Studenti Lavoratori

Da Corriere.it

PARIGI – Studiare costa e non sempre dietro a un ventenne c’è una famiglia disposta o in grado di coprire economicamente i cinque o più anni di università. Per questo tanti giovani si «inventano» camerieri o si mettono a distribuire di volantini, o nel migliore dei casi offrono ripetizioni ai propri coetanei. Ma c’è anche un modo più facile per avere uno «stipendio» a fine mese, che si intreccia con il boom di Internet e la facilità di relazionarsi con un clic. Si tratta della prostituzione. Secondo uno studio condotto dal sindacato studentesco SUD-Etudiant e riportato dal quotidiano Le Figaro, che ha approfondito l’inchiesta riportando alcune storie vissute, quasi il 2% degli studenti francesi (uno su 57 per l’esattezza), ovvero un piccolo esercito di circa 40mila ragazzi tra i 19 e i 25 anni d’età (per la grandissima maggioranza ragazze), vende il proprio corpo per mantenersi durante gli studi. ANNUNCI ONLINE – Alcune di loro «praticano» nei bar degli hotel o vengono ingaggiate dalle agenzie che forniscono accompagnatrici a manager e uomini d’affari. Ma la stragrande maggioranza preferisce l’anonimato di Internet, e lo fa tramite annunci di «massaggiatrice» o «femme de menage» (donna delle pulizie) a domicilio. Le più coraggiose, dopo le lezioni, occasionalmente o anche regolarmente, vanno in strada a Parigi, Lione, Montpellier, spingendosi anche sino alla vicina e ricca Bruxelles, in Belgio, e affiancandosi così alle professioniste del sesso a pagamento. BORSE DI STUDIO FERME – «È così, è tutto vero, questo fenomeno esiste – ha confermato Guillaume Houzel, presidente del consiglio dell’Osservatorio della vita studentesca (Ove) -. Va detto che, da qualche anno, constatiamo una tensione crescente sul potere d’acquisto degli studenti. Con la fiammata delle tariffe immobiliari, i costi per gli affitti è aumentato a dismisura. Mentre le borse di studio e gli auti sono rimasti invariati». Risultato: secondo l’Ove, oltre 45mila studenti vivono sotto la soglia della povertà, mentre 225mila stentano a mantenersi gli studi. Un vero e proprio serbatoio per attività di microcriminalità e, in particolar modo, di candidate prostitute, pronte a tutto pur di guadagnare un po’ di argent. LE STORIE – Le Figaro riporta diverse testimonianza di ragazze che si sono prostituite per arrivare a fine mese. Come Emma, 36 anni, studentessa di veterinaria a Bruxelles e donna-oggetto in una casa chiusa: «In due mesi avevo denaro sufficiente per tutto l’anno – racconta -. Non dico che fosse denaro guadagnato in modo "facile", ma ero orgogliosa di non aver derubato nessuno». Quella di Emma è una storia non comune: tante ragazze preferiscono evitare la strada e optare per le tante strade offerte dal Web, dagli annunci alle webcam «hot». Fino ad arrivare a esempi, anche un po’ comici, che denotano fantasia galoppante. È il caso di un annuncio pubblicato da una studentessa di Montpellier, che ha messo in vendita online i suoi slip usati. O di un’atra giovane che propone di acquistare online uno strip-tease personalizzato. DALL’INGHILTERRA AL GIAPPONE – La domanda di prestazioni di ogni genere è fortissima. E il personaggio della studentessa (della serie castigata fuori e bollente sotto la «divisa») può facilmente diventare protagonista di un sogno erotico per cui spendere 50 o 100 euro. Tanto che, secondo gli studi, molte ragazze si fingono studentesse pur non essendo mai entrate in una facoltà. Un fenomeno non solo francese, ma che tocca Paesi sparsi qua e là nel globo, come la Polonia o il Giappone, dove per fare l’università bisogna quasi essere miliardari. In l’Inghilterra, secondo un sondaggio realizzato dalla prestigiosa Kingston University su 130 studenti, un giovane su dieci ammette di conoscere studentesse che lavorano in night club o come accompagnatrici. Il 6% dichiara espressamente di avere nella propria cerchia di amici una ragazza che si prostituisce. Il motivo, secondo gli autori dell’indagine, è sempre il denaro. Infatti le tasse d’iscrizione alle università britanniche sono triplicate dal ’98 toccamdo una media di 4.500 all’anno. LA STORIA DI LAURA – Le Figaro riporta una storia «esemplare», quella di Laura. Ventun anni, studentessa di psicologia a Parigi. Brava negli studi, ma con alle spalle una situazione familiare difficile e il duro ricordo di una molestia sessuale subita a 15 anni. Il primo anno di università è segnato da disagio crescente: anoressia, bulimia, depressione. Laura fa fatica a star dietro al calendario di lezioni ed esami e la famiglia le fa mancare il sostegno economico mensile. L’approdo al guadagno facile le appare immediato, logico: lascia degli annunci sul Web, un uomo la invita ad andare a casa sua per fare le pulizie e le offre 50 euro per svolgere i lavori domestici senza niente addosso. Il giorno successivo le offre il doppio per accarezzarlo tra una spolverata e l’altra. «Mi sentivo anestetizzata – racconta Laura -, ma anche forte: potevo usare gli uomini a mio piacimento». La ragazza ha poi scoperto metodi meno «coinvolgenti» di darsi ma altrettanto remunerativi, come farsi fotografare nuda o proporsi come protagonista di video hot dietro una webcam. Il finale della storia è romantico: Laura trova un fidanzato, che l’aiuta a uscire dal mondo della prostituzione, le fa superare la voglia di suicidarsi e le offre un motivo in più per stare al mondo.


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