Anche chi guarda Maria De Filippi e Simona Ventura deve capire la politica

Di Marco Paolemili

Per il secondo anno consecutivo non sono stato al Congresso Radicale. Lo scorso anno decisi di festeggiare il sabato la mia laurea (anteponendo più o meno consciamente i miei bisogni a quelli di Pannella), quest’anno il mio allontanamento dal movimento radicale si era compiuto, tanto da farmi preferire Pollenza, Tolentino, Loreto e Recanati al naturale decorso della storia di Marco Pannella e Daniele Capezzone. Ora, più che parlare dei malumori delle direzioni radicali, della scontantata e prevedibile realtà della Rosa nel Pugno, vorrei concentrarmi sull’unica parte del discorso dell’ex segretario di Radicali Italiani che mi ha fatto riflettere. Con questo non voglio dire che non condivida la lucida analisi di Capezzone, ma il suo discorso è sulla mia lunghezza d’onda e sono contento che Daniele non abbia cambiato idea (e per ora partito). L’analisi che m’interessa è incentrata sul passaggio del discorso riguardante la comunicazione politica. Santoro, con una trasmissione di cui nemmeno ricordo il nome per quanto trovo scontata e insignificante, Floris e il suo strumentale "Ballarò", l’Annunziata col suo grugno da lesbica incazzata che divora gli ospiti che non gradisce e strumentalizza quelli che tollera nei suoi trenta minuti prima delle partite di calcio la domenica, Ferrara che crede alla sacralità degli embrioni come anni fa credeva ai compagni rossi dell’università per il solo tornaconto personale: tutte queste programmazioni sono "spesso inascoltabili e respingenti", "con ascolti piccoli (e sempre identici: sempre gli stessi spettatori, che tutte le sere si convincono un po’ di più dell’opinione che già hanno, e quindi naturaliter poco “spostabili”)". D’accordo con Capezzone, è ora di "cercare nicchie diverse di pubblico tra loro non comunicanti" cioè far arrivare il messaggio politico ad una parte di popolazione che guarda altro in tv, che legge altro. Allora ben venga "infilare diritti civili e libertà economiche tra le gag di Markette, o perfino su Eva Tremila, o perfino facendo un certo tipo di lavoro su Internet, sui blog". Vero che da un lato si spettacolarizza la politica, si rischia di scendere nel populismo, cosa che peraltro avviene già enormemente per opera di Walter Veltroni e la sua cultura popolare di memoria Goebbelsiana o della giustizia forcaiola e popolana che investe Berlusconi ogni qualvolta ci siano votazioni imminenti o minacce di elezioni anticipate. Non è però la scelta del veicolo che condiziona il messaggio, sono solo i modi di esprimerlo che vengono modificati per le finalità che si vogliono raggiungere. Si può e si deve parlare di diritti civili a diversi livelli, dal parrucchiere come nelle aule universitarie, come si deve spiegare l’economia e i vantaggi di una economia liberista alle donne e agli uomini che vanno al mercato come agli imprenditori che aprono una nuova attività.Questo rende la politica più vicina ai cittadini, li rende partecipi ciascuno secondo le proprie possibilità. Chi storce il naso è in malafede, perchè considera gli Italiani "massa", cioè entità informe volta solo al funzionamento di un sistema oligarchico. Per chi lavora poco e male, un sistema del genere è deleterio: meglio non far capire nulla agli Italiani, colpirli alla pancia, sfruttare le loro irrazionalità e lasciare quel terzo di popolazione che s’informa e capisce un po’ di politica semplicemente a sè stessa, con le proprie idee immodificabili. Così però non va, allora davvero non vale la pena di andare a votare, perchè tanto uno vale l’altro, Prodi o Berlusconi, sempre alle sette mi alzo dal letto la mattina.Mi pare che pochissime persone abbiano capito che questo modo di comunicare può funzionare anche per veicolare dellle idee politiche e non solo propaganda da quattro soldi. Su due piedi, oltre a Daniele Capezzone, ricordo solo Umberto Veronesi, che cerca di far capire agli Italiani quanto sia importante il rispetto della persona malata, della sua libertà e della sua dignità. Credo che anche Berlusconi abbia recepito queste sensazioni, ma la sua politica è rimasta troppo legata a schemi che mirano a colpire la pancia di elettori vissuti come spettatori di una televendita sulle reti Mediaset (che ha il sacrosanto diritto di possedere). Anche questo sistema ha funzionato, ma poi quando il pacco è arrivato a casa e la batteria di pentole in acciaio inox-liberale si è dimostrata essere inquinata da metallo nazional socialista e democristiano, il cliente ha rimandato indietro la merce e si è rivolto al venditore paffuto e sorridente di mortadelle in salsa rossa, populista e socialdemocratica.Facile prevedere che fine farà la mortadella, putroppo ancor più facile capire che così non si andrà mai avanti. Riforme non se ne faranno, la mentalità dell’Italia non cambierà e ci ritroveremo a parlare sempre delle stesse cose, immobili, incapaci anche solo di pensare a come renderci veramente migliore la vita o, meglio ancora, quella dei nostri figli.


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