Archive | dicembre, 2006

Saddam: Taradash, Fine tiranno omicida, c’e’ giustizia-libertà

Disgustose le lamentazioni del pacifismo oggi filo-islamista
(ANSA) – ROMA, 30 dic – ‘L’esecuzione di Saddam Hussein è avvenuta in modo conforme alle leggi irachene e fa seguito ad un processo che, pur nelle difficilissime condizioni dell’Iraq assediato dalla guerriglia, ha visto garantiti i diritti della difesa’. Lo afferma in una nota Marco Taradash, portavoce dei Riformatori Liberali, la formazione di esponenti radicali che ha partecipato alle elezioni nelle liste di Forza Italia. Leggi tutto

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Governo: Della Vedova, Sviluppo? Non “grazie a Prodi

“Prodi ha lanciato oggi l’improbabile slogan “lo sviluppo sarà il nostro nuovo euro”. A parte il fatto che l’ingresso nell’Euro avvenne allora in modo incerto (Prodi puntava ad ottenere un rinvio col sostegno di Aznar) e con errori di strategia (puntando non sulle riforme ma su nuove tasse e accettando un concambio penalizzante per l’Italia), non si capisce in base a quale previsione il premier ritenga che la politica di questo Governo possa favorire la crescita economica. Leggi tutto

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Reati contabili: Della Vedova, Napolitano rifiuti il kamasutra istituzionale di Prodi

“Il Decreto Legge del Governo sulla prescrizione dei “reati contabili” è scandaloso. Discutere oggi nel merito del provvedimento finirebbe per fare da copertura ad un comportamento politicamente ed istituzionalmente inaccettabile. Leggi tutto

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Pensioni: Della Vedova, maggioranza in ordine sparso, prevarrà sinistra massimalista

“Ogni qual volta si affrontano i nodi cruciali per l’economia del Paese, il centrosinistra avanza pericolosamente in ordine sparso e appare “a rischio caduta”. E’ successo con la Finanziaria e succede oggi con le pensioni.
La riforma varata da Berlusconi nella scorsa legislatura, pur nella sua sommarietà, produce risultati importanti: lo “scalone” incide positivamente sul nodo dell’età minima e permette la sostenibilità finanziaria del sistema. Leggi tutto

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Pensioni: Della Vedova, Governo non faccia nulla

Meglio la riforma Maroni delle fumose ricette dell’esecutivo.

La Finanziaria si è conclusa come era prevedibile: i roboanti proclami sul rigore e lo sviluppo hanno inesorabilmente ceduto il passo alle richieste della sinistra massimalista, che ha preteso e ottenuto una finanziaria senza tagli, fatta tutta di aumenti delle tasse e della spesa pubblica. Leggi tutto

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Crocifisso due volte

Di Nicolas Ballario

Scheda eutanasia

Modena – "Significa essere veramente liberi", questo mi ha risposto Daniele Scaglioni quando gli ho chiesto che cosa volesse dire chiedere di morire. Sarà perchè Daniele è uno di quegli italiani che sta provando sulla propria pelle il dramma di vivere in un paese che non gli permette di "addormentarsi dolcemente", come dice lui. Ho incontrato Daniele qualche giorno fa nella sua bella casa di Modena, sarà uno dei soggetti della mia campagna fotografica sui malati che chiedono di poter avere l’eutanasia, mi ha regalato il suo libro, oltre ad una copia per Marco Pannella e una per Oliviero Toscani, un’autobiografia che mi ha commosso, emozionato, fatto adirare….

