La politica fiscale di Prodi improntata ai miti fasulli della progressività e della redistribuzione, ormai abbandonati anche dalla sinistra europea

Tasse, ovunque e comunque, e interventismo (si pensi alla follia di sequestrare una parte del TFR per farlo confluire all’INPS e destinarlo a “progetti di sviluppo”) questa è la cifra della finanziaria approvata dal Governo. A questo si aggiungono le misure a favore di qualche grande azienda e del pubblico impiego.

Nelle giustificazioni offerte alla opinione pubblica da parte dei leader del centrosinistra, la parola d’ordine principale è “redistribuzione”. Con questo obiettivo si cerca di spiegare l’aumento del numero delle aliquote e l’aggravio delle imposte sui redditi medio-alti.

Mentre nel resto d’Europa e del mondo la sinistra abbandona i miti della “redistribuzione” e della “progressività” in nome di un sano pragmatismo che, quantomeno, vede le tasse come “semplice” strumento per finanziare migliori servizi pubblici, il centrosinistra italiano torna a brandire la spada della lotta di classe e della guerra alla ricchezza in nome della “giustizia sociale”. Altro che riformismo alla Blair o Zapatero, quella di Prodi è una finanziaria fatta di misure vetero-socialiste. Il paese ne pagherà le conseguenze.