“Dalle notizie di stampa parrebbe che nelle prossime ore Bersani sia intenzionato a presentare un nuovo “pacchetto liberalizzazioni”, comprendendo in esso anche un intervento ed una stretta sui cosiddetti costi di ricarica per i cellulari.
Questo intervento sarebbe dirigista ed abusivo, perché invaderebbe il campo di attività delle autorità indipendenti su antitrust e comunicazioni; e del tutto inutile.
Di fatto il 91% degli italiani preferisce, per ragioni economiche, optare per utenze “ricaricabili” e pagare il costo di ricarica ai gestori, piuttosto che stipulare contratti di abbonamento e pagare la connessa tassa di concessione governativa allo Stato. La ragione è semplice e la spiega a chiare lettere un recente rapporto dell’Antitrust e dell’Autorità sulle comunicazione: la tassa di concessione governativa provoca per l’utente medio, a parità di traffico, un aggravio di prezzo superiore al 40%, mentre l’aggravio medio di prezzo connesso alle spese di ricarica è pari al 18,3%. Abolita la tassa di concessione governativa si sgonfierebbe “la bolla” delle ricariche, senza bisogno di un intervento d’autorità da parte del Governo destinato a creare un pericoloso precedente.
A ciò si aggiunge che dai balzelli sui cellulari, fra tasse e imposte dirette e indirette, continua ad incassare di più lo Stato dei gestori (1,4 miliardi di euro, contro circa 900 milioni di euro).
Quindi, piuttosto di proporre un demagogico ritorno al passato con una misura dirigista, il Ministro proponga l’abolizione della tassa di concessione governativa (che non esiste in nessun altro paese europeo), come richiede il progetto di legge che ho depositato con la firma di oltre 40 deputati dell’opposizione.”