Creazionismo vs. Evoluzionismo

Di Luigi Pavone

Alla sfera del dibattito sul relativismo – alimentato da vari tentativi di ricerca d’identità europea od occidentale, e in campo propriamente culturale dal tentativo di elaborare un percorso alternativo alla insostenibilità filosofica del realismo da un lato, e all’autonegazione dello scetticismo dall’altro – appartiene una serie di contrapposizioni che vede su fronti opposti laici e cattolici, fautori della legge 40 sulla fecondazione artificiale e sostenitori della libertà di ricerca scientifica, coloro che ritengono che la miglior politica sull’immigrazione sia quella caratterizzata dall’apertura e coloro che ritengono esattamente il contrario, conservatorismo di destra e progressismo di sinistra, permissivismo bioetico e autoritarismo. Anche i gusti cinematografici sembrano essere influenzati dal dibattito sul nichilismo occidentale, basti pensare alle divisioni suscitate dall’ultima opera cinematografica di Almodovar. A questa lista aperta si aggiunge con una certa regolarità la polemica tra creazionisti ed evoluzionisti, talvolta interna al dibattito scientifico stesso. Per il prof. Zichichi, le teorie evoluzionistiche non possono essere classificate come teorie scientifiche, in quanto non possiedono i requisiti fondamentali che rendono scientifica una teoria, come ad esempio la ripetibilità dei fenomeni. Gli evoluzionisti replicano che tali requisiti – compresa la ripetibilità – si ricostituiscono ad un livello speciale d’osservazione. Alla luce dell’epistemologia contemporanea, il giudizio di Zichichi appare troppo severo, benché sia indubbiamente constatabile il valore ideologico di stampo laicista che le teorie evoluzioniste hanno avuto e continuano ad avere. Per taluni la polemica in questione lascia il tempo che trova. Invito a diffidare dell’operazione tipica di costoro, la quale consiste nel recidere ogni tipo di legame tra le teorie evoluzionistiche e quelle creazionistiche, confinando le prime in ambito esclusivamente scientifiche e le seconde in ambito esclusivamente metafisico o religioso. Ritengo che quest’operazione sia poco interessante, per due motivi: il primo, storicamente e per ragioni non soltanto etiche, le versioni tipiche del creazionismo implicano o sostengono apertamente il fissismo, vale a dire la teoria secondo la quale le specie viventi non sono sottoposte a trasformazione in altre specie; il secondo, l’interesse filosofico e scientifico del creazionismo risiede nella sua opposizione all’evoluzionismo. Difatti, fuori di questa opposizione, non si capisce bene cosa esattamente voglia dire, o per metterla in altri termini: cosa esattamente prescriva di fare per attestarne la validità. Richiamandosi al creazionismo, Stephen Meyer – teologo e filosofo della scienza – ha elaborato una teoria alternativa al neodarwinismo: la teoria dell’I.D. L’Inteligent Design sostiene che la selezione naturale non è in grado di spiegare certe caratteristiche degli esseri viventi, come ad esempio le facoltà cognitive, e che queste possono essere meglio spiegate ricorrendo all’esistenza di una Causa intelligente, la quale tende a specificarsi come concetto centrale di una forma esplicativa alternativa all’approccio evoluzionistico. Sebbene il grado di elaborazione di questo nuovo paradigma scientifico non superi di molto il livello metaforico, tale operazione culturale è indubbiamente più interessante della semplicistica separazione delle teorie evoluzionistiche dal creazionismo. Interessi scientifici e ideologie coabitano nella proposta di sottoporre la stessa ragione al processo biologico dell’evoluzione. Secondo Margherita Hack, la ragione è il risultato dell’evoluzione biologica: la materia si aggrega in forme sempre più complesse, fino a formare il nostro cervello e le nostre facoltà cognitive. Quanto segue è un breve tentativo di respingere questa ipotesi, proponendo una versione del vecchio argomento antipsicologicista che si avvale delle critiche che Stephen P. Stich rivolge alle teorie evoluzionistiche applicate ai sistemi cognitivi. La teoria secondo la quale la ragione è il prodotto dell’evoluzione biologica sottopone questa stessa teoria al processo evolutivo e si trova pertanto impegnata a dimostrare che l’evoluzione biologica conduce a sistemi cognitivi in grado di produrre credenze vere sul mondo esterno e la sua storia evolutiva. Sulla scorta delle critiche di Stich alle teorie evoluzionistiche applicate a sistemi cognitivi, siamo in grado di ricondurre la tesi secondo la quale l’evoluzione promuove sistemi cognitivi che producono per lo più credenze vere le seguenti due premesse: l’evoluzione produce organismi le cui proprietà si approssimano a quelle di un sistema ottimamente progettato; un sistema cognitivo ottimamente progettato è un sistema cognitivo che produce credenze vere. Abbiamo ragioni sufficienti per dubitare di entrambe le premesse. Esistono fattori evolutivi che non sono riconducibili alla selezione naturale di proprietà che si approssimano alle proprietà di un sistema ideale ottimamente progettato, e per di più a stessa selezione naturale può promuovere caratteristiche positive con risvolti negativi. È di M. Vassallo l’esempio dei geni dell’albinismo negli animali artici: le pellicce bianche favoriscono la sopravvivenza, ma sono anche causa di problemi visivi che l’ ostacolano. Quanto alla seconda premessa, si deve osservare che i sistemi cognitivi che producono credenze vere possono comportare un eccessivo dispendio di energie da renderli poco adattivi: in fondo la sopravvivenza e la conservazione della specie richiedono proprietà che favoriscono la sopravvivenza e la conservazione della specie, e i sistemi cognitivi che producono credenze vere le favoriscono soltanto a certe condizioni. Cartesio credeva che una volta dimostrata l’esistenza di Dio i concetti epistemici della chiarezza e della distinzione fossero sufficienti a favorire un valido strumento di demarcazione delle credenze vere e delle credenze false. I suoi critici seppero indicare il circolo vizioso in cui si avvolgeva la dimostrazione cartesiana dell’esistenza di Dio: il procedimento argomentativo che conduce all’affermazione dell’esistenza di Dio risultava essere sprovvisto proprio di quelle garanzie epistemiche che intendeva costruire. Qualcosa di molto simile accade oggi agli evoluzionisti che intendono naturalizzare la ragione. Ammessa (e non concessa) la validità di quelle due premesse, ci troviamo in una situazione analoga a quella cartesiana: se da un lato la dimostrazione cartesiana si trova in sintonia con la tradizione cristiana, d’altra parte gli evoluzionisti sostengono una teologia evoluzionistica avvolta nelle stesse contraddizioni della teologia cartesiana.


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