Emilia Rossi ricorda Oriana Fallaci

C’è qualcosa di Oriana in ogni donna degli ultimi trent’anni. E’ vero quello che ha scritto Lucia Annunziata sulla Stampa di sabato scorso. La notizia della sua morte è stata per me uno schiaffo di tristezza in una mattina torinese già triste di pioggia e di annunci d’autunno.
Mi sono venuti in mente subito i miei diari di liceale pieni di pezzi di Oriana Fallaci, copiati e sottoscritti come parole mie, perchè aveva detto cose che bisognava aver molto coraggio per pensare ma che ruggivano dentro le coscienze di noi ragazze di quegli anni. Quelle lunghe e feroci invettive contro l’universo maschile. Imperdonabili. E non perdonate, infatti. Come imperdonabili e non perdonate dalla megliointelligenza italiana ed europea sarebbero state quelle contro l’aggressione islamica all’occidente, ai nostri valori e alla nostra cultura di occidentali.
Scossoni dell’anima e moniti che negli anni ci ha fatto arrivare addosso con quel suo linguaggio diretto, con quelle sue espressioni vivide, irriguardose, crudeli e impietose. Senza pietà e senza ipocrite mediazioni ci ha buttato in faccia tutto quello che faceva tremare di più cuori e intelletti, che faceva più paura. Aborto, amore, guerra, islam, fino al suo cancro, ai suoi cancri, non ci ha risparmiato nulla che potesse mettere in discussione le solidità conquistate e la tranquillità che viene dalle mezze parole, dal political correct, dal non dire, dal non voler pensare.
E quel che è peggio, l’ha fatto sfuggendo alle categorie, alle caselle già note. Ma è per l’aborto o contro, mi sono domandata per molto tempo dopo aver letto quella famosa lettera. Nè a favore nè contro, ho capito poi. In quegli anni di femminismo rivendicazionista Oriana ci metteva in guardia contro le trappole della morte e del nichilismo create sul corpo delle donne, delle creature destinate per natura a far trionfare la vita contro la morte, come ha detto e ripetuto fino all’ultimo. Aborto e maternità uscivano con lei dagli schemi dei diritti e dei doveri ed entravano nell’universo inquietante ma vitale e creativo del desiderio e della tragedia che spesso lo accompagna nell’esistenza umana. C’è voluto molto tempo prima che il pensiero femminile arrivasse lì dove lei già lo aspettava, a quel monito, a quella consapevolezza, a quella libertà rivoluzionaria.
L’amore per la vita è stata, in realtà, la sua ostinata rivelazione: la vita come valore che fa la differenza tra la natura femminile e l’ideologia maschile, tra la cultura dell’occidente e il dogma islamico. Di vita ha scritto nei suoi libri, sulla vita ha messo in contraddizione in potenti della Terra, ancora e sempre della vita ha parlato nella bellissima intervista rilasciata all’Annunziata e a Rossella che, non a caso, ha voluto fosse pubblicata postuma.
L’allarme per la vita dell’occidente che ha fatto suonare dall’11 settembre in poi con quella violenza verbale che non lascia a nessuno lo scampo dell’amnesia o della rimozione è il suo ultimo regalo. Dovremo fare a meno della sua mente e del suo cuore che arrivavano lontano prima degli altri. E’ un pensiero che mi ha spaventata subito, alla notizia della sua morte.
Ma abbiamo intatto il suo ultimo monito di Cassandra fatta di carne, sangue, fumo e passione. Sprecarlo, non ascoltarlo sarebbe un delitto che pagheremmo caro. Il prezzo della vita, appunto.


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