Nostro onere, Vostro Onore

di Alessio Di Carlo
Strano Paese il nostro: dove l’applicazione rigorosa delle norme che regolano il processo diventa una forma di agitazione della classe forense.
Prosegue infatti da ieri lo sciopero bianco degli avvocati italiani: di nient’altro si tratta se non di una forma di protesta dell’avvocatura che tenta di paralizzare la macchina della giustizia…applicando il codice!
A molti sarà capitato, entrando in un palazzo di giustizia nel giorno di celebrazione delle udienze, di immaginare di trovarsi all’interno di un grande mercato cittadino piuttosto che di un luogo istituzionalmente deputato all’amministrazione della giustizia. Sale stracolme di avvocati, per lo più riuniti in drappelli di due o tre, un brusio costante a far da sottofondo ad un incomprensibile movimento di fascicoli ed un signore – a metà tra l’annoiato e l’incazzato – che ci dicono essere il giudice.
Non una briciola di ritualità, non una toga, un cancelliere, un “Vostro onore!”, lo straccio di un’arringa, non un testimone che sia ascoltato seduto davanti al giudice.
Niente di niente rispetto a quello che – magari con il concorso di qualche telefilm americano – ci saremmo aspettati.
Ebbene, questa Vucciaria Giudiziaria altro non è che il sistema di autoregolamentazione che la giustizia italiana, da diversi decenni, ha escogitato per poter assicurare una maggiore speditezza nella celebrazione dei processi.
E così, anzichè “chiamare” i processi uno ad uno, il giudice affida materialmente ogni fascicolo alle parti le quali, dopo aver affrontato, discusso e magari risolto ogni questione, tornano dal giudice affinchè questi ratifichi il verbale e chiuda l’udienza.
Voilà.
In tal modo, anzichè due o tre, ogni mattina possono celebrarsi quaranta o cinquanta udienze per ogni giudice, con buona pace di toghe, parrucche, emellini, “Vostro onore!” e quant’altro.
E dire che, quando l’avvocatura protestò contro il decreto Bersani ci fu perfino qualcuno che ebbe il coraggio di affermare che erano gli avvocati i primi avversari di un processo snello e spedito.
Gli stessi avvocati che quotidianamente sono costretti, per contribuire a garantire una parvenza di efficacia della macchina della giustizia, a calpestare la propria dignità, personale e professionale.


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