Formiche liberalsocialiste

Di Tommaso Ciuffoletti

Il fallimento della Direzione Difficile non usare la parola “fallimento” per trattare della Direzione della RnP svoltasi ieri a Roma ed a cui ho assistito all’Hotel Palatino. Inutile prendersela con la stampa. Basterebbe considerare come si è chiusa la Direzione per capire che l’insuccesso è stato sancito lì e non sulla carta stampata. Nonostante Pannella abbia insistito sulla prevedibile – e già abusata – linea del “la Rosa nel pugno c’è, è viva e funziona nei suoi organi ufficiali: Segreteria e Direzione”, proprio l’inconcludente chiusura della Direzione ha smentito, di fatto, la lettura pannelliana. Nessun documento finale, nessuna decisione sul documento presentato dalla Segreteria ed una discussione che si è fatta sempre più sterile nel corso del pomeriggio. Si può certamente ripetere il mantra, tanto augurale quanto vuoto, di un rilancio della RnP, ma è difficile farlo se si vuole essere onesti nei confronti di elettori e simpatizzanti. Il documento che la Segreteria aveva presentato in vista della Direzione, proponeva la creazione di un non meglio definito centro per l’iniziativa politica (Cip), a cui affidare il tentativo di elaborare nuove forme di collaborazione e di attività politica. Un obiettivo minimo, ma che avrebbe potuto essere approfondito e valorizzato proprio durante la discussione di ieri. Chi scrive ritiene infatti che il ruolo di quel centro per l’iniziativa politica avrebbe potuto essere reso strategico se – come proposto da alcuni – si fosse deciso di affidarne la gestione ad un gruppo di personalità politicamente e culturalmente autorevoli, esponenti di un’area laica, socialista, radicale e liberale da individuarsi anche oltre quella rappresentata da Sdi e Radicali Italiani. Farne, in altre parole, uno strumento attraverso cui cercare quella rinnovata apertura, tanto invocata come tappa per un rilancio della RnP. Obiettivo minimo, come si è detto, ma anche unica scommessa su cui rischiare. Non dubito che buona parte della dirigenza dello Sdi vedesse in tale soluzione la comoda creazione di un binario morto; un binario su cui indirizzare l’entusiasmo di chi ancora, al proprio interno, ha voglia di perder tempo con la Rosa nel Pugno, lasciando così liberi gli altri di occuparsi delle elezioni amministrative. Ma su quel binario avrebbero potuto lavorare ingegneri ed operai capaci, magari, di segnare ben altro percorso, smentendo simili calcoli e costringendo tutte le parti in causa a misurarvisi. Prospettiva ardua a realizzarsi? Non lo nego, ma sfido chiunque a dire che la crisi della RnP sia di facile soluzione. Nel corso della discussione, specie nella mattinata, è sembrato che sul documento della Segreteria vi fosse un sostanziale accordo – da Cappato a Intini, dalla Bonino a Turci, da Viale a Biscardini – ma l’intervento di Rita Bernardini prima, e – soprattutto – quello di Pannella in chiusura, hanno sparigliato le carte in tavola, riproponendo la lettura di cui sopra e costringendo Cappato a chiudere la Direzione, sancendone l’incapacità di decidere alcunché. A quel punto Boselli non ha nascosto il proprio nervosismo, lasciando alla svelta l’hotel e liquidando un Pannella che voleva rimettergli in mano il roseo cerino del “provamoce Enrì”. Anche le formiche nel loro piccolo… Per quanto poco valga, nei giorni scorsi, parlando con amici e compagni, avevo previsto un simile esito e nel mio piccolo m’incazzavo leggendo la lettera di Nicola Rossi a Fassino, le analisi di Luca Ricolfi sulla Stampa di lunedì e di Salvatore Carrubba sul Sole 24 Ore di martedì. Analisi lucide e critiche sul mancato liberalismo del centrosinistra italiano e del governo che esprime. Analisi che ribadivano con forza le ragioni