La doppia anima dei giovani di AN

Di Marco Paolemili

In ciascuno di noi vivono più identità, spesso in antitesi, quasi sempre in conflitto, ogni individuo non è altro che la somma delle facce della stessa pietra preziosa. Che vengano chiamate Io ed Es, cattivi e buoni pensieri, razionale ed irrazionale, conta poco; quello che c’interessa oggi è entrare nel cuore e nella personalità controversa dei giovani di AN. Lo abbiamo fatto fisicamente ad Atreju, la festa di Azione Giovani organizzata a Roma dal 13 al 17 settembre. Non sarà un caso che gli stand sorgano nel quartiere dell’Eur, voluto fortemente da Benito Mussolini. Guai a chiamarli però i nipotini del Duce, tuona la protagonista della kermesse, Giorgia Meloni, Presidente di Azione Giovani nonché più giovane donna parlamentare della XV Legislatura e Vicepresidente della Camera dei Deputati più giovane di tutta la storia della Repubblica Italiana. I ragazzi di AN sono cambiati, sono l’avanguardia del partito e, ci tiene a sottolinearlo la giovane parlamentare, sono autonomi da esso. Giorgia Meloni ha le idee chiare sul mondo del lavoro, sul Ministro Melandri e le sue politiche giovanili, sui costi eccessivi della musica che spingono anche lei a scaricare i brani dalla rete. Eppure basta fare un giro per gli stand della festa, ascoltare i discorsi dei militanti e anche quelli di una parte degli ospiti, per capire che l’avanguardia di Alleanza Nazionale non è solo come la descrive la giovane leader. Le croci celtiche ci sono ancora, c’è chi come Federico Iadicicco, presidente romano di AG, la porta fiero al collo perché simbolo dell’essenza della vita e chi ne dà invece un significato più nostalgico, più da Ventennio. Non c’è traccia di lui, del Duce, non ci sono i suoi discorsi, le magliette con le frasi storiche o i busti in marmo che si ritrovano nelle bancarelle delle feste di paese, è davvero stato superata quell’epoca per molti versi buia della nostra storia. Quello che resta è il modello di Stato, un modello conservatore e conservato quasi intatto dal dopoguerra del MSI ad oggi. Quel modello che come un tempo, prima che tutto sfociasse nella violenza, portò giovani di sinistra e di destra a manifestare insieme contro la società degli anni Settanta (c’è anche un testimone di quei tempi, Mario Michele Merlino che si aggira tra la pioggia, ma che nessuno pare riconoscere) oggi porta quei ragazzi ad applaudire Bertinotti, quando questi sfodera vecchi cavalli di battaglia come l’antiamericanismo, l’antimperialismo e si scaglia contro la globalizzazione e il liberismo davanti ad un Fini in leggera difficoltà. Pericolose convergenze tra destra e sinistra, che Gasparri giudica irrilevanti, senza comunanza di contenuti, sulle quali Alemanno sorvola, ma che parte della platea sembra gradire. Sembra proprio che ci siano due anime anche nelle giovani leve di AN, l’una più conservatrice, l’altra più progressista, forse anche all’Eur si consuma l’eterno confondersi tra identità, tra conscio e inconscio, tra futuro e passato, dall’esito incerto.


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