Estratti da CROCIFISSO DUE VOLTE PREFAZIONE DI DARIO FO E FRANCA RAME "Guardatemi! Io mi descrivo senza falsi pudori, ma voi guardatemi senza ipocrita pietà . Guardatemi e incazzatevi con me e se vi sarete incazzati sul serio per le mie due crocifissioni, allora riuscirete a volermi bene." Questo sembra dirci Daniele Scaglioni, con le sue tele e con i suoi flash autobiografici che hanno anch’essi lo stile, i colori violenti o cupi, la forza descrittiva e il pathos di un dipinto. Lo ascolta con attenzione, perchè gli vuole un gran bene, Guido, l’amico che diventa lo strumento delle sue incisive pennellate verbali, essendo Daniele impossibilitato a scrivere a causa dell’handicap che porta. Guido, come per un gioco di parole, ci fa da ‘guida’ e collega, imbrigliando in una struttura narrativa, con interventi esplicativi più pacati ma non meno sofferti, gli impeti della furia desiderosa di attenzione di questo personaggio dirompente." MIA MADRE Mia madre è stata dura come un caporale ed io il più misero dei soldati. Arida come la terra secca dei calanchi di montagna, caparbia come un fico d’India. A livello inconscio non mi ha mai accettato. Ha accettato me e il mio corpo soltanto quando sono diventato finanziariamente indipendente, anche se non mi ha mai dato una lira. Credo che sia normale per una madre non volere un figlio handicappato nella pancia. Una madre odia quella scopata che lo ha fatto nascere a settant’anni si libertà del peso di vivere. Seguii il carro funebre fino al cimitero e aspettai con mente fredda che la chiudessero nel tombino. Quando l’ultimo colpo di cazzuola del becchino terminò di intonacare quelle quattro pietre di morte me ne andai in silenzio pensando intensamente che adesso stava bene. Fu una liberazione.

LA SCOPERTA DEL SESSO Un’amica di mia madre, che bazzicava casa nostra, mi ha sverginato. Io la benedico quando ci ripenso. Aveva una figlia giovane, una bella ragazza, e tutte e due facevano la vita. Un giorno capitai a casa di Maria e la giovane era a letto. La madre mi fa con un’occhiata intrigante: "Daniele vai ben di là a fare un po’ di compagnia alla Bruna". La ragazza era nuda sotto alle coperte. La stanza era calda e odorosa del suo fiato. Mi sono seduto sul bordo del letto, leggero e imbarazzato. Il cuore cominciò a battere come un tamburo. Dentro di me pensavo: "Dai Daniele, fatti coraggio, è una bella ragazza, dalle un bacino". Non ce ne fu bisogno. La prese lei l’iniziativa e mi baciò a bocca aperta con tutta la lingua in bocca. A diciott’anni avevo una voglia di scopare che morivo. Sempre duro, sempre pronto. Nei miei sogni c’era sesso e paura. Ma anche allora, piuttosto di stare con ragazze handicappate di mente, mi facevo una sega. Masturbarsi, anzi toccarsi, mi diceva il prete a voce bassa, è peccato mortale, non farlo. Quando ti masturbi stai meglio. La masturbazione è terapeutica. Certe volte pensando alle parole del prete e al suo giudizio, interrompevo la masturbazione a metà e mi sentivo i brividi scorrere sulla schiena e i testicoli duri come sassi. L’ossessione del peccato mi perseguitava.

L’AMORE Eravamo in montagna, a Moena. Ci fermiamo in una piccola chiesa fuori mano. "Anna" le dico a bassa voce "tu sai che non possiamo sposarci perchè perdiamo la pensione, ma io vorrei farlo". Un brivido nei suoi occhi. Ho visto l’emozione impadronirsi di tutto il suo corpo. Quelle parole sussurrate nell’oscurità della chiesa, per il rispetto del luogo, furono intense quanto un matrimonio davanti all’altare. I suoi occhi si fecero fontane colme d’acqua. Ho scolpito nel cuore quel momento. Il giorno prima avevo comperato due fedine d’oro e vi avevo fatto incidere i nostri nomi. Le chiusi nel palmo della mano e le immersi nella pila dell’acqua santa. Gliela infilai al dito ancora gocciolante. "Che cosa fai?" "Ci sposiamo". Uniti da un sottile cerchio d’oro. Per due persone innamorate non esiste vincolo più forte. Quanto pianse, poverina! Restammo insieme nove anni, fino alla sua morte.

