Israele: Taradash, Ipocrisia fare di Diliberto un capro espiatorio

Dichiarazione di Marco Taradash, portavoce Riformatori Liberali

Fare di Oliviero Diliberto il capro espiatorio delle sconcezze che andrebbero a macchiare l’immagine della politica estera governativa è una ipocrisia bella e buona. Diliberto si comporta da comunista coerente con i suoi pregiudizi e la sua storia, va da sé. Ma il problema è nel Governo e in particolare nei Ds, tanto nella politica estera di D’Alema, piena di pregiudizi verso gli Usa e Israele, quanto nella versione edulcorata che ne dà Piero Fassino. D’Alema continua a cercare soluzioni astratte, senza porre nessuna vera condizione ai suoi interlocutori privilegiati, Hamas e Iran, a profondersi in riconoscimenti delle loro buone ragioni, a liquidare come insignificante il problema dei problemi, cioè il riconoscimento del diritto di Israele di esistere. Fassino da parte sua, in una lettera al Corriere della Sera di sabato scorso, ha evitato accuratamente di ricercare origine e cause della ultracinquantennale crisi mediorientale e si è limitato ad un generico e buonista appello alla pace e alla convivenza fra due Stati che riconoscano il diritto all’esistenza l’uno dell’altro. Nel far questo ha citato gli accordi di Oslo fra Rabin e Arafat del 1993, ma ha omesso qualsiasi riferimento al fallimento delle trattative di Camp David, quando Arafat respinse all’ultimo momento l’offerta del primo ministro israeliano Ehud Barak di un compromesso che soddisfaceva per oltre il 90% le richieste territoriali palestinesi. Strana dimenticanza. Se Arafat infatti puntava a liquidare Israele attraverso la via demografica, imponendo il ritorno in Israele dei cosiddetti rifugiati, Hamas non intende riconoscere l’esistenza dello Stato di Israele in nessun caso. Si può essere neutrali sempre e comunque fra chi si difende e chi aggredisce? Fra chi nega il diritto all’esistenza e chi questo diritto già riconosce? Sì, dicono il Governo e la sua maggioranza, in nome della pace. Se questa è la scelta, e se per mantenere il punto occorre di volta in volta respingere le richieste Usa e Israeliane di una comune fermezza occidentale nei confronti di chi ha come obiettivo la distruzione dell’avversario, che senso ha dare addosso al segretario del Pdci? Forse soltanto quello di dirottare le critiche sull’anello debole di una catena che lega tutti i partiti di governo a una politica estera cinica e inconcludente, oltre che drammaticamente rischiosa per Israele e per l’Italia.


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