Contro la Finanziaria

Della Vedova sogna un budget blindato stile Brown, in assenza si sforza di fare il volenteroso

da Il Foglio del 12-10-06 pag. 4

Non se ne può più della Finanziaria. Non solo dì quella il cui cammino da bolso treno a vapore è cominciato alla Camera, ma della. Finanziaria in generale, della Finanziaria come entità metafisica della politica italiana, come estenuante concertazione neocorporativa, come proclama e riformulazione, come assalto alla diligenza, come esaltazione del localismo e del microcorporativismo, come regno del tatticismo e sfogatolo del peone; come mito e come rito.
Vorrei vedere arrivare a Montecitorio il ministro Padoa-Schioppa (preferirei Tremonti, va da sé, ma oggi questo passa il convento) con una valigetta di cuoio rosso con dentro uno librettino accessibile non solo a una ristretta casta di sacerdoti, vorrei ascoltarlo mentre illustra il “budget”, votai attaccarlo per quanto di pernicioso per il paese si appresta a fare, vorrei poi ascoltare i rossi laudatores dell’opera dell’ex banchiere e sorridere vedendo le smorfie di sofferenza dei – pochi – riformisti di rose e margherite che si apprestano a bere l’amaro calice ricolmo di tasse, odio dì classe, big government. Poi vorrei subito votare il mio “no”. Bilancio e Finanziaria sono l’atto supremo del governo che ha avuto la fiducia dalle Camere e il governo deve portarne per intero il peso, senza poter scaricare sul Parlamento la responsabilità di modifiche, Il voto alla Finanziaria dev’essere in se stesso un rinnovo – o no – della fiducia al governo, non una contrattazione da foro boario. In cambio andrebbero ricondotti entro limiti rigorosi lo spettro dei provvedimenti che ne fanno parte e attribuiti alle Camere veri poteri di controllo su quello che accade dopo, sulla conformità delle spese rispetto a quanto approvato dal Parlamento. Se almeno nella Repubblica bipolare avessimo avuto Finanziarie di modello londinese, staremmo tutti un po’ meglio. Vorrei, ma invece, più prosaicamente, siedo al tavolo dove un manipolo di volenterosi cerca, vedremo con quale efficacia, di strappare, oltre al risalto mediatico, sprazzi di ragionevolezza liberale in mezzo a tanto furore ideologico sui ricchi che devono piangere e le tasse che servono non per finanziare i servizi che lo stato offre ma per fare giustizia tra chi, ha di più e chi meno, senza curarsi del perché. Che a questo tavolo siedano persone di buona volontà che pensano l’opposto del governo Prodi (chi l’ha voluto e lo sosterrà comunque e chi lo ritiene una iattura) la dice lunga sul fatto che la Finanziaria, così com’è, è un segno di tempi passati che non vogliono passare. Perché l’Italia non è l’America, dove il Congresso non concede alcuna fiducia al presidente e dove ogni congressista rappresenta il territorio, poi se stesso e da ultimo il partito. L’Italia è una Repubblica parlamentare. Oltreoceano i poteri sono separati e la dialettica sul bilancio tra presidente e Congresso ha un suo perché.
“Diamo un’anima libertaria al centrodestra”
Mi auguro che il tavolo dei volenterosi riesca a ridurre a più miti consigli Padoa Schioppa con l’inedita alleanza tra una buona parte dell’opposizione e un po’ di maggioranza, ma chiederò di aggiungere uno “statement” dal titolo: “Per una Finanziaria inemendabile”. Giacché abbiamo parlato del portafoglio, pubblico ma per questo anche di noi privati cittadini, auspico che questo giornale voglia aprire una discussione sul manifesto “Diamo un’anima libertaria al centrodestra”, firmato da autorevoli personalità che si riconoscono nel centrodestra, promosso da noi Riformatori Liberali che abbiamo pubblicato sul Foglio. Noi crediamo che gli elettori scelgano il centrodestra in ragione delle tasse (lo stretto necessario) e dell’antistatalismo (libertà e responsabilità dei singoli nel mercato e no al paternalismo pubblico); in aggiunta magari in ragione di un argine al protagonismo politico delle procure o delle scelte sullo scacchiere internazionale. Quanto alle questioni “etiche”, le posizioni non possono e non devono essere univoche, per ragioni politiche ed elettorali. Su questi temi noi elettori del centrodestra, liberali e liberi, abbiamo idee diverse per ragioni diverse. Ed è bene così. 0 no?

Benedetto Della Vedova, deputato di FI
presidente dei Riformatori Liberali


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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