DIPINGO CON LE DITA E CON IL CORPO Ogni volta che iniziavo un’opera, era un’avventura che mi calava nel misterioso mondo della fantasia. I colori mi affascinavano: la loro consistenza, la pienezza delle tinte si facevano carne e sangue…. Per uno spastico aprire un tubetto di colore è più difficile che per un chirurgo tagliare una pancia. Con i denti svitavo come potevo il tappino e mi concentravo per strizzare con le mani il tubetto di piombo. Le mie mani si muovono a scatti e senza controllo, e così capitava spesso che il colore uscisse con uno schizzo improvviso e ondulato come un pesce e si spargesse dappertutto tra le mie imprecazioni. Raccoglievo il colore che gocciolava sulla camicia o sulla tavolozza e lo gettavo con coraggio sulle tele con la spatola, con un pennello trattenuto tra i denti o semplicemente con le dita. . Al termine del lavoro io ero una tavolozza vivente: le labbra incrostate di colore, le mani arabescate e unte, il viso stravolto dalla fatica e dal sudore che mi bruciava gli occhi, la camicia e i pantaloni pieni di schizzi e sgocciolature. Su questo campo di battaglia devastato spuntavano luminosi i quadri terminati ed io ne ero fiero. Li amavo da subito. Si ama sempre ciò che ti fa soffrire.

LE CALUNNIE Mi hanno crocefisso due volte: quando sono nato e quando mi hanno ferito al petto con le calunnie. Con quale diritto poi ? Mi hanno buttato giù dal cavallo della mia giovinezza invece di insegnarmi a correre libero e selvaggio nei campi aperti. Datemi gambe buone e avrei fatto cose diverse, datemi mani buone e avrei fatto cose diverse, datemi un mitra in mano e avrei spaccato il mondo. Se avessi avuto soldi avrei potuto corrompere facilmente politici e galoppini ed ora non sarei qui a tormentarmi. Perseguitato e condannato senza colpa. HANDICAPPATI, DISABILI, DIVERSAMENTE ABILI Nel nostro ambiente ci si rompe la testa per capire se sia meglio dire che siamo handicappati o disabili o invalidi. Per me è un falso problema. Qualche genio, per superare residui di pregiudizi e ampliare il concetto, ha proposto di dire che noi siamo diversamente abili che sarebbe come dire due volte abili. Per fare che cosa? Grande scoperta che puzza di presa per il sedere. Siamo gente nella merda, questa è la definizione giusta. Mi sento sfigato dalla nascita, con le gambe e le braccia di merda. L’handicappato che dice di stare bene al mondo è bugiardo o rintronato.

LA SUORA DI COLORE Una volta all’anno, insieme ai miei amici sordomuti, vado a mangiare all’Istituto delle sordomute che è vicino a casa mia. Una giovanissima suora di colore della Nigeria che mi conosce da diversi mesi, mi guarda severa e mi fa: "Daniele sei un pagano. Tu bestemmi troppo. Se non vai a messa come gli altri e non fai la comunione, qui non mangi". Quelle parole mi sprofondano nel passato. Mi rivedo bambino mentre tento di coprirmi il viso dagli schiaffi delle suore che mi colpiscono con le loro mani dure come il legno perché sono colpevole di non pregare bene e mi mettono in castigo con la faccia al muro. Adesso ho cinquant’anni e posso permettermi di odiarla e di sbeffeggiarla. "Ma certo sorella. Nella tua bontà cristiana non ti hanno insegnato che anche i pagani devono mangiare ? Ti prometto che per tutto il pranzo non bestemmierà. La comunione? Ne ho fatte tanteche cosa c’è di buono oggi da mangiare?". Da bambino il cuore si faceva piccolo e s’induriva.

GUTTUSO Per sei mesi ho fatto "la posta" a Guttuso per conoscerlo. Volevo farlo perchè era il pittore italiano più grande ed era il suo momento magico. Mi trovavo a Roma per una mostra. Cominciai a frequentare la trattoria dove di solito andava a pranzo con la speranza di incontrarlo. Mi vede il padrone della trattoria e si accorge che mangio un panino tutto solo ad un tavolo vuoto. Non avevo più una lira in tasca, ero avvilito e deluso. "Cosa ti succede? Chi cerchi?" mi domanda. "Sono un pittore e vengo qui per incontrare il maestro Guttuso, ma ormai ho perso la speranza e ho finito i soldi". "Tutto qui?" si meravigliò il buon uomo "Vieni con me" disse e si rivolse con tono confidenziale a Guttuso che stava pranzando ad un tavolo distante: "Ehi, Renato c’è questo giovane che vuole conoscerti". Ci presentammo. Guttuso disse: "Vieni a casa mia, vieni a vedere la mia bottega".

