?
E’ stata forse debellata la piaga delle raccomandazioni nel mondo dello spettacolo? E’ stato finalmente squarciato il velo d’omertà che copriva il mondo delle veline?
Quali di questi efferatissimi fenomeni è stato definitivamente sconfitto?
Restiamo in attesa di una risposta che non giungerà mai.
I destinatari della domanda, ahinoi, sono impegnati al telefono.


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