“Luca Volontè mi accusa di atteggiamento irresponsabile per la mia solidarietà a Silvio Viale, messo sotto accusa per la sperimentazione dell’aborto farmacologico (quella che Volontè chiama kill pill ma che fino ad oggi non è stata messa in discussione da nessuna agenzia farmacologica dei paesi dove viene usata da tantissimi anni, a partire dalla Food and Drug Administration).
In questa vicenda non è in gioco il “favore” o “la contrarietà” nei confronti dell’aborto, bensì la scelta del medico e delle pazienti di ricorrere a tecniche “più moderne” e “più rispettose dell’integrità fisica della donna” come previsto dalla Legge 194.

Da questo punto di vista, ribadisco che le accuse rivolte a Viale assomigliano più ad un vero e proprio accanimento burocratico che non alle normali verifiche del rispetto dei protocolli di sperimentazione: tanto è vero che nel dare il via alla sperimentazione decisa dalla Giunta Ghigo, il Comitato Etico del Piemonte non aveva per nulla previsto il ricovero. E proprio sui permessi concessi alle pazienti ricoverate, si è montata tutta la speculazione contro l’operato di Viale.
Quanto ai costi dell’intervento, non ho mai detto che siccome l’aborto farmacologico “costa meno” allora questo ne giustifica l’utilizzo. Altro è il fatto che a Viale, di questo mi occupavo, sia stato contestato sulla stampa un aggravio di costi.
In conclusione, voglio dire a Volontè che se posso comprendere la sua battaglia – che pure giudico sbagliata – contro l’introduzione anche in italia della RU486, trovo del tutto ingiustificabile l’utilizzo delle scorciatoie burocratiche per annullare una decisione che, piaccia oppure no, ha avuto una sanzione politica.”