Archive | febbraio, 2007

Nuova e ( forse ) ultima puntata di Generazione Elle

Nuovo appuntamento in audio per Generazione elle. In questa puntata si torna all’antico proponendo la registrazione integrale dell’ultima accesissima riunione di redazione di martedì 20 febbraio. All’ordine del giorno le comunicazioni urgenti di Marco Paolemili nella duplice veste di redattore ed editore di questo progetto multimediale. Leggi tutto

 

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Profili costituzionali della crisi di governo

Di Enrico Gagliardi

Mercoledì 21 febbraio ore 14,58, al Senato della Repubblica si consuma l’ultimo atto di questo governo. Attraverso le parole di Franco Marini viene, di fatto, formalizzato l’inizio della crisi della maggioranza. La mozione presentata da D’Alema, quella sulla politica estera, non viene approvata per 2 voti: inevitabile arrivare dunque ad un momento di “sofferenza istituzionale”. Determinanti sono stati i voti contrari e le astensioni (che in Senato producono, nei fatti, i medesimi risultati) di determinati personaggi prontamente identificati: alcuni senatori a vita ma soprattutto due persone appartenenti a partiti della maggioranza. Una situazione del genere era ampiamente prevedibile, probabilmente solo una questione di tempo. Un dato è certo comunque: questo governo non è caduto formalmente, cioè non è andato sotto in seguito alla proclamazione di una questione di fiducia (meccanismo che tra le altre cose non trova formalizzazione nella nostra Carta Fondamentale ma che viene comunque utilizzato praticamente da sempre tanto da far pensare alla creazione di una consuetudine costituzionale in tal senso). Dunque chiedere elezioni anticipate non sarebbe giuridicamente plausibile; il problema però rimane ed è anche piuttosto complesso. La notizia è che si andrà verso un Prodi bis anche se qualcuno riteneva più auspicabile un governo di larghe intese. Proprio in relazione a questa ultima ipotesi però vi sono alcune considerazioni da fare: sono tanti i costituzionalisti che ritengono un’opzione del genere poco corretta poiché nei fatti, partiti eletti con una determinata area politica andrebbero a sostenere così la maggioranza dell’opposto schieramento con un evidente vulnus al principio di rappresentanza popolare che la nostra Costituzione solennemente proclama. Lo stesso dicasi per l’ipotesi di scioglimento delle Camere da parte di Napolitano con conseguenti elezioni anticipate: questo potere attribuito dalla Costituzione al Presidente della Repubblica comunque deve essere esercitato (questa l’opinione prevalente della dottrina costituzionalistica) in armonia e di concerto con il Capo del governo il quale deve ovviamente certificare la fine della sua maggioranza parlamentare. Nel caso concreto dunque Giorgio Napolitano rinviando Prodi alle Camere ha fatto una scelta criticabile sotto il profilo politico (con le stesse componenti si rischia fra poche settimane di ritrovarsi al punto di partenza) ma assolutamente prevedibile sotto quello costituzionale (allo stato dei fatti non si intravedevano alternative). A dirla tutta sono anche altri gli aspetti di dubbia legalità che caratterizzano l’intera vicenda della crisi di governo. Basti pensare anche al problema dei senatori a vita che tante polemiche ha suscitato già nell’immediato dopo elezioni quando si era ampiamente capito che la maggioranza dell’Unione al Senato era minima e che dunque abbisognava dell’apporto di queste figure. Tutti sanno infatti che i senatori a vita sono tali non certo per elezione ma perché nominati dal Presidente della Repubblica ex art. 59 della Costituzione; questo ovviamente non esclude la loro possibilità di votare. Nessuno dunque può contestare giuridicamente le posizioni dei senatori a vita (anche se far andare avanti una maggioranza con queste metodologie sembra davvero poco onorevole sotto il profilo politico) ma appare realmente paradossale, se non addirittura ridicolo, che certa sinistra massimalista vada cianciando circa complotti orditi dai poteri forti del nostro paese (frase che rievoca il noto “complotto demoplutogiudaico” di altri tempi) attraverso il voto dei senatori a vita, visto che gli stessi senatori erano ben accetti quando consentivano a questo governo di restare in piedi in più di un’occasione: in quel caso non si ricordano proteste circa ipotetiche trame orchestrate da figure occulte. Queste però sono osservazioni di ordine politico che in una più ampia riflessione squisitamente costituzionale non possono e non devono avere asilo. Ora il governo in settimana si recherà nelle due Camere, dove con ogni probabilità riceverà la fiducia in grado di farlo andare avanti. Costituzionalmente dunque sembra rispettata la prassi in tal senso; in una democrazia parlamentare però grande peso hanno anche le dinamiche politiche che questa volta difettano di razionalità e di una visione di ampio respiro: conseguenze prevedili però quando si decide di intraprendere un percorso elettorale con determinati partiti.

