“Ogni qual volta si affrontano i nodi cruciali per l’economia del Paese, il centrosinistra avanza pericolosamente in ordine sparso e appare “a rischio caduta”. E’ successo con la Finanziaria e succede oggi con le pensioni.
La riforma varata da Berlusconi nella scorsa legislatura, pur nella sua sommarietà, produce risultati importanti: lo “scalone” incide positivamente sul nodo dell’età minima e permette la sostenibilità finanziaria del sistema.

L’attuale impianto previdenziale resta però gravemente penalizzante per i lavoratori più giovani, i quali sostengono con i propri contributi (tra l’altro più salati, almeno per gli autonomi, dopo la Finanziaria) pensionati e pensionandi, ma che riceveranno poi pensioni da fame, pari appena al 40% degli ultimi stipendi percepiti. In parole povere, pagheranno due volte.
Intervenire oggi sulla previdenza ha senso solo se si ha il coraggio di affrontare con ancor maggior decisione questa ingiustizia “generazionale”. E lo si può fare solo agendo sull’età pensionabile e promuovendo concretamente il decollo della previdenza integrativa.
Il disegno iniziale di Padoa Schioppa, improntato ad un qualche rigore ed efficacia, sta lasciando il posto al finto buonismo di Prodi e al massimalismo della sinistra e del sindacato, che chiedono l’abolizione tout court della riforma del centrodestra ed un semplice quanto pericoloso ritorno alle regole del passato. Con buona pace dei giovani e dei conti pubblici.”