Bussole attendibili

Di Valeria Manieri

Il tasso di "permalosità" del duo Prodi/Padoa Schioppa sembra davvero poco sopportabile in un clima di ricerca di soluzioni efficaci e di dialogo con le parti sociali. Non sembra di essere in presenza di un governo molto aperto al confronto, quanto piuttosto di un apparato un po’ rigido e impiantato su posizioni non criticabili… ovviamente sempre che il confronto non sia richiesto dai sindaci (tutti di centrosinistra) o dalla Cgil per al momento segna punti a suo favore su questa finanziaria che appare scritta sotto dettatura di Epifani. Il governatore della Banca d’Italia invece, ha in questi giorni ricordato quale fosse il suo personale auspicio già all’apertura del suo mandato : la crescita maggiore può esserci con un netto miglioramento dei saldi di finanza pubblica. Questo miglioramento si può ottenere abbassando le imposte e intaccando la spesa pubblica. Nel Dpef l’invito di Draghi non pare contemplato. Il Governatore ha poi anche in parte sottolineato la non veridicità della “scusante redistributiva” della finanziaria, in quanto la manovra di fatto non accontenterebbe proprio nessuno. Sul Riformista, qualche giorno fa, si spiegava per bene la questione, ripercorrendo le parole di Draghi “(…) il governatore ha ritenuto opportuno fare un esempio che fa giustizia di molte contese sin qui risuonate sull’effettiva redistribuzione operata dalle modifiche alle aliquote ex Irpef attuate in finanziaria: la dimostrazione secondo la quale un operaio senza figli con soli 26 mila euro annui di reddito pagherà più imposte, per effetto del fiscal drag, mostra che la formula avanzata dal governo secondo la quale il 90% dei contribuenti ci guadagna è quanto meno azzardata.” Ma per capire infatti quanto la finanziaria del governo sia efficiente e vada al nodo delle questioni più urgenti nel nostro paese è sufficiente scegliere come termometro le reazioni del mondo sindacale. Una temperatura stabile, l’assenso da parte della Cgil parrebbe indicare che di fatto questa manovra non disturba nessuna corporazione e che dovremo aspettare forse altri 5 anni per vedere scardinato un sistema che non consente crescita, qualità e sviluppo nel nostro paese e che è ancorato ad una etica ridistributiva “del poco che c’è” anziché eventualmente redistribuire “nuove ricchezze prodotte”. Il fatto che ci si appresti a percorrere la via “della foresta di Sherwood”, rifugio di Robin Hood, seguendo il motto molto nobile in apparenza e molto demagogico del “leviamo ai ricchi per dare ai poveri” , la strenua lotta all’evasione fiscale (tema importante ma non certamente l’unico da perseguire, specie se diviene il paradigma per non agire e trovare scuse per non attuare rivoluzioni di sistema) però, delinea la mancanza di coraggio nel procedere verso riforme strutturali –termine certamente abusato di questi tempi- ovvero quelle che contano realmente: riforme liberali. Milton Friedman diceva: “Molta gente vorrebbe che il governo proteggesse il consumatore. Un problema molto più urgente è che il consumatore deve proteggersi dal governo.” E forse Friedman in questo caso è il miglior consigliere rispetto a molti Robin Hood di comodo e di facciata. Oltre a Draghi una iniziativa lodevole per cambiare una rotta pericolosa intrapresa dal governo, si è avuta grazie al tentativo e ai punti affrontati del “tavolo dei volenterosi”, organizzato dal Presidente della Commissione delle attività produttive, il radicale Daniele Capezzone e dai parlamentari provenienti da entrambi gli schieramenti. Sostegno a questa iniziativa è venuto anche dal Ministro per il commercio internazionale e le politiche comunitarie Emma Bonino, che in questi giorni si è distinta per aver parlato con chiarezza e coraggio: dal palco confindustriale di Capri ha risposto alle critiche di Tremonti e ha precisato diversi punti di ciò che non va nella finanziaria, manovra che evidentemente avrebbe dovuto esprimere un po’ più di intraprendenza e volontà di invertire la rotta. Una finanziaria che non piace a Confindustria, non rilancia il Paese perché si pone come obiettivo una mera redistribuzione e nessun investimento e cambiamento destinato a durare nel tempo. Una finanziaria che ci pone a rischio bocciatura anche a livello europeo sulla norma sul trasferimento del Tfr all’lnps. Poi la necessità di ridiscutere del titolo V della costituzione e di riforme importanti sul federalismo: segnali preoccupanti si registrano poiché è stato constatato che non sono state tagliate le spese e nessuno, a parte il Ministro Bonino, ha fatto sinora riferimento agli sprechi degli enti locali, né pare preoccupato nel vedere perpetrato un federalismo della irresponsabilità, del non potenziamento delle strutture e della competizione sulla qualità dei servizi e dei risultati ottenuti. Oggi campeggia sulle pagine dei quotidiani la polemica aperta da un esponente e di buon senso del sindacato italiano:Raffaele Bonanni. L’opzione del Tfr passato all’Inps non piace all’esponente della Cisl che sulle ali di questo argomento, tira però un filo assai importante, definendo Epifani come un ”suggeritore sociale del governo”. Guglielmo Epifani, in un reiterato clima di “pizzini” già aperto sulle nomine Rai dal radicale Capezzone, sarebbe colui che ha passato un foglietto al Governo per “sospingerlo” a prendere la decisione di trasferire metà delle liquidazioni maturande dei lavoratori dipendenti dalle aziende all’Inps. Ma al di là del merito della questione, il fatto di aver finalmente sottolineato e in qualche modo denunciato questo ambiguo legame tra Cgil e Governo è già meritevole di apprezzamento come atto di coraggio, in una Italia che dinnanzi al verbo dei sindacati rimane sempre zitta. Fili dunque da continuare a tirare e personalità da continuare a seguire con curiosità. Draghi, Bonino, Capezzone, Bonanni: ecco le bussole precise e attendibili per una nuova politica economica nel nostro paese.


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