“Belle toujours – Bella sempre” di Manoel De Oliveira

Di Gianfranco Cercone De Lucia

La storia del film “Belle toujours” ha la misura di un aneddoto. Un anziano signore benestante reincontra per caso a Parigi un’amica dall’avventuroso passato: malgrado fosse sposata e amasse suo marito, provava piacere a tradirlo di continuo con degli sconosciuti; e l’amico, favorendo questa tendenza ossessiva, l’aveva introdotta come prostituta in una casa di appuntamenti. (E’ la stessa Sévérine, protagonista di un celebre film di Buñuel, “Bella di giorno”). Passati quasi quarant’anni, dopo averla inseguita e aver vinto la sua ritrosia, l’uomo riesce a farle accettare un invito a cena nel suo appartamento; dove i due si scambieranno poche e imbarazzate parole su quei loro trascorsi. Tutto qui. Non ci sono flashback; e il rapporto fra i due personaggi non avrà seguito. Ma se lo spettatore accantona per una volta il gusto per gli sviluppi romanzeschi, se concentra la sua attenzione sulla cura della messa in scena, avrà modo di apprezzare un’incantevole opera minore, che può ricordare certi minuti oggetti di oreficeria finemente cesellati. (Un’informazione: l’autore del film, il portoghese Manoel De Oliveira, ha compiuto 97 anni; e ogni anno realizza un film, raccogliendo l’interesse appassionato di un fedele drappello di spettatori, ristretto ma internazionale). Si potrà notare, ad esempio, come è resa bene la sequenza del primo riconoscimento dell’amica: a partire dall’espressione dell’uomo commossa e colma di nostalgia (sul volto di quel grande attore che è Michel Piccoli), quando egli la vede seduta in una poltrona distante in una sala da concerto. E poi, quando, all’uscita del teatro, diviso dalla folla degli spettatori, non riesce a raggiungerla, il senso improvviso di solitudine che gli pesa addosso: suggerito dall’atrio del teatro che si svuota intorno a lui, e poi da lui stesso che si ritrova a vagare per le strade notturne e deserte di Parigi; come se il ricordo di un’avventura erotica passata, accentuasse per contrasto il vuoto attuale. O, per quanto riguarda Sévérine (nel film di Buñuel, interpretata da Catherine Deneuve; qui, comunque benissimo, da Bulle Ogier), si veda, sempre a titolo di esempio, con che posa appare sulla soglia dell’appartamento dell’amico, quando vi si reca per l’invito a cena: un atteggiamento che manifesta efficacemente la perdurante incertezza se entrare o andarsene. Non c’è patetismo in questo incontro di due vecchiaie. Circola piuttosto nel film un grande spirito di epicureo illuminato: si esaltano i piaceri della buona tavola, della conversazione sapida e del libertinaggio. Non c’è ombra di moralismo verso il passato di Sévérine. Ci sono anche alcuni elementi surrealistici (in omaggio a Buñuel); e nel finale, moderato dalla discrezione dell’insieme, un tocco di crudeltà. Ma questi li lascio scoprire allo spettatore.


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

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