Un liberista dice che Bersani è come Chàvez, poi si pente e gli fa un’offerta

da Il Foglio dell’11 gennaio 2006 pag. 4
Il Ministro Bersani ha annunciato che interverrà per azzerare il costo di ricarica dei telefonini, quell’ingiustificato balzello (dai due ai cinque euro) che paghiamo alle compagnie ogni volta che ripristiniamo il credito.
Una cosa da libro Cuore: Bersani-Garrone interviene a difendere i consumatori italiani dai tanti Franti che rubacchiano dalle loro tasche di telefonatori. Una mossa da strappare applausi, una dimostrazione che la “fase due” è partita e il Governo non scherza. O no?
No, proprio no. Al di là delle apparenze, la mossa di Bersani è pericolosa assai. Se dovesse essere portata fino in fondo sancirebbe il ritorno al passato, quando era il Governo a stabilire o controllare prezzi e tariffe. L’interesse del consumatore non può essere l’alibi demagogico per interferire con le dinamiche del mercato, tra l’altro uno dei più competitivi della nostra economia. Se passa il principio che un Ministro deve o può intervenire direttamente quando ravvisa un prezzo o una tariffa troppo elevata, perché fermarsi alla ricarica dei telefonini?

La mossa di Bersani prefigura un arretramento culturale. In Europa ed in Italia lo Stato ha smesso da tempo di occuparsi dei prezzi, affidando al mercato e alla libera concorrenza il compito di determinarli. A guardia del mercato stesso abbiamo messo le Autorità indipendenti, che devono vegliare sul fatto che le regole del gioco siano rispettate e che non vi siano abusi. Nel caso delle telecomunicazioni, per di più, l’Autorità ha anche il potere di intervenire sulle tariffe.
Non ce ne voglia Bersani, ma sua la tentazione di farsi ben volere esercitando la sua autorità sulle società dei telefonini ci ha fatto correre un brivido nella schiena. Se dobbiamo dirla tutta, ci ha ricordato che anche Chavez nazionalizza in nome dell’interesse dei consumatori e dei contribuenti venezuelani. Un’esagerazione? Sicuramente sì, dal momento che non immaginiamo Bersani intervenire a Caserta al grido di “o socialismo o morte!”, ma se lui si incammina su questa strada, non mancherà chi, specie tra i suoi compagni d’avventura, comincerà a chiedere di più.
Ma se questa è la teoria (e a noi la teoria sta molto a cuore), passiamo alla pratica. Come fanno le compagnie a lucrare impunemente questa “odiosa” rendita? Possibile che il mercato sia così inefficiente? Basta leggere l’indagine congiunta dell’Antitrust e dell’Autorità per le TLC e si scopre l’arcano. L’Italia è l’unico paese dove vige la tassa di Concessione Governativa che grava su quanti hanno un abbonamento per il telefonino e pagano dunque la bolletta, senza ricorrere alla ricarica. Si tratta di un balzello di Stato introdotto nel 1993, quando forse qualcuno riteneva il telefonino un bene di lusso (magari un po’ cafone, come i SUV), che costa dai cinque ai dodici euro. Secondo l’indagine, per il consumatore oggi è di gran lunga più conveniente pagare i costi di ricarica piuttosto che stipulare un abbonamento con allegata tassa. E’ proprio la tassa, dunque, a garantire alle compagnie i margini per lucrare una comoda rendita; la diffusione delle ricariche è dovuta proprio al comportamento razionale dei consumatori, che tra il balzello di Stato e quello delle compagnie scelgono quest’ultimo, perché costa meno: in media esattamente la metà.
Il cerchio è chiuso: è la distorsione determinata da una tassa ingiustificata a provocare l’anomalia dei costi di ricarica. Bersani appoggi la nostra proposta di abolire la Tassa di Concessione e vedrà che, se del caso con l’aiutino delle Autorità, la rendita delle compagnie si sgonfierà da sola, senza evocare il fantasma dello statalismo.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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