“Le parole di Berlusconi sul canone Rai sono una provocazione utile e positiva perché non rappresentano – a differenza di quanto sostengono molti – un invito all’evasione, ma perché pongono la questione del tutto aperta e irrisolta della congruità del canone Rai in rapporto alle “prestazioni di servizio pubblico”.
La qualità e i costi del servizio pubblico di informazione non possono essere considerate “variabili indipendenti” solo perché il canone è considerato, giuridicamente, una tassa.
Da questo punto di vista, ritengo che l’unica forma credibile, economica e di mercato per ridurre i costi del servizio pubblico di informazione sia quella di liberalizzarne la fornitura, sulla base di un’asta pubblica non riservata, ovviamente, alla sola “televisione di Stato”.”