Inappellabilità: Taradash, Una lettura sovietica della Costituzione

Dichiarazione di Marco Taradash, portavoce Riformatori Liberali
“Cosa c’è di incostituzionale nel fatto che un cittadino imputato o arrestato, sottoposto a processo, finalmente riconosciuto innocente da un giudice indipendente, possa tornare libero e senza pensieri alla vita civile? Cosa c’è di incostituzionale nel fatto che una persona, la cui vita professionale, affettiva, pubblica, sia stata sequestrata per anni dalla trafila giudiziaria, dalle sue lentezze e dalle sue ansie, le cui finanze sono state munte per anni dai costi processuali, finalmente riconosciuta innocente da un giudice indipendente, possa considerare chiusi i suoi conti con la giustizia dello Stato? Leggeremo cosa c’è di incostituzionale quando la Consulta pubblicherà la sentenza con cui ha ieri cancellato la legge Pecorella che aboliva la possibilità di ricorso in appello da parte della pubblica accusa in caso di proscioglimento nel processo di primo grado.

Non condividiamo affatto il merito della sentenza, e, a occhio e croce, la giudichiamo un ennesimo atto della guerra politica imbastita, organizzata e condotta con ogni mezzo e ogni costo da una parte, piccola forse ma dominante, del potere giudiziario contro Silvio Berlusconi. Al costo anche di sacrificare un principio giuridico fondamentale di libertà. Ma se la Consulta avesse ragione, e se l’Italia fosse così diversa dagli stati liberali del mondo, ci chiediamo se la Costituzione di cui dispongono i magistrati della Consulta non sia troppo simile a quella che nella vecchia Urss consentiva ai giudici sovietici di tradirne quotidianamente la lettera, e di usare i cittadini come meri strumenti del controllo politico dello Stato


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