della Rosa nel Pugno; quelle ragioni che proprio oggi continuano ad esistere, paradossalmente, con ancor maggior forza. Come le formiche di Gino e Michele m’incazzo pensando alla strumentale stoltezza con cui lo Sdi ha voluto leggere il risultato elettorale della RnP come fallimentare, minandone – da subito dopo le elezioni – la possibilità di crescere. Se la Rosa nel pugno fosse stata ferma sulle proprie posizioni, forte delle proprie ragioni ed intuizioni – ed anzi avesse lavorato per renderle ancora più solide – in questi mesi il valore delle sue azioni avrebbe solo potuto crescere, spingendo per una sua compiuta realizzazione come soggetto politico. E invece si è dato voce ai “Capitan Abruzzo” e ai tanti marescialli di provincia attaccati alle proprie poltroncine, incapaci di cogliere che l’autonomia di un moderno partito liberalsocialista passava proprio attraverso l’intuizione politica della RnP. Giudico gravi le responsabilità dello Sdi proprio perché ritengo che, come soggetto maggiormente strutturato avrebbe potuto spingere con più forza organizzativa sul progetto, ma certo non mi nascondo i nefasti giochi di specchi e provocazioni venute da parte Radicale in questi mesi, con l’utilizzo a corrente alternata di Radio Radicale come mezzo di propaganda pannelliana, più che d’informazione. Trovo tuttavia giusto sottolineare che è da parte dei Radicali che in questi mesi sono state promosse le iniziative politiche più importanti, che la Rosa nel pugno avrebbe potuto e dovuto, dopo franche discussioni interne, far sue, dal caso Welby alle iniziative di Capezzone in campo economico. Ma le responsabilità degli uni, non cancellano quelle degli altri ed è inutile stare a misurarle adesso. E’ solo che nel mio piccolo continuo ad informicolirmi, pensando all’assurdità di dover rincorrere ciò che invece si aveva in tasca. Dio è morto, Mao è morto e anche la RnP… Non so dire se la Rosa nel Pugno sia morta, certo non se la passa bene. Ma se qualcuno dovesse staccarle la spina – cosa che per calcolo né Radicali, né Sdi sembrano intenzionati a fare – cosa succederebbe? Innanzitutto credo che i suoi funerali costeranno molto ai soggetti fondatori, allo Sdi in particolare; mentre sul campo rimarrebbe una ricca eredità, difficile da raccogliere per entrambi. I Radicali potrebbero rivendicare maggiore legittimità sui contenuti delle battaglie di questi pochi mesi, ma Pannella continua ad essere risorsa e limite, così come la mancanza di una presenza anche solo minimamente radicata sul territorio. Lo Sdi invece potrebbe tornare a rivendicare la propria identità socialista, ma ogni slancio di rinnovamento pare perduto, così come la futura autonomia del partito. Rimangono poi i figli di quell’unione, coloro che hanno creduto al progetto RnP in quanto tale, per la sua originalità di proposta politica e per la prospettiva da essa indicata. Quelli sprezzantemente chiamati i “terzisti”, dell’Associazione PER la Rosa nel Pugno, di cui chi scrive è Segretario, accusati, a seconda delle circostanze, di essere schiacciati sulle posizioni dei socialisti dello Sdi o di essere dei rompicoglioni per questi ultimi. Eppure, proprio perché figli bastardi, irrispettosi e cocciuti, rimangono convinti della validità di quell’intuizione politica e della necessità di coinvolgere, intorno ad essa, tutti i compagni, anche quelli senza casa o con piccoli tetti sulla testa, disposti a scommettere su un progetto laico, liberale, socialista e radicale, o più semplicemente liberalsocialista. Con la consapevolezza di esser formichine, un pò incazzose, ma convinte delle proprie buone ragioni, aperte alla modernità sia sul piano economico, che su quello civile e sociale.


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