PROIBIZIONISMO E DROGHE

di Milton Friedman* Da Newsweek del 1 maggio 1972

“Il regno delle lacrime è tramontato. Presto i bassifondi saranno solo un ricordo. Trasformeremo le nostre prigioni in fabbriche, le nostre carceri in magazzini e granai. Ora gli uomini cammineranno diritti, le donne sorrideranno e i bambini rideranno. L’inferno resterà per sempre in affitto.” Ecco come Billy Sunday, il famoso evangelista e leader della crociata contro il Demone Rum, salutò l’avvento del proibizionismo, nei primi anni venti. Oggi sappiamo come le sue speranze fossero tragicamente destinate al fallimento. Fu necessario costruire nuove carceri per accogliere i criminali generati dall’aver fatto diventare il consumo di alcolici un crimine contro lo stato. Il proibizionismo minò il rispetto per la legge, corruppe i poliziotti, creò un clima di decadenza morale, ma non fermò il consumo di alcol. Nonostante questa tragica dimostrazione pratica, sembra che la nostra tendenza sia quella di ripetere esattamente lo stesso errore, quando ci occupiamo di droghe. ETICA E CONVENIENZA Sul piano etico, abbiamo il diritto di usare la macchina dello stato per impedire che una persona diventi alcolista o tossicodipendente? Per i bambini, quasi tutti risponderebbero almeno con un convinto sì. Ma per adulti responsabili, perlomeno io risponderei di no. Ragionare con il tossicodipendente potenziale, sì. Spiegargli le conseguenze, sì. Pregare per lui e con lui, sì. Ma io credo che non abbiamo il diritto di usare la forza, direttamente o indirettamente, per impedire ad un altro uomo di suicidarsi, figuriamoci di consumare alcol o droghe. Riconosco senz’altro che l’aspetto etico è complesso, e che uomini di buona volontà potrebbero non essere d’accordo. Per fortuna non abbiamo bisogno di risolvere l’aspetto etico, per essere d’accordo su una politica. Il proibizionismo è un tentativo di soluzione che rende le cose peggiori sia per il tossicodipendente sia per tutti noi. Quindi, anche se si considera l’attuale politica sulle droghe giustificata dal punto di vista etico, la convenienza dovrebbe farla considerare del tutto insensata. Prendiamo prima in considerazione il tossicodipendente. Legalizzare le droghe potrebbe far aumentare il numero di tossicodipenti, ma questo non è certo. Il frutto proibito è attraente, soprattutto per i giovani. Cosa più importante, molti tossicodipendenti sono deliberatamente resi tali dagli spacciatori, che all’inizio danno loro alcune dosi gratis. Allo spacciatore conviene fare così, perché una volta attirato, il tossicodipendente diviene un cliente che è un prigioniero. Se le droghe fossero disponibili legalmente, scomparirebbe ogni profitto da attività così inumane, perché il tossicodipendente potrebbe comprare dove trova il prezzo migliore. Qualsiasi cosa accada al numero di tossicodipendenti, il singolo tossicodipendente starebbe certamente meglio se le droghe fossero legali. Oggi le droghe hanno un prezzo incredibilmente alto, e la qualità è fortementa incerta. I tossicodipendenti sono indotti ad associarsi con i criminali per ottenere la droga, a diventare essi stessi criminali per pagare ciò di cui hanno bisogno, a rischiare continuamente malattie e morte. Prendiamo poi in considerazione le altre persone. Qui la situazione è chiarissima. Il danno che ci porta la tossicodipenza altrui deriva totalmente dal fatto che le droghe sono illegali. Recentemente una commissione dell’Associazione degli Avvocati ha stimato che i tossicodipendenti sono responsabili da un terzo a metà di tutti i reati commessi nelle strade degli Stati Uniti. Legalizziamo le droghe, e i crimini di strada crolleranno. Inoltre, tossicodipendenti e spacciatori non sono gli unici corrotti. Sono in gioco somme immense. E’ inevitabile che alcuni poliziotti e funzionari statali sottopagati, e anche alcuni ben pagati, facilmente soccombano alla tentazione del denaro facile. LEGGE E ORDINE Legalizzare le droghe contemporaneamente diminuirebbe il crimine e aumenterebbe la qualità delle forze di polizia. Riuscite a immaginare altre misure che potrebbero fare così tanto per la legge e per l’ordine? Ma, potreste dire, dobbiamo accettare la sconfitta? Perché semplicemente non mettiamo fine al traffico di droga? Ecco dove l’esperienza accumulata durante il Proibizionismo risulta più importante. Non riusciamo a porre fine al traffico di droga. Possiamo eliminare l’oppio dalla Turchia, ma ci sono moltissimi altri posti dove cresce l’oppio. Con la collaborazione dei francesi possiamo rendere Marsiglia un posto sconsigliabile per produrre eroina, ma ci sono moltissimi altri posti dove le semplici operazioni necessarie per la produzione possono essere svolte. Finché sono in gioco grandi somme di denaro – e continueranno ad esserlo, se le droghe restano illegali – è letteralmente senza speranza l’attesa di porre fine al traffico, o anche di ridurlo in maniera significativa. Per le droghe, come per altro, è assai probabile che la persuasione e l’esempio siano più efficaci che impiegare la forza per rendere gli altri uguali a noi.