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Forse il Prof. Rimpiange la ‘riforma sciagurata’ della Costituzione

E se ci fosse stata la nuova Carta voluta dalla Cdl? Il centrosinistra si sarebbe risparmiato un bel travaglio
di Benedetto Della Vedova da Il Foglio del 28/02/07 pag. 2

“Il 25 giugno andrò a votare per dire il mio “no” alla riforma, nella speranza che ci lasciamo alle spalle una pagina infausta della nostra storia”: non andava tanto per il sottile Romano Prodi nell’incitare il “popolo delle primarie” a bocciare nel referendum dello scorso giugno la riforma costituzionale approvata dal centrodestra. Leggi tutto

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L’autocomplotto del centrosinistra sulla politica estera

Di Tommaso Ciuffoletti

Un complotto! Un complotto dei poteri forti per giunta! Si sono affannati a gridarlo dalle fila di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, dopo che il voto del Senato di mercoledì ha mandato in crisi il governo. La sfrontatezza veterocomunista di ricorrere alla "retorica del complotto" non si è fermata nemmeno di fronte all’evidenza, anzi! Quasi ci stupiamo che non si sia detto che la febbre che in quei giorni ha tenuto a casa il senatore Oscav Luigi Scalfavo è stata il risultato di un virus elaborato ad hoc dalla Cia e dal Mossad. Tanta arruffata foga di gridare al complotto è in realtà figlia della consapevolezza di aver compiuto un brutto scivolone mentre si faceva, per l’ennesima volta, il delicato e redditizio gioco della disobbedienza governativa. Il giochino che tanto piace agli oppositori che sono al governo e che fino ad oggi erano riusciti a gestirlo in maniera brillante e lucrativa. Lo scivolone ha subito generato una vera e propria ondata di timoroso disorientamento. "L’abbiamo fatta grossa" commentavano fra loro gli esponenti di Rifondazione, rifugiandosi nelle proprie sale del palazzo dei gruppi, mentre fuori nei corridoi gli esponenti degli altri partiti di maggioranza maledivano, più o meno platealmente, la loro progenie. Ma dopo lo sconcerto iniziale, da bravi routinier del paraculismo, gli amici comunisti sono usciti dalla trincea delle proprie sale inforcando il moschetto e mettendo nel mirino i due traditori, pronti ad unirsi a – o meglio a guidare – la battuta di caccia al compagno dissidente. "Irresponsabili", "scellerati", perfino "criminali". Nessun soccorso rosso per Rossi e Turigliatto, questi due sgraditi alieni precipitati per caso tra i banchi del Senato di Rifondazione e Comunisti Italiani. Sì perché a sentire le dichiarazioni di Giordano & co. pareva che i due balordi si fossero infiltrati – come i black block di Genova – fra le pacifiche ed accorte fila dei bravi comunisti. E dire che, con la nuova legge elettorale, le liste fatte dai partiti difficilmente lasciavano spazio all’imprevisto! Ed è qua che il discorso inizia a farsi serio. Serio perché chiama in causa le responsabilità della sinistra liberale e riformatrice (o tale autoproclamantesi) di fronte al proprio elettorato. Dobbiamo infatti essere onesti; per quanto possiamo sfottere i compagni onorevoli e senatori che ancora brandiscono la falce e il martello in salsa ipocrita e strumentalmente terzomondista, non possiamo nasconderci che essi siano l’espressione di un settore ben presente nella società e nell’opinione pubblica italiana e della sinistra in particolare. A loro e alle loro ragioni, i benintenzionati che sempre a sinistra stanno, non hanno mai portato una vera e propria sfida culturale … cosa che potrebbe far legittimamente sospettare delle loro buone intenzioni. Siccome i giri di parole non ci piacciono, lo diciamo chiaramente: i vertici dei Ds – il maggiore partito della sinistra italiana (come amano definirlo i suoi tesserati) – non hanno mai voluto e saputo portare una sfida reale alle ragioni della sinistra comunisteggiante, verdognola e variamente terzomondista. Prendiamo qui in esame il tema della politica estera, ma un ragionamento simile potrebbe valere per molte altre questioni culturali e politiche. Sul pacifismo, ad esempio, si è sempre seguito e mai incalzato con coraggio il popolo dei "senza se e senza ma". E non si