IL MIO SOGNO Appena raggiunto un certo benessere finanziario pensai: "Adesso voglio andare a colpo sicuro e costruire una casa-albergo per handicappati. Basta chiacchiere. Fatti. Quindici anni fa comperai 10 mila metri di terra a Riva Ligure, un terreno al sole con 100 metri di spiaggia di fronte al mare. Un paradiso terrestre lambito dalle onde trasparenti del mare Ligure. Mi sono svenato. Ero convinto di ottenere nel giro di due o tre anni le licenze necessarie per costruire l’albergo. Non chiedevo soldi a nessuna istituzione pubblica, sia chiaro. Sono passati quasi 15 anni. Niente di fatto. Il Piano Regolatore della città va avanti e indietro come un elastico. Un po’ qui e un po’ lì . L’unico posto dove non si ferma è sul mio terreno e il mio progetto sta morendo. Insieme a lui, il mio sogno.

CHI NON VUOLE L’ALBERGO PER GLI HANDICAPPATI ? Mi sono illuso inutilmente? .Oggi il mio terreno vale quanto un campo di carciofi. Mi fanno morire di crepacuore. Chi non vuole che io faccia l’albergo? Se avessi chiesto di costruire un residence di lusso per milionari americani panciuti e abbronzati ci sarebbero state le stesse difficoltà? Per gli handicappati di Scaglioni! non insistiamo! che spettacolo sarebbe! tanti storpi a passeggio in carrozzella per Riva Ligure con le loro deformità esposte al sole e poi le urla, fermi davanti ai negozi, intralciano, pensiamo al decoro, all’immaginesiamoragionevoli! DI NOTTE Da quando è morta la mia compagna mi addormento con la televisione accesa per sentire una voce qualsiasi nella stanza vuota. Nella mia casa ci sono soltanto fantasmi che mi bussano alla schiena. Spengo l’apparecchio al mattino dopo aver ascoltato le quattro cazzate quotidiane. E’ POSSIBILE ACQUISTARE IL LIBRO ON-LINE SUL SITO WWW.DANIELESCAGLIONI. IT

www.danielescaglioni.it

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Online “Blogging” di dicembre

Il numero di dicembre di Blogging

Ed ora il numero di dicembre di Blogging, mensile dei ragazzi siciliani di Generazione L L’editoriale, di Luigi Pavone, è sul viaggio del papa in Turchia Altri titoli tratti dal sommario sono i seguenti: – Crepês al salmone e zucchine, di Daniela Montalto – I neuroni specchio, di Denise Pernaci – In-reality, di Alessia Villari – Avete Idea Della Sofferenza?, di Giusy Vitale – Laico Natale, di Massimo Messina – Conosciamo meglio lo sport: Il Badminton, di Giovanni Melfa

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Orizzonti in espansione: Generazione L su Radio Alzo Zero

Da Lunedì, alle ore 22 su Radio Alzo Zero Generazione L apre un nuovo spazio. Si torna alla formula di una volta, quella della riunione di redazione a microfoni aperti. Confronteremo le nostre idee sui temi che caratterizzano la nostra epoca, con un punto di vista liberale, liberista e libertario, esamineremo senza riserve tutto ciò che va e che non va. Seguiteci anche in questa nuova avventura, ogni Lunedì alle ore 22 su Radio Alzo Zero. Nella puntata numero "0" microfoni aperti su Pacs e Matrimoni gay. Ma non dimenticate il classico appuntamento quindicinale su Radio Radicale, il venerdì alle ore 20.30!

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La battaglia di Piero – Scheda audio eutanasia

_“Presidente, Voglio morire!”

_Eutanasia su Generazione Elle

_Ricordo di Piero

Da Libero.it

Mario Riccio è il medico che ha adempiuto alle volontà di Piergiorgio Welby. Il medico, anestesista rianimatore a Cremona, ieri notte attorno alle 23.30 ha sedato e poi staccato il respiratore dell’uomo. Leggi tutto

 
 
 
 
 

