14 Deputati di Forza Italia – Lo Stato non può sequestrare la volontà di un paziente

da Il Corriere della Sera del 7 dicembre 2006 pag.10

La vicenda di Piergiorgio Welby nasce dalla richiesta di un malato terminale dì sospendere, in modo pubblico e consapevole anziché clandestino, trattamenti sanitari inizialmente accettati e, in seguito, per l’evoluzione della malattia, giudicati dallo stesso paziente inutili e vessatori e quindi, di fatto, coattivi.
Da anni, nel nostro Paese, a fondamento di qualunque rapporto terapeutico è posto il principio del «consenso informato», che obbliga al rispetto della volontà del paziente, anche quando questa comporti conseguenze esiziali. Se dunque questo principio – che nessuno in sé contesta – consente ai pazienti di rifiutare consapevolmente i trattamenti che vengono loro proposti, sulla base di un apprezzamento discrezionale e non sindacabile, riteniamo oltremodo difficile e contraddittorio giustificare la scelta di sequestrare la volontà di un paziente vigile e consapevole, ma fisicamente impossibilitato a sottrarsi a cure che, in coscienza, egli non considera più tali. Eppure, ciò è proprio quanto sta accadendo a Piero Welby. Il fatto che egli abbia deciso di fare della sua condizione un caso politico rivolgendosi al Capo dello Stato, onora lui e la politica.
Comprendiamo . che sui temi «eticamente sensibili» tutti i Sì e tutti i No vadano valutati con prudenza anche in previsione delle loro drammatiche e spesso inopinate implicazioni. E quindi comprendiamo ,e in linea di principio apprezziamo, l’idea che nelle questioni prime e ultime della vita e della morte il principio-base sia rappresentato dal «diritto alla vita». Ma proprio per queste ragioni – e per una manifesta diffidenza verso ogni forma di «eutanasia di Stato» – riteniamo che 1’indisponibilità della vita umana sia da intendersi in senso pieno, e quindi comprenda il rifiuto di cure non volute e anche la scelta di una morte (relativamente) anticipata, ma conforme nei limiti del possibile alle volontà di un paziente.
Il dibattito sul caso Welby non è un astratto agone fra i difensori del «diritto alla vita» e quelli del «diritto alla morte». Al contrario, l’eutanasia di Stato (quale quella «coattiva» che in alcuni ordinamenti europei ha preso pericolosamente piede) e la «terapia di Stato» (quale quella che burocraticamente viene inflitta a pazienti che non sono materialmente in grado di sottrarsene) sono due facce della stessa medaglia e poggiano entrambe sul medesimo fondamento: cioè sull’idea che la libertà di scelta non spetti al paziente, ridotto ad oggetto delle decisioni altrui.
Dire no a Welby non significa dire no all’eutanasia, ma dire no al principio del consenso informato, cioè alla base giuridica e deontologica di qualunque relazione ragionevole e reciprocamente responsabile fra medici e pazienti.
Benedetto Della Vedova, Simone Baldelli, Margherita Boniver, Battista Caligiuri, Giuseppe Cossiga, Enrico Costa, Stefania Craxi, Antonio Martino, Chiara Moroni, Mario Pepe, Sergio Pizzolante, Stefania Prestigiacomo, Dario Rivolta, Paolo Romani
(Deputati del Gruppo di Forza Italia)


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