tiri fuori la storia del Kosovo per difendere la buona volontà di colui che mercoledì era ministro degli Esteri e allora presidente del Consiglio. Sia ben chiaro che non ce l’abbiamo con D’Alema (anzi, soprattutto nei suoi momenti di sfiga torna ad esserci simpatico), solo che prendiamo il più coraggioso fra i leader diessini per mostrare tutti i limiti di una classe – non molto – dirigente. E lo facciamo usando le parole di Andrea Romano (tratte dall’appena uscito "Compagni di scuola"), che ricorda proprio come "il Kosovo fu spiegato all’opinione pubblica italiana nascondendosi dietro il velo del doppio registro. Da una parte quello della valorizzazione di uno status internazionale accresciuto dalla scelta di partecipare al conflitto, anche indipendentemente da ciò per cui si combatteva e si uccideva […] Dall’altra la fatica di chi ricorreva a vertiginosi equilibri verbali per difendersi dall’inevitabile ondata di proteste levatasi nel paese contro l’intervento: e allora una volta bisognava inventarsi la bizzarria della difesa attiva per giustificare le azioni dell’Aeronautica italiana sulla Serbia, un’altra volta bisognava vantare la singolare iniziativa di pace e umanitaria che alla fine ci ha valso un apprezzamento anche nel campo che è contrario alla Nato." Perché allora non si è potuto dire a chiare lettere (riprendiamo ancora le parole di Romano), che era ferma intenzione del governo "porre fine a un massacro etnico che riportava il Medioevo nel cuore dell’Europa, soffocare un regime a vocazione totalitaria che aveva fatto della destabilizzazione regionale la chiave della propria sopravvivenza, promuovere l’espansione della democrazia come antidoto al conflitto civile.."? Siamo onesti, non lo si è detto con la giusta e sincera determinazione, non lo si è detto agli elettori di sinistra e non lo si detto agli elettori Ds, i quali magari in quei giorni fischiettavano quella (musicalmente) oscena canzoncina di JovaLigaPelù, "Il mio nome è mai più", che faceva la morale ai soldati americani lanciatori di bombe senza dire una parola sui massacri di civili ad opera dei cani sguinzagliati da Milosevic, ed intanto raccoglieva i fondi per Emergency. Più in generale non si è mai avuto il coraggio di raccontare che la politica internazionale è sempre stata una faccenda spietata e pericolosa, e tale con ogni probabilità resterà. Che la visione irenica dei rapporti fra stati, ma anche fra popoli, etnie e fazioni è una placida falsità che piegata strumentalmente diventa oppio dell’analisi, del pensiero e della politica. Che difficilmente può esserci pace senza giustizia e che mai la giustizia è figlia della tirannide. Ecco perché non vale la pena prendersela coi Turigliatti e i Rossi, ecco perché si fa più bella figura a non tirare in ballo Andreotti e Pininfarina, ecco perché non c’era bisogno di complotto alcuno per mettere in ginocchio il governo di una parte politica dalle gambe liberali tanto fragili. Fragili ancor di più grazie a questo bel bipolarismo del quale, in pieno spirito tafazziano, proprio coloro che più ne soffrono sono i principali sostenitori. Dei limiti del bipolarismo all’italiana (di cui abbiamo già scritto in queste pagine) trattiamo anche in un altro articolo di questo numero di LibMagazine e vi rimandiamo pertanto a quella lettura. Qua c’interessa concludere che sul fronte di una battaglia culturale aperta e coraggiosa, poco possiamo aspettarci da Ds e Margherita. Entrambi sono infatti troppo adusi all’abito della "concertazione" … tanto che in nome di quella hanno deciso di dar vita ad un partito insieme. Sarà che ci piace essere bastian contrari, sarà che ci piace essere antipatici, ma se si deve stare a sinistra da liberali, noi vogliamo farlo senza concertare, vogliamo farlo sfidando il veterocomunismo ed il neopacifismo ideologico su quello che è stato lasciato essere il loro terreno, ma che loro non è, perché il terreno dell’internazionalismo democratico e liberale, il terreno della pace e dei diritti umani … ebbene quello è il nostro terreno, ce l’hanno consegnato Mazzini e i fratelli Rosselli, non abbiamo intenzione di cederlo ad altri, tanto meno ad un Gennaro Migliore qualunque.

