Ridi, pagliaccio (La Diva Julia)

Di Marianna Mascioletti

E’ sempre la stessa storia trita e ritrita. La stessa domanda che dai tempi di Pirandello è stata ripetuta talmente tante volte da risultare banale. “E’ più reale una recita o la vita di tutti i giorni?” La protagonista di questo lungo racconto, scritto da William Somerset Maugham negli anni ’30, è Julia Lambert, personaggio immaginario, una delle più grandi attrici d’Inghilterra, donna di mezza età con tanti ricordi e alcuni problemi, egocentrica al punto da non capire realmente quello che succede intorno a lei, golosissima al punto da fare tenerezza, ma obbligata a trattenersi per mantenere un corpo giovanile e magro, simpatica e sarcastica nei suoi commenti nascosti alle frasi piatte e vuote che le persone, dal marito all’amica (innamorata di lei, in realtà) al giovane a caccia di autografi le rivolgono. Julia, sposatasi giovane con Michael, il suo agente, uomo bellissimo (e vanitoso, e fatuo, però, certo, di buon cuore) ma attore mediocre ed incapace di grandi passioni, arriva al momento di chiedersi cosa sia stato della sua vita, volata via in un turbine di recite…forse il suo talento, il suo “genio”, come lo chiamano i critici e gli ammiratori, è l’unica cosa che è rimasta inalterata nel corso degli anni, mentre lei, anche se per fortuna si è “conservata bene”, invecchiava, senza vivere un solo giorno nella realtà. L’incontro con il giovane americano Tom, che dopo un brevissimo corteggiamento diviene il suo amante, sembra sollevarla per un po’ da queste riflessioni, ma purtroppo la nostra eroina non riesce a guidare il gioco come aveva sperato: i suoi sentimenti e il rimpianto di non essersi goduta “la vita vera”, perché era troppo impegnata a fingerne ogni sera una diversa, la portano ad abbandonarsi quasi senza ritegno nelle braccia di Tom, che invece è interessato solo a sfruttare la relazione con lei per inserirsi nella buona società. In tutto questo, mentre la gente comincia a chiacchierare sul rapporto tra i due, il figlio di Julia e Michael, Roger, quasi ventenne, sembra fare amicizia con Tom: i due escono insieme, la sera, frequentando ragazze che vogliono fare le attrici. Di una di queste, la bionda Avice Crichton, Tom si innamora, e, per conquistarla, si vanta di avere la grande Julia Lambert “in pugno” e di poterle procurare tramite lei una parte nella nuova commedia prodotta da Michael. Julia, pur di non sembrare gelosa, anche se distrutta dall’ormai ostentato disinteresse di Tom, accetta di assumere Avice. Per cercare di riconquistare un po’ di fiducia in se stessa, per convincersi di essere ancora attraente, Julia si infila in una serie di azioni tutto sommato fallimentari, dal cercare di sedurre il suo amico di una vita (probabilmente omosessuale, o impotente, o entrambi, ma lei, in vent’anni di frequentazione, è stata sempre troppo assorbita dal proprio “personaggio” per notarlo) all’abbigliarsi molto vistosamente nel tentativo di farsi abbordare dagli uomini per strada, al cercare di comportarsi da madre affettuosa per il figlio, troppo a lungo ignorato. Ma proprio questo tentativo si rivela per lei un punto di rottura: Roger, infatti, senza drammi (per carità, ché nella sua giovane vita ne ha già visti troppi), solo con rassegnata ironia, le rinfaccia di non essere mai stata per lui “reale”, ma sempre soltanto un personaggio di qualche genere, sempre impegnata a recitare, con tutti, a studiare le espressioni facciali e le lacrime e il tono di voce e le risate, mai capace di vivere e basta. Infine le fa capire di sapere benissimo della sua relazione con Tom. Da questo colloquio, che sul momento la lascia completamente interdetta, Julia capisce cosa deve fare per risollevarsi: donna di teatro, attrice fino in fondo, per dare una lezione all’opportunista e meschino Tom e all’arrogante giovane Avice, e una dimostrazione a chi pensa che ormai sia incamminata sul “viale del tramonto”, decide di prendersi la sua rivincita sulla scena, nella prima della commedia in cui lei ed Avice recitano insieme. Come? Lo lascio scoprire a voi. Il racconto, seppure un po’ troppo lento e descrittivo quando indugia su quelli che, secondo il mio modesto parere, sono i particolari sbagliati, è veramente godibile e vale la pena di essere letto. Lo stile scanzonato e neutro, mai lirico o appassionato, dell’autore fa capolino dalle battute di Julia e in generale da tutte le pagine; le descrizioni offrono un bello spaccato, molto originale, della vita negli anni ’30 in Inghilterra, delle abitudini della buona società e delle ipocrisie con cui, per non rimanerne schiacciati, si doveva giocare e giocare e giocare ancora, senza prenderle minimamente sul serio, come la nostra Julia sa fare così bene (ed è per questo che l’amiamo :-) ). Penso che una storia del genere possa piacere soprattutto a chi ama recitare ed essere al centro dell’attenzione, pur senza ammetterlo, a chi vuole riprendere in mano la sua vita e vendicarsi, ma senza fare troppo male, di chi lo ha fatto tanto soffrire, e soprattutto a chi non si prende e non prende le cose troppo sul serio. Altri, quelli che vogliono grandi passioni, intrighi, disperazione, toni lirici, rimarranno delusi dall’apparente superficialità di questo scritto, che però invece secondo me, come dicevo all’inizio, ha il grande merito di trattare in termini non scontati né banali il grande tema di che cosa, in realtà, sia la vita vera e di quanta finzione sia comunque necessaria nell’esistenza di tutti i giorni per non rimanere schiacciati. Se letto con sufficiente attenzione, può essere anche questo (come il film omonimo, che parimenti vi consiglio) uno dei libri che cambiano la vita. Compra il libro su bol.it Compra il film su bol.it


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