Cina: Appello al Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi

Pubblichiamo il testo dell’Appello dei Riformatori Liberali al Presidente del Consiglio dei Ministri affinchè la delegazione italiana in Cina affronti la questione dei diritti e delle libertà politiche, civili e religiose nella Repubblica Popolare di Cina e chieda alle autorità di Pechino di incontrare ildissidente Gao Zhisheng, arrestato ad agosto.

La questione dei diritti e delle libertà politiche, civili e religiose nella Repubblica Popolare di Cina costituisce una delle variabili determinanti dell’ordine geo-politico internazionale. La natura delle relazioni economiche e commerciali con il gigante asiatico è strettamente connessa alle forme politiche e istituzionali con cui il Partito Comunista cinese tenta, da quasi un ventennio, di “guidare” l’evoluzione economica della società cinese ed il suo ingresso nel sistema globale dei mercati. La gran parte dei problemi e delle opportunità che la crescita cinesepone alla comunità internazionale (e che sarebbe velleitario e sbagliato pensare di governare attraverso un sistema di chiusure politiche e commerciali) dipende anche o soprattutto dalle istituzioni politiche ed economiche con cuideve confrontarsi qualunque attore che voglia concorrere e competere, dall’interno e dall’esterno, con l’economia cinese. Il “modello cinese” non è oggi, né promette di essere domani, una variante asiatica del sistema di mercato occidentale. Rischia al contrario di rappresentarne nel medio periodo una alternativa sociale, civile e politica, pericolosa e aggressiva in termini non solo economici. Nella Repubblica Popolare di Cina non è libera l’attività politica, sociale esindacale, non è libera l’informazione e la produzione culturale, non è libero il culto e il proselitismo religioso. Dunque, non è libera neppure l’economia. Se la “Cina economica” deve essere e rimanere al centro delle strategie commerciali, la “Cina politica” (che sarebbe del tutto erroneo distinguere inmodo netto dalla prima) deve essere al centro di una strategia politica non rinunciataria, se l’Europa e il mondo libero non vogliono continuare a scontare disastrosamente le politiche di “dumping politico” con cui il regime di Pechino governa e droga la crescita economica. E proprio la centralità politica della questione dei diritti umani fondamentali è stata riaffermata dal “RapportoBelder” sulle relazioni fra U.E e Repubblica Popolare di Cina, approvato pochigiorni fa (7 settembre 2006) dal Parlamento europeo. Meno di un anno fa, Emma Bonino, Ministro del governo Prodi e componente della delegazione italiana aveva dichiarato: “I tempi sono ormai maturi perché anchele istituzioni italiane, a partire dal nostro Governo e dal Parlamento, si inseriscano in un dibattito internazionale molto vivo, in particolare negli Stati Uniti, su quali siano gli strumenti più efficaci per promuovere la democrazia e il rispetto dei diritti umani… Occorre che si sostengano politicamente e economicamente i movimenti democratici che dal mondo arabo al sud est asiatico, alla Cina all’Africa, stanno in modo crescente scegliendo la nonviolenza come mezzo di rivendicazione dei propri diritti fondamentali.” Per questa ragione è essenziale (non solo in termini umanitari) che la delegazione italiana guidata dal Presidente Prodi e dal ministro Bonino pongain maniera esplicita la questione politica, che non è “questione interna” bensì “internazionale”, dei diritti umani, civili e religiosi nella Repubblica Popolare di Cina. E che lo faccia nel modo più comunicabile e politicamente più efficace. Su questo formuliamo una proposta e chiediamo una risposta esplicita da partedel presidente del Consiglio. Da oltre un mese è prigioniero del regime di Pechino l’avvocato Gao Zhisheng, noto in tutto il mondo per le sue iniziative in difesa della libertà religiosae civile, e impedito da mesi, anche prima dell’arresto, di svolgere qualunqueruolo pubblico. Il Congresso americano, nello scorso aprile, aveva votato una risoluzione in cui chiedeva