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Rai. Della Vedova, Scuse Petruccioli per mancata diretta Prodi non bastano, necessaria indagine interna

“Prendiamo atto delle scuse e del rammarico espresso dal Presidente della Rai per la mancata trasmissione in diretta dell’inizio del dibattito sulla fiducia al Senato. Ma le scuse non bastano. E’ necessaria una indagine interna che chiarisca la responsabilità di un fatto che, “doloso” o “colposo” che sia, ha certo uno o più responsabili. I risultati dell’indagine e le determinazioni dell’azienda nei confronti dei responsabili vengano poi riferiti alla Commissione Parlamentare di Vigilanza.”

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Prodi: Della Vedova, Demenziale assenza di diretta Rai su relazione Prodi al Senato

“Prodi ha iniziato a parlare al Senato. Ma su Rai1, Rai2, Rai3 non è trasmessa la seduta di oggi. Forse varrebbe la pena di capire perché a Viale Mazzini si ritenga questo appuntamento meno meritevole di diretta televisiva di un qualunque “question time”. Non so se qualcuno abbia così voluto fare un favore al Presidente del Consiglio. Certo si è fatto un torto agli italiani che pagano il canone proprio per avere questo tipo di servizi di informazione, che oggi sono stati loro negati. Per fortuna che c’è La7.”

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Capezzone – Dagli all’untore!

Roma – Audio interviste contro Capezzone Licenza CC 2.5 Ita - Fonte: Radioradicale.it

 

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Rossella: Della Vedova, Solidarietà a Direttore Tg5, strano silenzio della Federazione Nazionale della Stampa

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia

Esprimo la mia solidarietà al direttore del TG5 Carlo Rossella, in questo unendomi agli attestati di sostegno giunti quest’oggi da tutte le forze politiche. Leggi tutto

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Pensioni: Della Vedova, Prodi-bis gia’ in crisi

“Se mai qualcuno avesse avuto qualche dubbio, lo scontro che si è subito aperto in seno alla maggioranza – e tra maggioranza e una parte del sindacato – evidenzia che, al di là della ritrovata compattezza numerica dettata dalla paura e dai riflessi antiberlusconiani, la maggioranza non ritrova alcuna unità politica. Leggi tutto

