“L’ipotesi avanzata oggi dal Ministro Damiano sullo scalone, “se ci sono le risorse lo cancelliamo”, è pericolosa e irragionevole.
L’innalzamento a 60 anni del requisito minimo per la pensione (fatti salvi i 40 anni di contributi) non è un miglioramento congiunturale ma strutturale e quindi di lungo periodo. Se il Governo decidesse di cancellare lo scalone senza alcuna compensazione certa e di lungo periodo (ad esempio con forti e ineludibili disincentivi, cioè diminuzione dei trattamenti), ricorrendo magari al maggior gettito derivante dall’aumento dei contributi obbligatori in particolare per gli autonomi, finirebbe per destabilizzare ulteriormente il sistema previdenziale a scapito dei giovani.
Prodi si arrenda all’evidenza: il suo Governo non è in grado di formulare alcuna seria proposta di revisione del sistema previdenziale e l’unica cosa da fare è lasciare che entri in vigore la riforma del centrodestra. Sarebbe la cosa migliore per i conti e per i giovani.”