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Ecco il testo originale, segnalato da Antonio Grippo

Prohibition and Drugs by Milton Friedman From Newsweek, May 1, 1972 “The reign of tears is over. The slums will soon be only a memory. We will turn our prisons into factories and our jails into storehouses and corncribs. Men will walk upright now, women will smile, and the children will laugh. Hell will be forever for rent.” That is how Billy Sunday, the noted evangelist and leading crusader against Demon Rum, greeted the onset of Prohibition in early 1920. We know now how tragically his hopes were doomed. New prisons and jails had to be built to house the criminals spawned by converting the drinking of spirits into a crime against the state. Prohibition undermined respect for the law, corrupted the minions of the law, created a decadent moral climate-but did not stop the consumption of alcohol. Despite this tragic object lesson, we seem bent on repeating precisely the same mistake in the handling of drugs. ETHICS AND EXPEDIENCY On ethical grounds, do we have the right to use the machinery of government to prevent an individual from becoming an alcoholic or a drug addict? For children, almost everyone would answer at least a qualified yes. But for responsible adults, I, for one, Would answer no. Reason with the potential addict, yes. Tell him the consequences, yes. Pray for and with him, yes. But I believe that we have no right to use force, directly or indirectly, to prevent a fellow man from committing suicide, let alone from drinking alcohol or taking drugs. I readily grant that the ethical issue is difficult and that men of goodwill may well disagree. Fortunately, we need not resolve the ethical issue to agree on policy. Prohibition is an attempted cure that makes matters worse-for both the addict and the rest of us. Hence, even if you regard present policy toward drugs as ethically justified, considerations of expediency make that policy most unwise. Consider first the addict. Legalizing drugs might increase the number of addicts, but it is not clear that it would. Forbidden fruit is attractive, particularly to the young. More important, many drug addicts are deliberately made by pushers, who give likely prospects their first few doses free. It pays the pusher to do so because, once hooked, the addict is a captive customer. If drugs were legaily available, any possible profit from such inhumane activity would disappear, since the addict could buy from the cheapest source. Whatever happens to the number of addicts, the individual addict would clearly be far better off if drugs were legal. Today, drugs are box incredi
bly expensive and highly uncertain in quality. Addicts are driven to associate with criminals to get the drugs, become criminals themselves to finance the habit, and risk constant danger of death and disease. Consider next the test of us. Here the situation is crystal clear. The harm to us from the addiction of others arises almost wholly from the fact that drugs are illegal. A recent cominittee of the American Bar Association estimated that addicts commit one-third to one-half of all street crime in the U.S. Legalize drugs, and street crime would drop dramatically. Moreover, addicts and pushers are not the only ones corrupted. Immense sums are at stake. It is inevitable that some relatively low-paid police and other government officials-and some high-paid ones as well-will succumb to the temptation to pick up easy money. LAW AND ORDER Legalizing drugs would simultaneously reduce the amount of crime and raise the quality of law enforcement. Can you conceive of any other measure that would accomplish so much to promote law and order? But, you may say, must we accept defeat? Why not simply end the drug traffic? That is where experience under Prohibition is most relevant. We cannot end the drug traffic. We may be able to cut off opium from Turkey but there are innumerable other places where the opium poppy grows. With French cooperation, we may be able to make Marseilles an unhealthy place to manufacture heroin but there are innumerable other places where the simple manufacturing operations involved can be carried out. So long as large sums of money are involved-and they are bound to be if drugs are illegal-it is literally hopeless to expect to end the traffic or even to reduce seriously its scope. In drugs, as in other areas, persuasion and example are likely to be far more effective than the use of force to shape others in our image. * Premio Nobel per l’Economia nel 1976


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