Bond argentini: Della Vedova chiede l’impegno del Governo

Pubblichiamo il testo dell’ordine del giorno presentato alla Camera dei Deputati da Benedetto Della Vedova, durante la seduta del 18 novembre 2006, e fatto proprio dal Governo limitatamente alla prima parte del dispositivo:
La Camera,
considerato che
la bancarotta della Repubblica Argentina del dicembre 2001 ha rappresentato uno dei più gravi casi di default finanziario di un Paese sovrano nel corso della storia contemporanea;

l’evento non solo ha causato enormi danni al mercato finanziario globale, ma ne ha violato le stesse regole di fondo;

le conseguenze sul nostro Paese hanno riguardato non solo i detentori di titoli pubblici del Governo di Buenos Aires, ma ha avuto ricadute negative sull’intera economia italiana e sul bilancio pubblico;

circa 450.000 italiani hanno nel decennio scorso acquistato titoli di stato argentini per un valore pari al 15% del valore totale dell’offerta pubblica, per un ammontare di circa 12.7 miliardi di dollari USA;

molti tango bond sono stati venduti dagli istituti bancari italiani, come giudicato da molti tribunali italiani, spesso in assenza della doverosa informazione pur prevista dalla normativa Consob;

molte altre condanne al risarcimento danni sono state emesse perchè quei titoli sarebbero stati venduti ai risparmiatori dalle banche (che le avevano nel loro portafogli titoli) anche nell’imminenza del default, arrivato il 23 dicembre 2001, ma già previsto dai report di banche e istituzioni internazionali;

al gennaio 2005, la bancarotta argentina è costata agli investitori italiani – secondo stime accreditate – circa 11.3 miliardi di dollari USA (7.4 miliardi di perdita di capitale e 3.9 miliardi di mancati interessi) e ha provocato un minor gettito per l’Erario, conseguente al mancato rimborso dei bond, tra i 4.2 e i 4.3 miliardi di dollari USA;

le condizioni poste dal Governo Argentino per la ristrutturazione – uno swap del debito che comporta una perdita del capitale pari a circa il 70% – sono state comprensibilmente ritenute da gran parte dei risparmiatori italiani troppo onerose e non accettabili;

l’intero piano di ristrutturazione del debito argentino ha rappresentato un esempio lampante di violazione degli accordi e degli standard internazionali (che in genere prevedono un rimborso del capitale di almeno il 45 o 50%), creando un pericoloso precedente e rendendo il prestito internazionale più rischioso e oneroso, disincentivando trasferimenti finanziari e tecnologici, in particolar modo verso i paesi in via di sviluppo;

centinaia di migliaia di risparmiatori italiani hanno intrapreso un’azione legale nella forma dell’arbitrato internazionale sulla base della “Icsid Convention” che ha scarse possibilità di successo, perché – sebbene i 143 Stati firmatari della Convenzione (fra i quali Italia e Argentina) siano tenuti a riconoscere ed osservare le sentenze dell’Icsid – l’Art. 55 della stessa Convenzione concede l’immunità dal pignoramento ai beni pubblici degli Stati sovrani presso le altre nazioni aderenti, rendendo praticamente inefficace l’azione legale intrapresa nei confronti della Repubblica Argentina;

ai sensi degli articoli 2947 e 2948 del Codice Civile, siamo ormai prossimi ai tempi per la prescrizione – cinque anni dal crack argentino – e che, pertanto, le vie legali rischiano di non essere più sufficienti per ottenere risarcimenti del danno da parte degli operatori finanziari coinvolti;

è interesse del nostro Paese e dell’intera economia europea – oltre che dell’Argentina –mantenere un elevato ed attivo livello di investimenti in uno dei mercati potenzialmente più dinamici del mondo;

a fronte dell’incremento della pressione fiscale determinata dalla Legge Finanziaria, dai provvedimenti ad essa collegati e dai disegni di legge presentati dal Governo, il recupero degli investimenti in bond argentini permetterebbe un salutare flusso di risorse verso i risparmiatori italiani e conseguentemente a favore del bilancio pubblico;

una presa di posizione più decisa e strategicamente elaborata da parte di questo Governo negli incontri ufficiali avuti di recente con il Governo argentino avrebbe potuto ovviare a molte delle conseguenze della bancarotta argentina che hanno colpito i piccoli risparmiatori – lasciandone molti in gravi difficoltà;

in una prospettiva internazionale vi è il rischio che altri Paesi possano adottare la “strategia” usata dal Governo argentino, violando le regole e gli standard internazionali e mettendo a repentaglio l’integrità del settore degli investimenti stranieri diretti ai Paesi emergenti;

la sostenuta crescita economica – pari all’8,6% del PIL ad agosto 2006 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente – sta permettendo all’Argentina un consistente aumento delle sue riserve valutarie e, quindi, delle sue possibilità riparatorie;

impegna il Governo

ad attivare tutti i canali diplomatici e politici necessari per rivedere al più presto le condizioni dell’accordo di riconciliazione del debito con la Repubblica Argentina;

ad affermare nei confronti del governo argentino la ferma volontà politica dell’Italia ad una soluzione che rispetti in pieno gli standard e gli accordi internazionali in materia di default e ristrutturazione del debito.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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