E’ un decreto salva-magistrati?

Dice Claudio Scajola, presidente del Copaco (l’organo parlamentare che controlla i servizi segreti) a Porta a Porta, ieri sera, che nell’inchiesta Telecom avviata dalla magistratura milanese non c’è traccia di intercettazioni illegali. Ah no, trasalisco? E allora di cosa stiamo parlando? No, dice Scajola, andatevi a guardare l’ordinanza. Aggiunge: se non ci sono intercettazioni illegali non c’è nulla da distruggere, e il decreto legge del Governo, scritto a quattro mani con l’opposizione, non ha senso.
Aspetto reazioni e commenti. Nulla, sinora tutto tace. Allora provo io a fare qualche ipotesi.
A) Scajola si sbaglia. Semplicemente non tiene conto che un’indagine per intercettazioni illegali si apre soltanto a querela di parte, e quindi la formula adoperata dai magistrati è la sola che consentirà, facendo emergere i nomi contenuti nei dossier, la querela da parte dei soggetti lesi e l’apertura della conseguente indagine sulle intercettazioni.
B) Dato che Tronchetti Provera ieri ha ripetuto che Telecom non ha mai fatto intercettazioni illegali, dato che l’avvocato di Tavaroli Massimo Dinoia si è premurato di tranquillizzare il guardasigilli Clemente Mastella sul fatto che “non esistono intercettazioni illegali da distruggere o da conservare in questa inchiesta”… va’ un po’ a vedere che Scajola non abbia ragione. In questo caso le conseguenze sarebbero devastanti.
1) Vorrebbe dire che Tavaroli & Co. Non hanno mai abusato del potere di cui disponevano dentro l’azienda telefonica, ma, al più (grave, ma meno grave di quanto segue) hanno approfittato della situazione, fotocopiando (elettronicamente) a proprio vantaggio intercettazioni disposte legalmente. Legalmente? Dalla magistratura dunque. Che avrebbe, se Scajola ha ragione, deliberato di mettere sotto controllo decine di migliaia di persone e di trascrivere centinaia di migliaia di telefonate, senza motivazione apparente (almeno a scorrere i nomi degli intercettati).
2) Di più. Se questo fosse vero le intercettazioni non potrebbero essere distrutte, come vuole il decreto bipartisan, perché non esse sarebbero illegali, ma criminale sarebbe soltanto l’uso che Tavaroli & Co ne avessero fatto nei dossier. In questo le intercettazioni sarebbero davvero corpo del reato, e da valutare una per una nell’ambito di ogni dossier.
3) Ma la cosa più devastante è un’altra. Se Scajola, e Tronchetti, hanno ragione allora il decreto del Governo non è un “salva-privacy


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