“Prodi ha lanciato oggi l’improbabile slogan “lo sviluppo sarà il nostro nuovo euro”. A parte il fatto che l’ingresso nell’Euro avvenne allora in modo incerto (Prodi puntava ad ottenere un rinvio col sostegno di Aznar) e con errori di strategia (puntando non sulle riforme ma su nuove tasse e accettando un concambio penalizzante per l’Italia), non si capisce in base a quale previsione il premier ritenga che la politica di questo Governo possa favorire la crescita economica.

Aumento della pressione fiscale e della spesa pubblica, stangata sul risparmio, nuove rigidità nel mercato del lavoro che si profilano con le modifiche conservatrici alla Legge Biagi, ritorno alle pensioni di anzianità con l’abolizione della Riforma Maroni: con questa impostazione di politica economica e fiscale si deprimono le prospettive di crescita.
Di fronte a questi arretramenti strutturali imposti dalla sinistra post e neo comunista, l’idea di aprire un impresa in un giorno (come ha promesso oggi Prodi) o anche in 12 ore non serve assolutamente a nulla.
La verità è che se l’Italia continuerà sulla strada della ripresa economica avviata da prima delle elezioni non sarà “grazie a Prodi”, ma “nonostante Prodi”.