Pillola blu

REGGIO CALABRIA – Prendono le pillole dell’amore per non più di tre mesi. Poi le lasciano, anche se a malincuore, e finiscono in cura dall’andrologo. Sono gli uomini italiani, tra i 40 e i 60 anni, sofferenti di disfunzione erettile, che al Viagra, al Levitra e al Cialis devono molto in termini di nuove "superprestazioni”, ma molto poco in termini di cura. "E’ sesso dopato, dopodichè tutto torna a non funzionare. Due su tre di coloro che avevano problemi sessuali e hanno provato le pillole dell’amore smettono di prenderle perché non hanno risolto alcun problema" spiega Nicola Ilacqua, andrologo, presidente del Terzo congresso nazionale progressi in andrologia in questi giorni in corso in Calabria, a Villa San Giovanni. Verdi, gialle o arancioni che siano queste pillole non curano dunque definitivamente i problemi della disfunzione erettile. Secondo gli esperti hanno però un merito indiscusso: far avvicinare i pazienti allo specialista. "Dopo un periodo di Viagra o pilloline simili, infatti, l’uomo con questo tipo di disagio sessuale – aggiunge Ilacqua – dice basta al sesso chimico perché si rende conto che non ha risolto il problema. Lo ha solo dimenticato per qualche ora ma si ritrova a fare i conti con altre situazioni spiacevoli. Queste pillole infatti tolgono il desiderio anche se provocano l’erezione. Inoltre nell’80 per cento dei casi, l’uomo non comunica alle mogli o alle compagne la natura chimica del sesso che offre. Queste persone vivono con una profonda ansia da prestazione che spesso peggiora loro la situazione". La paura di non essere all’altezza assilla sempre più i maschi dei nostri tempi. Secondo i dati la vendita delle pillole, dopo un periodo di arresto nei primi mesi del 2005, è di nuovo in crescita. Oltre il 60% degli acquisti è motivato dalla ricerca della superprestazione. Aumentano inoltre anche i pazienti che si rivolgono allo specialista perchè ossessionati dalle dimensioni del pene. Come spiega il professor Andrea Ledda "sono giovani, tra i 20 e i 40 anni, di cultura media, molti studenti, con alle spalle una sfilza di storie finite con giovani donne, tutti alla ricerca della risoluzione del grande problema che li assilla: la lunghezza inadeguata, secondo loro, del proprio pene. Ma nell’80% dei casi le dimensioni rientrano nella norma". La colpa secondo Ledda è tutta della pornografia, sempre più diffusa: "Il sesso, in un normale rapporto di coppia, non è quello dei film e del web. Da qui comincia la depressione da insoddisfazione sessuale: il maschio si scopre diverso da certi modelli e si sente inadeguato". Tra le cure consigliate dagli esperti c’è soprattutto il fare attenzione a più corrette abitudini di vita, evitare un’alimentazione ipercalorica, una vita sedentaria e troppe sigarette. Questi comportamenti sono alla base di malattie come diabete, ipertensione arteriosa, cardiopatiti, che "costuituiscono – ha detto Ilacqua – il fattore che più predispone ad ammalarsi di deficit erettile".


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