Liberalizzazioni? Macché: su Bersani vince sempre la CGIL

Intervista a Benedetto Della Vedova di Luca Maurelli
su Il Secolo d’Italia del 25-1-07 pag. 4

Della Vedova: il decreto che oggi esamina il governo è un lifting…
ROMA. Montezemolo l’ha saputo direttamente da Prodi ieri, a tavola, tra un bicchiere di vino e l’altro. Ma a quanto pare il presidente di Confindustria si è mostrato prudente di fronte all’ipotesi di un brindisi per quel “lenzuolino” di liberalizzazioni che oggi – come annunciatogli dal premier – approderà in Consiglio dei ministri. Soddisfatto sì, ma fino a un certo punto, visto che il pacchetto-Bersani non è proprio quello che si può definire una rivoluzione riformista in tema di economia di mercato.
Tra i punti in discussione al tavolo del governo, il più importante riguarda certamente il settore della distribuzione dei carburanti, che sarà aperto alla grande distribuzione. Inoltre saranno accolte anche le richieste delle compagnie di allargare la vendita dei prodotti non olio nelle stazioni di servizio. Per parrucchieri e barbieri scomparirà l’obbligo di chiusura dell’esercizio il lunedì e sarà ampliata la possibilità di vendere giornali al di fuori delle edicole. Con tutta probabilità sarà varato anche il pacchetto di misure per le imprese con l’obiettivo di aiutare attraverso agevolazioni fiscali la patrimonializzazione delle imprese.
Altre misure riguarderanno le comunicazioni e l’energia: alle Autorità competenti verranno assegnati i compiti di vigilanza nei confronti, rispettivamente, dei servizi postali e dei servizi idrici. Nascerà poi l’Autorità per i servizi e le infrastrutture di trasporto, di nuova istituzione, con un personale di duecento unità (un altro carrozzone con duecento poltrone da lottizzare…). Novità anche nel campo delle Authority di vigilanza dei mercati. La bozza del decreto sopprime l’Isvap e la Covip e ne attribuisce i poteri a Bankitalia e Consob. Soppressi anche il Cicr e l’Uic, le cui competenze verranno assorbite da Palazzo Koch. II Csf, Comitato per la Stabilità Finanziaria, prende il posto del Cicr all’interno del Testo unico bancario, e mira a promuovere «la stabilità finanziaria e la soluzione delle crisi delle società e dei gruppi bancari e finanziari che possono influire sull’intero sistema».
Ancora in dubbio la “stretta” sui costi di ricarica dei cellulari, che il presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia, Benedetto Della Vedova, bolla come una misura “dirigista e abusiva” perché invaderebbe il campo di attività delle autorità indipendenti su Antitrust e comunicazioni. Per il deputato, laureato alla “Bocconi” e sostenitore delle riforme a 360 gradi in tutti i settori economici, la soluzione migliore sarebbe quella di abolire la tassa di concessione governativa, «perché solo così si sgonfierebbe la “bolla” delle ricariche, senza bisogno di un intervento d’autorità da parte del governo destinato a creare un pericoloso precedente».

Della Vedova, come giustifica il “lenzuolino” di liberalizzazioni che Bersani proporrà oggi in Consiglio dei ministri?
Dal punto di vista metodologico, sembrano tutte misure opportune, anche se va verificato come saranno scritte. Ma si tratta di interventi che, pur utili, incidono su microsettori, i barbieri, i parrucchieri, non si affrontano i nodi strategici del mercato, sui cui è molto più difficile intervenire. Sicuramente l’apertura del mercato per i distributori di benzina può dare vantaggi al consumatore, ma bisogna anche tutelare i piccoli esercizi consentendo di vendere altri generi commerciali, altrimenti li si condanna alla chiusura.

Anche lei ritiene che i provvedimenti sui carburanti siano finalizzati, come sostiene qualcuno, ad aumentare il raggio d’azione delle Coop rosse, come già accaduto per i medicinali?
II problema non riguarda i distributori di benzina, ma è più generale. Non al nord, ma sicuramente nel centro Italia è ormai accertato che le Coop, attraverso il sostegno della politica e i veti delle amministrazioni locali di centrosinistra, rendono molto difficile l’ingresso sul mercato della grande distribuzione ad altri soggetti imprenditoriali, come ha recentemente denunciato Leonardo Del Vecchio. È una questione che andrebbe affrontata seriamente dall’Antitrust.

Dove dovrebbe operare il governo per dare davvero una sterzata anti-statalista al Paese?
Soprattutto in settori su quali i sindacati esercitano maggiormente un diritto di veto, dal pubblico impiego alla contrattazione collettiva. È sul mercato del lavoro che questo governo subisce maggiormente il ricatto della sinistra sindacalizzata. Ma ci sarebbe molto da fare anche sui settori energetici, nei servizi pubblici locali, contro i monopoli delle aziende speciali gestite dalle amministrazioni locali di centrosinistra, su cui la stessa Antitrust ha puntato il dito.

Teme ennesimo bluff del governo sul tema delle liberalizzazioni?
È evidente che la prima contraddizione in un processo di liberalizzazione è l’aumento delle tasse, una misura super-statalista che ha caratterizzato fin dall’inizio l’attività di questo governo. Ma anche l’assoluta protezione del pubblico su scuola e sanità mal si concilia con l’ampio respiro riformista che questo governo dichiara di voler avere.

Su Alitalia e Ferrovie il processo di privatizzazione porterà a dei risultati?
Dipende. Il recente annuncio di Montezemolo di un ingresso di una sua società nel settore della Tav fa piacere, ma bisognerà vedere se questo governo darà davvero a tutti gli imprenditori la possibilità di partecipare alla privatizzazione. Idem per Alitalia: non vorrei che questo esecutivo, per favorire l’ingresso di cordate amiche, finisca per concedere garanzie di monopoli surrettizi.

La Cdl come si comporterà in Parlamento sul pacchetto di liberalizzazioni che oggi varerà il governo?
Non faremo certamente le barricate, ma proveremo a migliorare questi provvedimenti. L’opposizione deve comunque fare l’opposizione, soprattutto se ha davanti a sé un governo che fa solo finta di fare le liberalizzazioni.


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