Liberalizzazioni: Della Vedova su Bersani, Dai balzelli sui telefonini incassa più lo stato dei gestori

La riforma indispensabile è l’abolizione della tassa di concessione governativa. Presentata proposta di legge per l’abolizione della tassa di concessione governativa sull’utilizzo dei terminali di comunicazione mobile e personale in tecnica GSM/UMTS
Sintesi della conferenza stampa tenuta quest’oggi alla Sala Stampa di Montecitorio da Benedetto Della Vedova, Presidente dei Riformatori Liberali e Deputato di Forza Italia
In Italia vi sono circa 67 milioni di utenze di telefonia mobile.
Il 91% di queste utenze è composta da carte ricaricabili contro il 9% di contratti di abbonamento.
Sulle carte ricaricabili non grava una tassa di concessione governativa, che invece è applicata sui contratti di abbonamento in questa misura: 5,16 euro per l’uso familiare e 12,81 euro per l’uso aziendale.
Il gettito della tassa di concessione governativa (che riguarda – è bene ricordarlo- solo il 9% delle utenze di telefonia mobile) è pari a circa 600 milioni di euro annui.
I costi di ricarica richiesti dai gestori ai clienti delle carte ricaricabili sono pari a 1,7 miliardi di euro (Iva compresa). Di questi 1,7 miliardi di euro circa 800 tornano allo Stato tra imposte dirette e indirette (300 solo di Iva).
Tra tassa di concessione governativa e imposte dirette e indirette sulle ricariche (al netto del traffico telefonico), lo Stato incassa ogni anno almeno 1,4 miliardi di euro, mentre il margine dei gestori per i cosiddetti costi di ricarica addebitati ai clienti è di circa 900 milioni di euro.
Le cifre dimostrano :
1. che dai balzelli sulle spese telefoniche non riferibili al traffico effettivamente svolto dai clienti lo Stato incassa assai più dei gestori;
2. che il costo di ricarica è uno degli effetti perversi del permanere di una antistorica tassa di concessione per gli abbonamenti di telefonia mobile (non casualmente tanto i costi di ricarica quanto la tassa di concessione sono un unicum nel panorama europeo) e ciononostante i consumatori continuano a preferire le carte ricaricabili ai contratti di abbonamento. Sono state le autorità indipendenti su Antitrust e Comunicazioni a spiegare le ragioni economiche di questa scelta: “Per cogliere la portata della TCG sul prezzo effettivo del servizio, occorre considerare che nel 2005 la spesa media mensile in traffico dei clienti del servizio prepagato – vale a dire della stragrande maggioranza degli utenti retail – non ha raggiunto i 15 euro. Di conseguenza, qualora tali utenti si fossero avvalsi del servizio in abbonamento, la sola tassa di concessione governativa avrebbe provocato in media un aggravio di prezzo superiore al 40%


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