Deaglio, il film e i controlli dei risultati elettorali

Di seguito il testo della lettera di Peppino Calderisi e Marco Taradash sul film di Enrico Deaglio sui presunti brogli della Casa della Libertà, pubblicata oggi, 21 novembre, dal Corriere della Sera nella rubrica Interventi e Repliche:
Il film che uscirà il 24 novembre con Diario, il settimanale di Enrico Deaglio, che ci racconta i presunti (e incompiuti) brogli elettorali della CdL, sta ricevendo grande attenzione anche dal Corriere della Sera. Ma la tesi sostenuta nel film è del tutto priva di fondamento e si basa sulla più assoluta ignoranza della legge e del nostro sistema istituzionale. Vediamo di capire. I risultati ufficiali delle elezioni sono accertati e proclamati dagli Uffici elettorali costituiti presso le Corti d’Appello e la Corte di Cassazione (uffici composti solo da magistrati, 83 in tutto) in base ai verbali trasmessi dai seggi elettorali. Al riguardo il Ministero dell’Interno e l’esecutivo non hanno alcuna competenza perché in Italia vige, almeno in questo caso, il sistema di separazione dei poteri. Il Viminale non viene neppure in contatto con le schede votate e con i verbali dei seggi. La sera dello scrutinio il Viminale diffonde solo risultati ufficiosi senza alcun valore giuridico-formale facendo semplicemente la somma dei dati comunicati via telefono, fax e computer dai Comuni attraverso le prefetture. Quand’anche volesse alterare (con un software malandrino, spiega Deaglio) questi dati, ciò non servirebbe a nulla: il Viminale verrebbe smentito clamorosamente dopo pochi giorni dalle Corti d’Appello e dalla Cassazione. Ma, al contrario, gli 83 magistrati di cui sopra hanno confermato i conti del Viminale. Per cui possiamo dire con certezza che la tesi del film di Deaglio è stata già smentita dalle Corti d’Appello e dalla Cassazione.

La sera dei risultati elettorali è stata proprio la CdL a far presente che i risultati comunicati dal Viminale erano solo ufficiosi e che – in considerazione della differenza minima dello 0,6 per mille e dei possibili errori materiali nella trasmissione dei dati – bisognava attendere i risultati ufficiali della Cassazione prima di poter sapere con certezza chi avesse vinto le elezioni (e forse sarebbe stato bene che a dirlo fosse lo stesso Ministro dell’Interno, ma possiamo immaginare a quale “linciaggio


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