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Natascha

da Corriere.it

Protetta in un albergo da agenti e psicologi. Pesa 42 chili, meno di quando fu sequestrata, e mangia solo gelato. Ha il corpo pieno di macchie e lividi Natascha, si cerca il complice del rapitore Vienna, al setaccio la villetta-prigione dove è stata segregata per 8 anni. La ragazza è stata violentata VIENNA — Adesso cercano anche i peli, i capelli, le macchioline. La villetta-prigione di Natascha Kampush può spiegare molte cose di questi otto anni orrendi. Perché gli orchi forse erano due. L’aveva detto allora la bambina che vide la compagna di classe salire sul Mercedes Kastenwagen bianco: «Un uomo l’ha presa, un altro guidava». L’avrebbe confermato Natascha: quel 2 marzo 1998, probabilmente non era Wolfgang Priklopil al volante, «lui mi diceva "stai calma, sdraiati o ti accadrà qualcosa"», ma qualcuno l’avrebbe aiutato. Già: difficile tenere ingabbiata una bambina da soli, per otto anni e nel cuore d’un quartiere. Incredibile che i pochi amici, i soci d’affari del tecnico non immaginassero. Di sicuro ci sono «dubbi sui metodi usati dalla polizia», come titola Der Standard, ma ce n’è anche sull’omertà di chi viveva con l’orrore dietro casa: «Stiamo cercando ogni traccia—dice il ministro dell’Interno, Liese Prokop —. Nessuno poteva immaginare una simile situazione». L’esame del dna—probabilità d’errore: una su 23 miliardi — ha tolto dubbi che nessuno più aveva: la diciottenne ricomparsa mercoledì a Strasshof è scappata dal «più atroce crimine mai visto in Austria negli ultimi decenni» (Eric Zwettler, portavoce della polizia). La resuscitata pesa 42 chili, meno di quando fu rapita. Mangia solo gelato, ha macchie bianche su tutto il corpo e qualche livido blu. È alta uno e sessanta, «una bella e giovane ragazza», la descrive il poliziotto Gerhard Lang. «Somiglia all’identikit che aveva immaginato il computer», spiega il papà, Ludwig Koch, diviso fra l’alcol e una certa disinvoltura nel concedere interviste. Natascha sta isolata in un albergo del Burgenland, lontano da Vienna, circondata da psicologi, traumatologi e poliziotti, stranamente senza i genitori («possono vederla quando vogliono », è la precisazione: la madre però è partita per l’Ungheria). Dopo gli sfoghi della prima ora e gli abbracci all’agente Sabine, l’unica di cui si fida, la ragazza s’è chiusa nel silenzio: «Fino a lunedì, non le faremo nessuna domanda—dice il portavoce Zwettler —. Per lei, ogni ricordo è un’agonia». Nessuno lo nega più: ci sono stati anche abusi sessuali. «Non me la sento di dire che questo sospetto sia infondato », è la risposta di Zwettler. «Dice di aver fatto sesso con Priklopil, ma di sua volontà», aggiunge la poliziotta Sabine. «Quello era un pedofilo — rivela alla Cnn una parente —. Natascha ha subito ripetute violenze sessuali negli anni, per molti mesi di seguito. È stata imbavagliata nella sua cella in modo da non poter urlare e insospettire i vicini». La ragazza non riesce ancora a odiare: «La sindrome di Stoccolma è normale in un caso così—analizza uno psichiatra di Innsbruck, Reinhard Haller —: diventa un problema se non passa fra qualche settimana». Parla come un’adulta. Ma ogni tanto fa domande da bambina: «Mi ha chiesto se ho ancora una macchinina con cui giocava — racconta il papà —. Le ho risposto che ho ancora tutto. Anche le sue bambole».

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Welby: Della Vedova, Inutile esorcizzare i problemi, occorre cercare le soluzioni

ROMA: “Malgrado qualcuno, con scarso senso della pietà e della misura, continui a definire la morte di Welby come un assassinio o un delitto, mi pare evidente che la scelta del rifiuto di cure giudicate dal paziente afflittive ed inutili sia, già oggi, a legislazione vigente, nient’altro che l’esercizio di un diritto riconosciuto e indiscusso tanto in sede giuridica, quanto, ciò che più conta, in sede deontologica. Leggi tutto

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Economia e giovani

Roma – Terzo appuntamento con i ragazzi terribili  ( e terribilmente liberali in tutte le forme possibili ) di Generazione Elle. Grazie alla disponibilità di Benedetto Della Vedova parleremo dei temi dell’attualità politico-economica con particolare riferimento alle tematiche giovanili. Intervista di Nicolas Ballario

 

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