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“Letters from Iwo Jima” di Clint Eastwood

Di Gianfranco Cercone de Lucia

l buon cinema è prima di tutto un piacere; e guai a giudicare il valore di un film, pensando a cosa quel film può servire. Se poi il cinema (e in genere le arti narrative) possono anche essere utili alla formazione di una coscienza civile e al miglioramento della convivenza fra gli uomini, tale scopo è raggiunto perlopiù indirettamente, attraverso un gioco dell’immaginazione: facendoci mettere nei panni degli altri. Quando un personaggio è delineato a fondo – che si tratti del carattere che più ci respinge o che soltanto riteniamo lontano da noi – siamo indotti a identificarci con lui, fino a poter dire: Leggi tutto

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Questa medicina rischia di essere peggio della malattia

Di Benedetto Della Vedova da Libero del 25-02-2007 pag.9

Come si esce dalla crisi di governo? Con nuove elezioni o in altro modo? Da più parti si invoca la ‘grande coalizione” o qualcosa che ad essa molto somiglia. Ma oggi non siamo più al day after di un pareggio elettorale. Leggi tutto

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The Lovely Park

Di Alice Spalletta

Ebbene sì, l’Italia tenta di avanzare iniziative, schiaffeggiando l’etichezza di "paese arretrato", proponendo un’idea fantasiosa nata dalla mente di Giuseppe Foggetti. L’imprenditore barese avrebbe ideato e progettato il cosìddetto Parco dell’amore – The lovely park- destinato alle coppiette in cerca d’effusioni e intimità. Il parcheggio, situato nei pressi dello stadio San Nicola a Bari, dispone di settantatrè posti auto dotati di rete protettiva, aperto 24 ore su 24; guardia giurata all’ingresso; distributori automatici di preservativi e cestino per rifiuti. Tutto a un prezzo stracciato: tre euro la prima ora, un euro e mezzo per le ore successive e i primi cinque minuti gratis. Un paradiso? Sì, ma perduto. Il grazioso Parco doveva essere inaugurato il 14 febbraio invece, otto ore prima della sua apertura, la polizia edilizia ha contestato al titolare difformità urbanistiche rispetto alla Dichiarazione di inizio attività: avrebbe realizzato, senza autorizzazioni, le serrande per chiudere i box e alcune strutture fisse di cemento che servivano come supporto ai distributori di preservativi. Il Segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, è intervenuto sulla questione: "Il fatto che una struttura di cui si parla da settimane venga sequestrata poche ore prima dell´apertura è un fatto grave e bizzarro. il timore è che non si tratti solamente di un problema urbanistico, ma sullo sfondo ci sia anche una questione morale". Dal canto suo, l’imprenditore Foggetti esprime la sua amarezza: “Siamo in Italia e le novità non vanno, vengono sempre ostacolate. In realtà, queste aree dovrebbero farle proprio i Comuni, invece chi interviene per migliorare una situazione viene bloccato: ebbene, si tengano le strade sporche di preservativi, si tengano le coppie aggredite, si tengano gli stupri, se è questo che vogliono”. Morale o meno, quella che poteva essere una soluzione "sublime" per molte coppiette senza tetto è andata in frantumi e il giudizio negativo del clero locale non è certo venuto meno: "Questo luogo ci lascia perplessi. La sessualità, in questa maniera, non è più un dono che coinvolge soltanto la vita propria e dell’altro. Ma viene utilizzata in funzione del commercio". Tentar di porre suggerimenti su questioni riguardanti il sesso, in Italia, è sempre un percorso insidioso; si continui a sperare in qualche miracolo. Un giorno, chissà, si potrà decidere dove e quando far sesso senza l’ansia d’essere aggrediti o minacciati da qualche pazzo voyeur.

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