La polemica sulle dimissioni da senatore rischiano di nascondere la realtà e la gravità del problema istituzionale che il Presidente Cossiga ha posto denunciando come ad una sua interrogazione abbia risposto a mezzo stampa un responsabile del Dipartimento della Pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno, e non già, all’interno dell’Aula del Senato, il Ministro competente.
Più che sulle dimissioni di Cossiga e sulle sue implicazioni costituzionali e istituzionali, mi sembra urgente che il Senato (e quindi il Parlamento) discuta quegli “argomenti tabù” e quelle questioni che, ad ogni evidenza, non possono essere sollevate senza provocare reazioni di vero e proprio scherno, anche nei confronti di un senatore a vita.

Non so se siano o meno fondate le accuse del senatore Cossiga al Capo della Polizia. Penso però che il silenzio e la liquidazione volgare e sommaria delle richieste formulate dal senatore Cossiga dimostrano che, su questo caso, si è realizzata un’inammissibile “abolizione di fatto” di norme e consuetudini regolamentari. E molto interessante ed istruttivo è che ad inaugurare questa prassi antiparlamentare sia la coalizione che si era opposta alla riforma costituzionale del centro destra in nome dei poteri del Parlamento.