TV, la merchant bank al lavoro

Editoriale di Marco Taradash sull’Avanti di oggi
Il colpo basso dei soliti noti. La soluzione liberale c’è: privatizzare la Rai.

Rieccoli. I Robin Hood dell’etere, quelli che rubano ai ricchi per regalare ai poveri, hanno di nuovo invaso la foresta di Sherwood delle frequenze. Via una rete Mediaset, via una rete Rai, si abbassa  il soffitto della raccolta pubblicitaria televisiva, si riduce di un paio di miliardi il tetto di quella complessiva e si chiama il tutto liberalizzazione. Come se il problema dello scarso ossigeno dell’informazione italiana avesse un nome e un cognome. Quello, ovviamente, di Silvio Berlusconi.
Non è così, come tutti sanno. Il virus italiano è molto più diffuso: sta nell’intreccio, da una parte, fra potere economico e potere editoriale; da un’altra, nell’intreccio fra potere editoriale e potere politico. La stampa e la televisione in Italia sono una espressione del potere, non il suo antidoto, come capita generalmente nei paesi democratici. Questo è il problema, irrisolvibile fino a quando non sarà affidato al mercato e soltanto al mercato il meccanismo di selezione delle fonti d’informazione.
Il disegno di legge Gentiloni va in questa direzione? Al contrario: il suo scopo è quello di aprire una radura nella foresta della televisione generalista per consentire l’inserimento forzoso di un terzo soggetto capace di sfidare ad armi (quasi) pari l’attuale bipolarismo. Il tutto nel giro di quindici mesi. Il tempo necessario perché l’attuale merchant bank governativa (che almeno 15 lune conta di durare) possa pilotare la nascita e lo sviluppo del terzo polo, sull’esempio, così ben riuscito, delle privatizzazioni di Autostrade e di  Telecom. Con quale vantaggio per la libertà e il mercato è facile prevedere: nessuno. Ma con indubbio rafforzamento del controllo dell’informazione da parte del Centrosinistra. Che già oggi, a ben guardare, ha poco da lamentarsi. Tutti i grandi giornali sono al suo fianco, la Rai è stata risanata no ma risantorizzata sì, dai Tg o dalle trasmissioni di approfondimento di Mediaset (vedi Matrix e la Costanzo Corporation) ha ben poco da temere.
Era possibile intervenire diversamente e più seriamente? Oppure la situazione è così compromessa da rendere inutile ogni tentativo di dare uno scossone liberale all’informazione italiana, televisiva e non? Certo che la soluzione liberale esiste. E’ la liberazione di Nottingham dall’odioso sceriffo governativo (a qualunque schieramento appartenga, sia chiaro), vale a dire la privatizzazione della Rai, Raiuno Raidue e Raitre, e la messa sul mercato di un’azienda che non svolge alcuna funzione di servizio pubblico che non possano svolgere i privati. La strada maestra è questa, armare i banditi della foresta è invece soltanto un artificio conservatore. La nascita di una grande azienda capace di concorrere ad armi pari con Mediaset potrebbe favorire (non garantire, ci mancherebbe altro, siamo in Italia) una crescita qualitativa dell’intero sistema televisivo (informazione e intrattenimento), ed avere ripercussioni positive anche sull’informazione scritta. Ma è proprio questa possibilità che si vuole esorcizzare ad ogni costo. E’ probabile, anzi certo per quanto ne so, che se il Governo Prodi avesse scelto questa soluzione da Mediaset si sarebbero levate proteste ancora  più veementi di quelle odierne. Ma di fronte a un intervento limpido a favore dello sviluppo di un mercato concorrenziale le obiezioni non avrebbero retto a lungo. Oggi invece Fedele Confalonieri ha perfettamente ragione nel denunciare il tentativo di scardinare un’azienda che si è guadagnata sul campo (minato) ogni punto di crescita, e Silvio Berlusconi ha perfettamente ragione di ribellarsi a un colpo basso della maggioranza contro il leader dell’opposizione. Se il progetto del Governo  andasse in porto avremmo aziende meno capaci di crescita e un mercato ancora più recintato. La legge Gentiloni è soltanto l’ennesima puntata dell’interminabile, bruttissima, fiction “Chi controlla la Tv in Italia


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