al Governo cinese di consentire a Gao Zhisheng diriprendere la propria attività. Dopo il suo arresto, da parte dei dissidenti cinesi e soprattutto delle libere comunità religiose che hanno avuto in GaoZhisheng il proprio maggiore difensore, sono giunti appelli per la sua liberazione. A questi si è aggiunto, negli ultimi giorni, anche quello –istituzionalmente autorevole – del Parlamento Europeo. Ci associamo a questo appello, chiedendo alla delegazione italiana di richiedere alle autorità di Pechino di incontrare l’avvocato Gao Zhisheng; e di farlo in modo ufficiale, a nome di un paese e di un Parlamento che, quando chiamato apronunciarsi, non ha mai mancato di esprimere il proprio sostegno alla dissidenza cinese. Chi è Gao Zhisheng da AsiaNews.it Gao Zhisheng, cristiano, avvocato ed attivista per i diritti umani, è divenuto famoso in tutta la Cina per le sue critiche al Partito Comunista, le lettere aperte in cui invita i leader del governo a cambiare il modo in cui governano e per la sua strenua lotta in difesa dei perseguitati cinesi, primi fra tutti gli aderenti al Falun Gong ed i cristiani non ufficiali. Il 18 ottobre 2005 ha inviato una lettera aperta al presidente Hu Jintao ed alpremier Wen Jiabao, chiedendo loro di “ricostruire la Cina sulle fondamentadella democrazia, della legge e del rispetto della costituzione”. Politici, giornalisti e persone comuni hanno iniziato a definirlo “il primo presidente della Cina libera dal comunismo”. Nelle sue campagne a favore dei diritti umani e della libertà religiosa, Gao hamesso a rischio tranquillità e carriera. Solo nel 2001, il ministero cinese della Giustizia lo aveva nomina uno dei “Dieci migliori avvocati della Cina”. Oggi l’Ufficio giudiziario di Pechino ha chiuso il suo studio e minaccia di privarlo dell’abilitazione professionale. La sua fama e abilità legale rendono però difficile al governo fermare la sua azione, che trova sempre più aderenti. Originario delle colline della provincia settentrionale dello Shaanxi, Gaoconsegue il diploma delle scuole medie e la licenza militare. Per sopravvivere, inizia a vendere verdure per le strade della provincia settentrionale delXinjiang. Un giorno nota l’annuncio su un giornale: “Studiare legge con un corso fai-dai-te è la strada più corta per la professione legale”. Decide diprovare e, dopo alcuni anni di studio, nel 1995 diventa avvocato. Nella comunità dei giuristi, Gao è noto per prestare gratis la sua opera allagente indifesa. “Sono nato povero – dice spesso – e so come si sente la gente povera. In questo modo, so cosa devo fare per aiutarli”. Nei primi due anni di professione legale, che svolge nel Xinjiang, Gao raccoglie un lungo dossier sulla persecuzione dei cristiani non ufficiali: protestanti arrestati e accusati di terrorismo; anziani fedeli torturati in prigione, ecc. Commosso da queste testimonianze, Gao abbraccia la fede cristiana. Nel 2001 si sposta a Pechino e inizia a lavorare in una serie di importanti casi penali, fra cui quello dell’avvocato Zhu Jiuhu, che combatte contro l’esproprio illecito di centinaia di pozzi di petrolio privati nel Xinjiang. Nello stesso tempo continua a presentare petizioni a favore dei perseguitati ed a difenderli in tribunale. Si reca più volte per lavoro nello Shandong, dove compila un lungo dossier sulla persecuzione degli aderenti al Falun Gong, il movimen
to religioso soggetto di una spietata campagna di denigrazione. Per anni egli ha combattuto le violenze del Partito comunista cinese usando le vie legali. Nei mesi scorsi egli è dovuto fuggire da Pechino perché perseguitato dalla polizia. Lo sciopero della fame da lui lanciato, a cui aderiscono centinaia in tutto il mondo, è per Gao “l’ultimo tentativo” diportare l’attenzione del governo sulle ingiustizie subite dalla popolazione cinese. E’ stato arrestato circa un mese fa per essere “implicato in attività criminali”, senza la formulazione di un capo di imputazione preciso. Non è noto il luogo della sua detenzione.


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